251/1826, il giorno dell’insulto

December 27th, 2008

mi sfuggono un sacco di cose in questi giorni. ad esempio, mi sta sfuggendo il suono di una voce. poi, mi stanno sfuggendo da sotto il naso delle opportunità, degli impegni presi e delle scorciatoie. mi stanno sfuggendo dei concetti base che fino a poco tempo fa avevo molto ben chiari: ferie, vacanze, dolcefarniente, sollazzo, scazzo.
e mi sfugge il motivo per cui agli uomini piace così tanto chiamarci troie. oggi uno mi stava investendo, mi ha mancato per un pelo mentre stavo attraversando sulle strisce pedonali, si è fermato senza che io aprissi nemmeno bocca per dire tipo “oh”, ha aperto la portiera e mi ha urlato “troia”. ha sbattuto la portiera del suo suv ed è andato via sgommando.
troia. così, en passant, senza motivo aggiunto: mi sfugge il perché. e non mi pareva manco uno con cui sia mai andata a letto, peraltro. cazzo c’aveva da lamentarsi?

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ne abbiamo già parlato qui:

3 Responses to “251/1826, il giorno dell’insulto”

  1. fatacarabina Says:

    E’ semplicemente la maleducazione dilagante a portare certi uomini a parlar così e non è il solo…

  2. ale Says:

    Diversi maschi – non i migliori tra essi – tendono chiamare “troia” appunto le femmine con cui non hanno copulato.

    Il perché non è chiaro. Secondo taluni è un gesto di rabbia frustrata (ti insulto perché non sei mai stata mia nè lo vuoi essere in futuro), ma la spiegazione a mio avviso non è convincente: se fosse così semplice infatti basterebbe uno “stronza”, aut similia.

    Ritengo pertanto più plausibile che si tratti di una forma inconscia di auspicio, di invito, di desiderio: “se tu fossi una troia verresti a letto con me, quindi cerca di esserlo un po’ di più così ho speranza anch’io”.

    Ma altre spiegazioni sono possibili.

    Buon anno.

  3. lapupachasonno Says:

    e non era la prima volta che capitava!

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