306/1826, il giorno della rumba (de burro)

February 20th, 2009

era settembre ed ero a parigi, da sola. avevo 19 anni appena compiuti e giravo la città in cerca di qualcosa che non sapevo cosa fosse.
di mattina andavo in banca e cambiavo, ogni giorno, un travel cheque, uno al giorno. e poi andavo a scuola che studiavo francese, con gente che veniva da tutto il mondo. di pomeriggio lavoravo in una specie di macdonald(o), dietro gli champs, non ricordo nemmeno come si chiamava. ma facevano solo panini veri, una alla volta, un po’ come da noi, nei bar del centro a pausa pranzo, ma in batteria. una catena di montaggio. io stavo alla cassa che parlavo italiano e l’inglese non era poi incomprensibile.
alle sei finivo. per una lunghissima serie di attimi ho pensato che la vita fosse quella, e che poteva durare così per sempre, invece è durato tutto solo un mese. in cui sono stata spesso in una camera di un appartamento lussuoso di una vedova di un mercante di diamanti. al piano di sotto abitava dominique lapierre. una sera andando via dal finto macdonaldo ho preso da un tavolo quel pariscope lasciato lì da qualcuno.
l’ho aperto, e andando verso la metropolitana, l’ho sfogliato. ho visto un lancio di un nuovo film e sono andata in place d’italie in un cinema orrendo a vedere quel film che non sapevo nemmeno cosa fosse. mi ricordo ancora come ero vestita, il cinema com’era, dov’era, che io ero in quinta fila. film in voix originale con sottotitoli in francese (a parigi anche i film di fellini sono in v. o. con i sottotitoli in francese) da quella sala ne sono uscita galvanizzata, dai colori, dalle musiche, dai costumi, dal ritmo e dalla storia. ok, ero una ragazzina. potete concedermelo? rivisto adesso la storia non c’è, ma ci sono ancora la musica e i costumi, e c’è una fotografia e una regia da urlo.
sono uscita e ho scritto subito alla sali per dirle che stavo per tornare.
qualche mese dopo ho preso una casa a milano, la prima di una lunga serie. la sali si è presentata con due regali: una spugnetta per i piatti e la videocassetta del film che tanto avevo amato in quella città lontanissima. la mia prima sera in una casa solo mia l’ho passata su un divano verde, seduta affianco alla mia migliore amica, mangiando schifezze e fissando lo schermo di una tv piccola, in prestito, nel quale gli attori ballavano i balli di sala.
qualche settimana fa, quel pariscope l’ho buttato via. ma quella videocassetta no.

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ne abbiamo già parlato qui:

One Response to “306/1826, il giorno della rumba (de burro)”

  1. | Marina Remi Weblog Says:

    [...] leggo la pupa mi viene (finalmente) in mente un ottimo consiglio per le aspiranti attrici (e attori) che spesso [...]

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