elena mi chiede “ma ti manca matteo?”
se lo fa è perché sa che sono successe delle cose e che la mia sopportazione è ai minimi storici, e sa anche che quando ha toccato questi livelli solitamente ho fatto qualche cazzata.
“no, mi mancano la sua casa al mare, il suo giardino a milano, il suo lavoro grasso e ricco, e le sue gambe lunghe. del resto posso fare tranquillamente a meno”.
sa che scherzo, perchè non sono una donna venale, anche se vorrei essere una donna comoda.
sa che non scherzo, perché lei ha fatto le mie stesse scelte.
sa che scherzo e non scherzo, perchè sa che so di avere investito troppo su un cavallo per me sbagliato, su un finto varenne senza essere aceto.
sa che non mi manca.
e mentre entriamo in un ennesimo outlet della profonda brianza (ma la carta di credito l’abbiamo lasciata in ufficio), sa che a quest’ora potrei avere un figlio, pasciuto e sazio. potrei passare tutti i miei weekend all’ombra di un rampicante su una terrazza a levante. potrei avere un’ortensia pallona azzurra all’ombra di un angolo sempre all’ombra.
e sa - a differenza di altre persone - che invece sono felice di andare sulle montagne dei partigiani questo weekend, sono felice di poter decidere senza menate e senza ansia di andare a madrid e di investire in amici, cene fuori, passeggiate con la iso, un po’ di gnagnera e molto zen. di non dover litigare per l’asse del cesso, per mangiare cosa, per chi cucina, perché lui mangia la pizza di spizzico e solo pesce, perché io boicotto macdonald, perché io cammino come una camionista, perchè voglio andare a correre, perché lui vuole andare in vela. insomma le classiche minchiate da fidanzati. e sa che finché lo potrò fare, lo farò.
anche se mi manca qualcuno.
e che chiunque sia quel qualcuno non si chiama matteo. o meglio non è quel matteo.
“ci son donne che hanno il cuore come un’oasi nel deserto” (alessio lega)
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