vado a new york, 1
November 11th, 2008la prima volta che ho detto “vado a new york” è stata in terza liceo.
mia sorella era stata in america per un anno, in new jersey, e i miei erano propensi a mandarci anche me. era di moda ai tempi, adesso penso sia normale.
insomma io ero lì pronta e scattante, no. non è vero. non me ne fregava nulla. non me ne importava nulla, ero un fascio di nervi, grassottello, bruttino e molto problematico.
la mia vita scorreva normale, no. non è vero. la mia vita scorreva come meglio poteva, e io non facevo nulla per direzionarla verso un’idea migliore.
ero innamorata di gabriele, e di vlady, e di marcello, e di federico, e di simone. mi schiacciavo i punti neri e i brufoli. camminavo con due scarpe diverse, portavo jeans sfondati, in anticipo su tutti copiavo la moda di seattle indossando camcie in tartan. andavo agli scout, ascoltavo musica che non piaceva a nessuno. come adesso del resto.
milano mi aveva stregato, ci navigavo come un topo di fogna: cercando appigli, suggerimenti, cibo, barattoli aperti in cui nascondermi, se necessario. nelle fogne di milano ci strisciavo non vista. avevo sì e no due amiche, poco fidate.
insomma, io in america non ci volevo andare: era così chiaro a tutti che poi mi hanno rimandato in due materie (che non ho mai studiato in quel caldo agosto, mi hanno promosso a settembre con 9 in latino e 8 in matematica). e in america non ci sono più andata.
cioè quegli stronzi di professori poi, alla fin fine, mi hanno fatto un favore. tutti dicevano ah che stronzi e alla fine l’ho pensato anche io ah che stronzi. ma in fondo chissà poi che pensavo davvero. forse che volevo solo baciare qualcuno, uno a caso. oppure che volevo solo andare al cinema con qualcuno, uno a caso.
del resto io non avevo detto “voglio andare a new york”, avevo detto “vado a new york”. e non era quella la volta buona: non ci sono andata. come volevasi dimostrare.
(continua)
ne abbiamo già parlato qui:
November 12th, 2008 at 16:44 [PM]
[...] un’altra volta poi, mi è successo di pensare, “vado a new york”. io e luca stavamo insieme da più di un anno. progettavamo un altro inter rail insieme: londra, scozia, le orcadi, irlanda, amsterdam, parigi, costa azzurra. quando ci penso mi chiedo sempre com’è che io possa aver viaggiato così tanto, per periodi così brevi, in modo così disagiato e così dannatamente divertente. beh, insomma si stava lì, sul suo soppalco, orari dei treni fotocopiati, lui coi capelli lunghi, io coi capelli lunghi a annodarci a vicenda pensieri e progetti, ed ecco che io penso: andiamo a nyc! forse gliel’ho anche detto. ero pazza, non avevamo una lira, non avevamo niente, niente di niente. eravamo pazzi, ma eravamo giovani, bellissimi, forti, saldi. come i saldi di fine stagione. lui mi ha guardato come si guarda la nonna che fa una puzzetta durante il pranzo della domenica, e io ho rinunciato. e ho rollato un’altra canna. saremmo partiti per il nostro solito inter rail dopo qualche settimana: io tenevo in tasca lo spazzolino da denti che ci dividevamo sui treni, nei campeggi, nei cessi pubblici. lui teneva in tasca i travel cheques. i nostri capelli avevano nodi indistricabili che ci tenevano insieme, dicevo. io e te come una monade. (continua) Tags: capelli, estate, inter rail, luca, new york, nodi, saldi, viaggio Ne abbiamo già parlato qui: [...]