muzio scevola
Saturday, September 30th, 2006nei bagni pubblici non sempre l’acqua calda è veramente calda.
in quelli di palazzo grassi sì.
ustionante.
ne abbiamo già parlato qui:
e allora riflettete, ragionate con la vostra testa, e continuate la vostra lotta… (il comandante diavolo)
nei bagni pubblici non sempre l’acqua calda è veramente calda.
in quelli di palazzo grassi sì.
ustionante.
oggi indosso la maschera della stanchezza. ma sotto sotto sono la donna che si sta a magna’ un piatto freddissimo. gustandoselo.
e non perché mi stia vendicando – questo è marginale e nella mia economia di scala irrilevante – ma perché dentro mi sento quel che sono: strafiga. per i ragionamenti fatti e soprattutto per quelli non fatti, per gli ostacoli superati con slancio, per la chiarezza che ho guadagnato con un vaffanculo sonoro, per la sufficienza con cui riesco a guardare certe cose.
quindi fattene una ragione: io sono strafiga e tu no, anzi.
gnam.
ma alla fine di vedi cara si lasciano o restano assieme?
Nessuna tag.tu sei molto anche non sei abbastanza e non vedi la distanza che è fra i miei pensieri e i tuoi
tu sei tutto, ma quel tutto è ancora poco, tu sei paga del tuo gioco ed hai già quello che vuoi
io cerco ancora, e così non spaventarti quando senti allontanarmi: fugge il sogno, io resto qua
sii contenta della parte che tu hai, ti do quello che mi dai, chi ha la colpa non si sa
cerca dentro per capir quello che sento, per sentir che ciò che cerco non è il nuovo, libertà!
vedi cara è difficile spiegare, è difficile capire se non hai capito già
(francesco guccini, vedi cara)
io sono stonato. io la musica ce l’ho solo fuori, non dentro, assolutamente.
e quindi trovo somiglianze tra “un bacio sulla bocca” e “cary grant”.
auro che risponde ai suoi lettori, sai spiegarlo?
Pavone Corteggiatore
grazie a questa mail inauguriamo quest’oggi una nuova rubrica “quando la musica ci gira troppo intorno (alle cose)”.
Signor Corteggiatore, lessicalmente direi che è per via della consonanza fra i due versi “non ho mica vent’anni ne ho molti di meno” (fossati) e “perchè per niente di più e niente di meno” (non voglio che clara).
ma non posso esimermi da staccarmi dalle sole parole, per aprirLe la vista in un panorama molto più follemente concreto: è che anche per Lei, signor Pavone Corteggiatore, la primavera fa un richiamino in autunno. ma non si preoccupi non è il solo.
il comune amico Brezny direbbe “cari amici del segno piacione pavone scorpione le antiche incisioni preruniche raccontano di come il Grande Prejscferaak (valle a capire ste incisioni…, ndAuro) fece preparare per la sua sposa Yuppallavertik (noi donne abbiamo sempre nomi più intelleggibili, ndAuro) una strada da percorrere a senso unico (che la sposa inforcò contromano facendosi sorprendere dal flash dell’autovelox) per giungere a quel prato di cicale con l’orchestra che suona fili d’erba e fisarmoniche. una volta giunta lì la sposa attese di sentire l’orchestra, ma il marito – pavido – tacque per paura di stonare e lei se ne andò, lasciandolo solo e con la multa da pagare”.
oh, insomma, se è stonato, Lei, Signor Corteggiatore, canti lo stesso. qualcuno La noterà. non è questo che aspetta? avanti, non aspetti domani per iniziare a non sapersi contentare.
e per favore non si scordi di tenerci aggiornati sui corsi di Teorie, metodologie analitiche e semiografia del repertorio musicale e Psicoacustica applicata.
esco in cortile e mi sdraio sul muretto. ho fumato migliaia di sigarette appoggiata a questa ringhiera. e letto centinaia di pagine, e fatto centinaia di telefonate. ho urlato, pianto, riso.
abbasso gli occhiali da sole sul naso e mi crogiolo come un gatto al sole e mi arrendo allo sflush, che se lo faccio andare avanti – piccolo marcantonio corrazziere – poi sparisce subito.
passo il dito lungo il mio profilo, la fronte sempre corrucciata, il naso che in foto sembra sempre più ingombrante, le labbra idratate e il mento puntiglioso come in tutta la mia famiglia.
passo il dito dentro il nodo nido dei miei capelli che sono lunghi, e che non so per quanto lo saranno ancora.
passo il dito lungo la curva del orecchio per sottilmente ascoltare quella nascosta dietro al cuore.
sono ossessionata da sciocchezze in questo periodo: una perdita in bagno. i capelli da tagliare e da fotografare per salvarne il ricordo. lo zaino da comprare. mia madre che sta in ansia perché ho due linee di febbre. e io che decido di ricominciare a non dirle più nulla di come sto. una mail che mi dice cose che sapevo ma che non volevo ammettere.
vengono a galla vecchi pensieri, scatto fotografie con gli occhi socchiusi che poi brucerò con la forza dell’ostinazione, viaggio su un’autostrada stronza e penso che i fiori gialli sulla massicciata siano proprio belli.
non ho nulla da investire. non ho voglia di farlo. non adesso.
ha ragione lui, ha ragione la chiosa della sua mail: è tempo di ricominciare a viverla sta vita. senza forzare sui pedali, ma – ad esempio – ricominciare a dormire sarebbe un passo avanti.
sflush, mi crogiolo in un ligabue acustico, oggi. domani si torna a muovere il culo e il cervello.
Nessuna tag.eri bellissima lasciatelo dire
eri di tutti ma non lo sapevano e tu lo sapevi che facevi gola e soggezione
siamo stati insieme e comunque non mi hai conosciuto mai
(ligabue, eri bellissima)
e silvia non ha ucciso mai nessuno e non ha mai rubato niente.
(canzone per silvia, francesco guccini)
nell’operoso nord-est esiste un paesello in cui hanno avuto il coraggio di aprire la casa di riposo “monumento ai caduti”.
giuro.
- quelle di casa: disperse.
- quelle di ricerca: com’è che tutti i giorni almeno 4 persone cercano su google “lapupachasonno”? cioé non potrebbero fare 2+2? mah. chiunque voi siate, comunque, benvenuti.
stasera si va a sentire che c’ha da dire carofiglio.
gli si farà firmare il nuovo libro che ho già leggiucchiato un po’ (poco) e si (ri)compreranno i precedenti due (che non sono mai stati miei): “a occhi chiusi” che non mi aveva colpito molto, sicuramente molto meno del precedente, “testimone inconsapevole“, che il Signor Originali – proprio oggi – cazzia.
quando avrai contato e ricontato e si sarà raggiunto un numero di parole che mai e poi mai avresti pensato di sentire o di leggere a supporto del vostro futuro in due, ecco… quando tutto sembrerà dire “è ovvio che deve andare bene”, siediti un attimo.
e ascolta solo queste sei parole: non è ovvio proprio un cazzo.
rimettiti in piedi, e volta le spalle. in fretta. e vattene.
e non dimenticare, ma pensa sempre al fatto che un numero per quanto grande non è mai abbastanza.