Archive for June, 2008

74/1826, il giorno della visa

Monday, June 30th, 2008

mangiare da sola tardi tardi al noon, e essere coccolata dalla cameriera carina, non ha prezzo.

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presenzio, non partecipo

Monday, June 30th, 2008

non respiro.
non respiro.
non re.
spi.
ro.
e ho solo voglia di dormire. e di cancellare.

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per una url che mena a camogli passava un server con sette utenti

Friday, June 27th, 2008

conosco cinque persone che dicono di conoscere le persone che stanno lavorando per un nuovo sito.
quando chiedo loro chi sono mi dicono tutte e cinque nomi diversi fra loro, che non sono i nomi di coloro che lavorano a quel sito, e che conosco io.

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in controtendenza con il meteo: sudore freddo

Friday, June 27th, 2008

la sposa manda un sms a proposito del bouquet. per un attimo penso: cristo.
poi marghe mi dice che lo ha ricevuto anche lei. e che anche lei ha pensato per un attimo: cristo.
fede ha mandato a tutte le invitate single lo stesso sms e tutte avranno pensato: cristo.
poi ci dicono non credenti. non sono queste dimostrazioni della paura che volutamente incute?

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71/1826, il giorno delle briciole insipide

Friday, June 27th, 2008

ho lasciato un paio di scarpe su un parquet che non è mio. e litri di sudore fra le lenzuola.
ho lasciato le buone intenzioni fuori dalla porta. e ho mille discorsi ancora aperti fra le dita.
ho lasciato un libro aperto sul tuo comodino. e le chiavi di uno stretto paradiso in un ancor più angusto inferno.
ho lasciato molto sangue sotto le unghie. e molta strada nei miei sandali.
ho lasciato due punti di filo rosso su un tram. e adesso ho spille da balia di ogni misura e fattezza.
ho lasciato che i denti colpissero l’acciaio. e che l’acciaio diventasse incandescente.
ho costruito mappe e itinerari verso stelle piene, lune cadenti, disegnando pelle di serpente e cantando filastrocche sciocche.

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70/1826, il giorno di decompressione

Thursday, June 26th, 2008

non me ne frega nulla della politica, sono stufa di dover giustificare scelte che non ho fatto io.
sono stufa di sentir dire dalla gente “ma hai sentito che silvio…”. non l’ho sentito, ma ho molta immaginazione. o forse non abbastanza.
sono stufa di sentire dire che ha vinto di misura perché “secondo la legge elettorale eccetera eccetera” oppure che ha vinto con una larga maggioranza.
sono stufa. e c’ho i cazzi miei, ok?
la prossima volta vi fate furbi e non lo votate, oppure andate a votare invece che starvene a casa, oppure facciamo la rivoluzione.
ecco, sì, diosanto, la rivoluzione. vi prego.

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io mangio, tu mangi, noi mangiamo

Thursday, June 26th, 2008

seguite la mia dieta (anche tramite feed), che peraltro, per la prima volta da un annetto funziona davvero.

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69/1826, il giorno dello stereotipo femminile

Thursday, June 26th, 2008

si fa sempre aspettare perchè è sempre in ritardo.

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canoa, 2

Wednesday, June 25th, 2008

certo che se – non dico tanto – almeno una, una persona, tifasse per me.

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69/1826, il giorno del dance floor

Wednesday, June 25th, 2008

c’era una in tutù, vittima di carrie bradshaw. un’altra aveva i calzari. una abbracciava una braccialini che per poco non gliela scippavo. uno aveva le scarpe dorate, ma la cintura e la borsa argento (ahi-ahi-ahi, mi è caduto sugli accessori). uno aveva un papillon nero e la camicia a quadretti. c’era una che aveva un pastrano fatto con gli interni delle roller anni ‘80 (qualcuno le dica che marimekko ha fatto una linea da h+m per questa stagione, vi prego).
e poi c’ero io, distrutta da una giornata iperattiva, che ho ballato come una pazza scatenata, perché i misshapes sono degli dei e perché la loro icona dance è la mia stessa icona dance. e anche la nouvelle vague loro, è la stessa mia. e vorresti con te gli amici idioti (e ne linko solo due ma voi siete tutti invitati e invitate) con cui fare la cretina, più di quanto stai già facendo. forse perché è tutto un déjà vu delle prime sere in discoteca con lei, quando valeva la regola del “ti guardo, vado a prendere da bere, torno, mi guardi, ti dico due parole, ci imboschiamo”.
ora, lungi dall’essere passata di moda la regola, però sono cambiate altre cose e fuori c’è una carrozza con le ruote sottili che ti porta a casa.
a mezzanotte in punto. e non hai nemmeno baciato il brutto ranocchio. ma nemmeno il principe azzurro caruccio.

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