mi hanno regalato un libro. il problema di questo libro è che parte prima velocissimo, tempo due pagine poi diventa lento, così lento che ti chiedi se sei tu scema oppure è proprio un libro nato lento.
arranchi fino a un quarto del libro, superi pagina 100 e magicamente un clic. la protagonista cambia il modo con cui sta dentro alle pagine, la storia cambia, tutto diventa adulto, in senso letterario.
ma il libro ha comunque un problema. diventa bello a pagina 100 e inizia a carburare sul serio a pagina 130, più o meno. ormai hai superato un terzo delle pagine. come fa in 200 pagine a diventare Libro e a costruirsi?
ce la fa, non chiedetemi come, ma ce la fa: così il libro diventa “oh, bello. leggiamolo…”, che rispetto a “e adesso come glielo dico che fa schifo?” è già un passo avanti.
e poi arrivi a pagina 275. i personaggi ci sono tutti, ormai li domini, hai le tue preferenze, le tue idee a proposito, li hai inquadrati. fanno più o meno quello che ti aspetti, gli sconvolgimenti ci sono già stati quasi tutti, hanno quasi tutti scoperto quasi tutte le carte. la trama risponde ai canoni. il libro adesso è un Libro.
mancano 100 pagine e l’intreccio è ancora a un buon punto. in 100 pagine ci sono scrittori che riescono a risolvere il mistero dell’omicidio kennedy, però o sono veramente bravi o sono dei cani. in questo caso invece guardare le poche pagine che mancano non ti convince, non ti dà tregua, né pace. lansdale a pagina 275 ha lasciato almeno tre parentesi aperte (fra quelle che che ho individuato e che cito perché non credo che facciano spoiler… perchè si chiama two? perché il bambino nero petrolio? parliamo del grembiule?) e almeno due personaggi importanti ancora completamente solo acquarellati.
e allora lo fagociti, gli ultimi paragrafi li mangi cercando di non farteli andare di traverso per la corsa folle che stai facendo. i pezzi tornano, quasi tutti. alcune domande le sconti, altre restano (e qui non dico nulla altrimenti lo spoiler è certo), la chiusa delle ultime pagine è a tavoletta, quasi che si sia sulla salita di zoagli in bici e si scenda a chiavari senza freni.
alla fine l’ombra del peterpan che in tutti noi e in tutti i libri torna pesante (pesante come alcuni dei temi toccati nel libro: razzismo, soldi, potere, pregiudizio, per citarne alcuni) e fotte l’adulto, lasciando intravederre ancora dei tratti di cucciolo che non vuole crescere del tutto.
ma chiudendolo. il libro, a un certo punto la vedi – lei – in macchina, coi ricci rossi al vento e con il viso bruciato dal sole, la mani sporche di oro nero e il baricentro ben piantato.
un po’ come james dean in un “il gigante” ma con cambio di genere, ma con le tette.
bello ma confuso, un po’ come un frappé che non ti ricordi mai quanto latte metterci… ma poi non ce l’ho messo il latte? o no? forse?
bello ma impazzito, come la maionese quando ti squilla il telefono proprio sul più bello.
bello e geniale, si comincia con i pesci si finisce con le cavallette.
bello e bastardo, crudele e duro, come il fidanzato che non volevi lasciare, ma poi ti sei decisa, ma ti ha mollato prima lui.
bello e speciale, un po’ come un cannolo a cui non sono stati aggiunti i canditi.
Nessuna tag.
ne abbiamo già parlato qui: