46/1826, il giorno del mare che nemmeno lui pensa di avere grandezza uguale

June 1st, 2008

la cosa più nitida che riporto a casa dall’ennesimo concerto da quindicenne che ho visto, è che - appunto - non sono più una quindicenne.
mentre io mi sgolavo a cantare “tre minuti” e battevo le mani a ritmo, cercavo di non confondere refrain e strofa e dimenavo il culo, la ragazzina e il ragazzino affianco a me hanno pomiciato di gusto e ininterrottamente per tutta la durata della canzone. ripeto: tutta la durata della canzone senza mai fermarsi, senza mai aprire gli occhi, senza mai staccarsi le mani di dosso.
io non mi ricordo nemmeno più l’ultima volta che mi è accaduto di pomiciare di gusto. e ho il vago sentore che non mi ricapiterà più. e tanto meno andrò mai più a un cazzo di concerto di quindicenni.

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Ne abbiamo già parlato qui:

4 Responses to “46/1826, il giorno del mare che nemmeno lui pensa di avere grandezza uguale”

  1. La Miro Says:

    ti faccio visita in questa tua casa nuova e ammiro le pareti di bianco dipinte

  2. sleepingbatzu Says:

    Mah…è che dovrebbero esserci dei concerti da quindicenni per trentaquarantenni, in cui si vede la gente ripomiciare senza che ti venga quell’ansia e quel fastidio come se vedessi le lumachine riprodursi. E’ che alla fine li odiamo perchè sappiamo che non ci capiterà più, e perchè ci sentiamo in colpa quando ci annoiamo dopo un solo minuto di limonata…

  3. sw4n Says:

    Ti invidio, da morire, Auro.

  4. fabiano Says:

    c’andrai, c’andrai.. e scalda la lingua, mi raccomando!

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