Archive for February, 2009

rinunce

Friday, February 27th, 2009

oggi ho rinunciato alla mia prima intervista ufficiale da collaboratore ufficiale di una testata ufficiale alla vip (ufficiale) del momento perché era in concomitanza con un’altra intervista che avevo già fissato, per la quale – deo gratias – farò solo le foto.
vorrà dire che a cory canticchierò sincerità. così, per spregio.

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current dal signore

Friday, February 27th, 2009

stamattina passando davanti al cartellone blasfemo affisso in metropolitana, una signora anzyana si è fatta il segno della croce.

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considerazione davanti a una finestra sprangata

Thursday, February 26th, 2009

ieri la tipa dell’amministrazione mi ha detto che non hanno avvisato per tempo noi inquilini perché i lavori non erano previsti. certo tre mesi fa ci hanno fatto sgomberare i solai, ma non era ben chiaro nemmeno a loro perché. certo per alzare di un piano una costruzione ci vogliono dei permessi comunali, ma li hanno avuti a tempo di record (meno di 24 ore?).
stanotte sono tornata ho letto sul cartellone che sono obbligati a esporre la cifra prevista per i lavori e non ci credevo. la stanchezza, la rabbia, l’ultima metropolitana, la navetta, le cavallette, le piaghe d’egitto…
stamattina ho ricontato gli zero. un milione settecentomla euro.
è che evidentemente gli avanzavano degli spiccioli e hanno deciso di fare un po’ di acquisti impulsivi.
anche i lehman brothers ne hanno inventata una migliore.

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l’impossibilità della puntualità

Thursday, February 26th, 2009

stasera ero di pessimo umore. così di pessimo umore che l’ho lasciato davanti al cartellone degli orari e sono scesa di corsa le scale perché gli stavo per tirare un pugno (vabbé, sto esagerando, eh). arrivata in stazione mi son detta che se andavo a casa avrei micragnato tutta sera sul divano inutilmente, se avessi camminato un po’ mi avrebbe fatto bene. e così, con la borsa zeppa di computer, buste, medicine, pirofile (ahn, pirofile… eh! pirofile!), ho imboccato il foro da cadorna e ho iniziato a macinare chilometri. l’incazzatura mi è passata più o meno all’altezza di corso matteotti, davanti al negozio di alviero martiri 1a classe, quando ho visto 3 buyer (con relativo stuolo di accompagnatori) uscire dallo show room con almeno 10 sacchetti ognuno. i sacchetti, non solo di martini, ma anche di tutti i suoi vicini di casa (immagino che fosse compreso anche quel tubino calvin klein che mi piace tanto).
l’incazzatura mi è passata lì, in quel momento esatto. del resto che mi incazzo a fare, faranno i lavori, bravi. lavorate. che vi devo dire. io non sono proprietaria della casa e quindi devo un po’ adeguarmi, potevate avvisare, certo… ma come al solito il limite del rispetto è una cosa che scrivi tu, una linea che tracci tu, e che gli altri possono tracciare diversa, scompaginata, disallineata.
che poi dico, ma che cazzo mi incazzo per un anno e mezzo di lavori in casa se forse fra un anno e mezzo non saremo più una repubblica? se il diritto di sciopero è diventato un’opinione, se mi costruiscono una centrale nucleare sotto casa, se non posso esercitare il mio sacrosanto diritto di morire – almeno per quanto posso – come voglio.
quindi baldanzosa passo davanti alla sant’ambroeus e poi attraverso via montenapoleone. cammino lungo corso venezia.
camminare mi fa bene, mi stanca, mi dà senso di pace, di automatismo, di fare qualcosa istintivamente, senza bisogno di pensare. ho camminato in diverse vie del mondo, talvolta sterrate, senza ricordarmi un solo scorcio di panorama, ma solo la sensazione assoluta di stare via via meglio.
zenissima arrivo a una farmacia, compro uno sciroppo che spero mi faccia calmare la tosse e il rantolo che ho al posto del respiro. “pago con bancomat”, la commessa se ne fotte e batte lo scontrino non passando la tessera sanitaria e facendo carta di credito. ma vaffanculo. attraverso corso buenos aires, mando un sms “mi scappa la pipì”, faccio un altro pezzo a piedi, poi prendo la metro e la farmacista non so più come si chiama. e sinceramente anche bartlet immagino mi perdonerà se di galileo 5 non ho seguito molto.

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la casa della lumaca

Wednesday, February 25th, 2009

la casa di via primaticcio mi è quasi scoppiata sotto il culo. e il messaggio arrivò forte e chiaro.
la casa di adesso va in ristrutturazione e per un anno e mezzo avrò i ponteggi davanti alle finestre, che saranno chiuse e con le tapparelle abbassate. fra un anno e mezzo mi scade il contratto di affitto. anche stavolta il messaggio è arrivato forte e chiaro.

