limite
Sunday, April 30th, 2006talvolta, anche a notte fonda, mi sdraio per terra.
dinoccolo la schiena e sento le scanalature del vecchio parquet.
respiro, abbasso il diaframma. potrei chiamare le mie vertebre nome per nome, dare a tutte del tu e chiedere – implorarle – di reggere il più possibile.
talvolta mi ammazzo di crunch fino alle lacrime.
non mi fa paura il dolore fisico. credo che si debba semplicemente sapere parlare al proprio corpo. e mi succede quando pedalo e sento il muscolo tendersi.
tocco il limite, che conosco alla perfezione. non lo voglio frantumare.
mi misuro.
non lo faccio per sfida. lo faccio per me. sottilmente diverso.
ne abbiamo già parlato qui: