stasera ero di pessimo umore. così di pessimo umore che l’ho lasciato davanti al cartellone degli orari e sono scesa di corsa le scale perché gli stavo per tirare un pugno (vabbé, sto esagerando, eh). arrivata in stazione mi son detta che se andavo a casa avrei micragnato tutta sera sul divano inutilmente, se avessi camminato un po’ mi avrebbe fatto bene. e così, con la borsa zeppa di computer, buste, medicine, pirofile (ahn, pirofile… eh! pirofile!), ho imboccato il foro da cadorna e ho iniziato a macinare chilometri. l’incazzatura mi è passata più o meno all’altezza di corso matteotti, davanti al negozio di alviero martiri 1a classe, quando ho visto 3 buyer (con relativo stuolo di accompagnatori) uscire dallo show room con almeno 10 sacchetti ognuno. i sacchetti, non solo di martini, ma anche di tutti i suoi vicini di casa (immagino che fosse compreso anche quel tubino calvin klein che mi piace tanto).
l’incazzatura mi è passata lì, in quel momento esatto. del resto che mi incazzo a fare, faranno i lavori, bravi. lavorate. che vi devo dire. io non sono proprietaria della casa e quindi devo un po’ adeguarmi, potevate avvisare, certo… ma come al solito il limite del rispetto è una cosa che scrivi tu, una linea che tracci tu, e che gli altri possono tracciare diversa, scompaginata, disallineata.
che poi dico, ma che cazzo mi incazzo per un anno e mezzo di lavori in casa se forse fra un anno e mezzo non saremo più una repubblica? se il diritto di sciopero è diventato un’opinione, se mi costruiscono una centrale nucleare sotto casa, se non posso esercitare il mio sacrosanto diritto di morire – almeno per quanto posso – come voglio.
quindi baldanzosa passo davanti alla sant’ambroeus e poi attraverso via montenapoleone. cammino lungo corso venezia.
camminare mi fa bene, mi stanca, mi dà senso di pace, di automatismo, di fare qualcosa istintivamente, senza bisogno di pensare. ho camminato in diverse vie del mondo, talvolta sterrate, senza ricordarmi un solo scorcio di panorama, ma solo la sensazione assoluta di stare via via meglio.
zenissima arrivo a una farmacia, compro uno sciroppo che spero mi faccia calmare la tosse e il rantolo che ho al posto del respiro. “pago con bancomat”, la commessa se ne fotte e batte lo scontrino non passando la tessera sanitaria e facendo carta di credito. ma vaffanculo. attraverso corso buenos aires, mando un sms “mi scappa la pipì”, faccio un altro pezzo a piedi, poi prendo la metro e la farmacista non so più come si chiama. e sinceramente anche bartlet immagino mi perdonerà se di galileo 5 non ho seguito molto.
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