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la pupa ha smesso di tentare la fuga

Wednesday, February 25th, 2009

un po’ per pigrizia, un po’ perché ho avuto la testa da mille altre parti in queste ultime due settimane, mi sono dimenticata di rinnovare i tentativi di fuga. il dominio non è più raggiungibile e tutti i miei accessi a ftp e sql sono stati disattivati.
la pupa domani ci si mette di impegno con il signor aruba per cercare di convincerlo che i tentativi non sono ancora pronti a morire, non erano pronti, non avevano firmato nessun testamento biologico. però mi sa che non si sarà nessun cardinale pronto a difenderli che i tentativi erano vieppiù comunisti e blasfemi della pupa. potevano ancora figliare, cazzo. non è giusto, ecco. uffa.

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orgoglio sinonimo

Tuesday, February 24th, 2009

la linea di gioielli morellato chiamata aurora è bella. tutta. ma soprattutto i gemelli e l’anello piercing (che oggi è in offerta su una vendita privata online, ma la mia misura non c’è più). è tempo di aggiornare la wishlist.

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qual è il tuo target? non io, forse.

Monday, February 23rd, 2009

in questi ultimi mesi sono stata bersagliata da mail che mi invitavano a eventi, prove d’acquisto, esperienze mirabolanti.
si sappia quindi che (la faccio un po’ veloce, scremando molto): io non amo le verdure (quindi niente prodotti a base vegetale), io non amo le multinazionali che non diano segni chiari delle loro attività (quindi per la maggior parte dei casi, niente jogurt, niente acque minerali, niente merendine, niente caffè solubile), io non amo nuotare, non amo il mare aperto, non amo i velisti. io non amo essere equiparata a persone che copiano e incollano cartelle stampa senza avere il minimo senso critico e creativo rispetto al prodotto che viene loro regalato (è successo, perché sono stata ingenua, ho restituito praticamente subito il prodotto a chi me lo aveva fornito).
non amo le marchette, anche perché vivo in un ambiente lavorativo che non ama le marchette (strano a dirsi) e dove ho imparato (più o meno, ma faccio ancora degli errori) a distinguere opportunità da prese in giro.
quando su questo blog (o sugli altri) parlo bene (o male) di un prodotto (ultimamente sempre di meno, in passato di più) è perché l’ho scelto io e l’ho provato io, anche in questo caso è l’altro pezzo di vita lavorativa che me lo ha insegnato (i maestrini non si chiamano così mica per niente). io non sono una persona a cui potete vendere qualsiasi cosa e che intende diventare fra gli amici “quella che prova tutto”.
partecipo da molto tempo a una specie di focus group di una multinazionale della cosmetica (non è una cosa nascosta, perché è una cosa molto trasparente, che trovate tranquillamente su google) e lo faccio con curiosità e impegno (non che ne serva molto, non stiamo parlando di fisica quantistica), non tanto perché sono vicino a casa quindi comodi da raggiungere, ma perché le persone che ci lavorano sono oneste e le persone che incontro ai gruppi sono esattamente come me. non tutte, a dire la verità (alcune mi paiono cyborg, ma poi penso che quando io attacco a parlare delle bici un po’ cyborg sembro anche io). ma buona parte di loro sì, sono aperte al dialogo, al confronto e all’ascolto, non sono mere latrici di cartelle stampa (che peraltro non abbiamo mai ricevuto). in molti casi si parla bene (molto bene) di prodotti concorrenti.
quello che mi piacerebbe che funzionasse nel marketing basato sugli utenti è che il marketing si prendesse la briga di leggere i blog degli utenti a cui sta proponendo un prodotto, di conoscere le persone e non solo la loro mail. è il motivo per cui preferisco che sia un amico che ci lavora in quel marketing a dirmi, ciao stiamo per fare una campagna su una nuova giacca tecnica per i ciclisti, ti va di provarla? o che siano prodotti davvero simili alle mie abitudini (signor pinarello, le provo tutte le sue bici, che crede?) quelli proposti seppur da emeriti sconosciuti, piuttosto che qualsiasi nome e cognome a propormi di provare un nuovo cellulare iper tecnico, visto che io mando 200 sms al giorno, non faccio praticamente mai una chiamata e ho disdetto la flat internet dati dopo un mese che l’avevo attivata.
si chiama analisi del target, ecco: che ce vo’?

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my personal oath

Monday, February 23rd, 2009

sta cosa di giurare sulla costituzione mi fa un po’ ridere. e nello stesso tempo la capisco. la capisco perché è un segnale che si vorrebbe forte, ma che in realtà è cialtrone.
“io non ho nessuna costituzione su cui giurare” ho detto.
poi ho pensato che potrei giurare con la mano appoggiata sul mio power book, con l’adesivo God me me an atheist, e la pagina della costituzione di wikipedia sullo schermo. oppure la mia casella di gmail.
oppure potrei giurare su “natura morta con picchio” (me lo ha fatto venire in mente giulia, grazie). oppure su “american tabloid” di ellroy.
oppure potrei giurare su “manuale di ciclosofia”, a cavallo di sofia sulla ciclabile del ticino.
oppure sul manuale delle giovani marmotte. e tu?

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308/1826, il giorno del certo

Sunday, February 22nd, 2009

ieri tinta, taglio, piega senza boccoli, ma coi ricci. e palestra. e doccia lunga. e olio alle mandorle, crema, acqua termale (grazie michela grazie).
anche se la primavera è finta comunque ne sto subendo il fascino indiscusso.

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