della morte del blog: brainstorming

io non lo davvero se il blog è morto o meno: so che la gente continua ad aprirne, a chiuderne, a leggerne. magari facendo anche altre mille cose, come gestire un twitter, un facebook, un friendfeed, un flickr, un plurk, un blip, un coso e un cosaltro. so che la gente ha bisogno di incontrarsi, di conoscersi, di confrontarsi e di avere spazi aperti per parlare. il social è ancora “in”, vivo e vegeto. forse adesso più che mai.
ma so anche che per diversi motivi sono finita a leggere su blog “storici” post molto vecchi e i relativi commenti, e mi sono parecchio divertita. molto più che leggendo i blog “di adesso”, che rileggendo i miei post, che leggendo un qualsiasi twitter. i commenti erano tanti, elaborati, piccati, ma divertiti, arguti, interessanti, spesso trolleggianti, ma in modo sapiente.
facendo la tara di quanto io possa essere cambiata, del tempo passato, dell’evoluzione delle persone, del distacco, facendo tutta questa tara, resta il fatto che mi sono accorta che io almeno un post di sergio, o uno di luca, o uno di carlo, o uno del confuso lo ricordo. e molto bene. un loro twitter, no.
segno che non è possibile quantificare quanta distrazione mia mettere nel conto della tara: adesso va tutto così veloce che anche io leggo veloce, e mi dimentico veloce. ma forse è anche segno che noi scriviamo veloci, pensiamo veloci, e per quanto fra di noi molto spesso si celino sapienti sarti di parole, poco resta impigliato alla rete della nostra attenzione.
quanto è importante che ci sia informazione, quanto è importante regalare informazione, se poi ne “conserviamo” così poca? servono 7 tonnellate di fiori di melissa per farne poche gocce di olio essenziale: sapienti mani e una buona tecnologia si occupano del processo di trasformazione. se prima le sapienti mani eravamo noi, che gestivamo i contenuti, li sapevamo produrre, li sapevamo leggere, e la buona tecnologia ci veniva in aiuto, adesso ci serve una diversa tecnologia o mani più esperte?


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