la mia banca è una di quelle banche che finanziano il mercato delle armi e hanno appena fatto una megafusione. certo, potrei cambiare banca. adesso non vi sto a spiegare perché non cambio banca.
oggi sono entrata in un’area bancomat della mia banca, che non ha i singoli sportelli: ha dei veri e propri salotti in cui potrebbero organizzare un corso di ballo di gruppo. appesi ai muri ci sono schermi al plasma che trasmettono trasmissioni della tv interna. esiste una radio della banca che viene trasmessa in stereofonia e delle affiche pubblicitarie sui muri ti dicono che - entro i tuoi 35 anni - puoi chiedere di fermare il tuo mutuo per un anno. solo se hai già pagato una buona fetta di quanto devi loro. insomma tutte queste cose le pago (anche) io: pago la tv, la radio, le affiche.
oggi ero lì e pagavo la tassa sulla rumenta e mi dicevo: “certo che sei proprio una cretina a lasciare i tuoi soldi a questa banca” (adesso non vi sto a spiegare perché non cambio banca). e quindi ho iniziato la mia piccola e personale rivoluzione: ho prelevato la cifra massima giornaliera a mia disposizione con il bancomat e sono uscita dal salottino dove trasmettevano spot su quanto sono comodi i loro conti correnti, ho attraversato la strada e sono entrata in posta. ho preso dalla borsa il libretto di risparmio e ho versato la cifra in contanti. farò così per tutti i prossimi giorni fino ad esaurimento delle mie “riserve” (la numero uno di paperone: un decino insomma se messo a confronto con il caveau della mia banca).
sono tornata nel salottino e ho chiesto di attivare i massaggi sms per i movimenti bancomat (certo, lo so che voi avete questo servizio da anni, io no: e allora?): inserisci carta, codice segreto, operazione. consegna scontrino, riprendi la carta. poi ho fatto la ricarica del cellulare: inserisci carta, codice segreto, operazione. consegna scontrino, riprendi la carta. richiedo i movimenti: inserisci carta, codice segreto, operazione. consegna scontrino, riprendi la carta.
esco dal salottino e ho in mano 4 kili di carta chimica che domani sarà illeggibile. e mentre mi allontano, cammino sculettando verso il palazzo dove lavoro, le porte scorrevoli si chiudono alle mie spalle stroncando un ritmo caraibico fuoriuscito dalle casse che dava la stura allo spottone su quanto è bello comprarsi casa pagando solo una porta.
ed è solo l’inizio.
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