dodicimila chilometri.

più di dodicimila sono i chilometri che ho fatto quest’anno.
aerei a orari improbabili, posti bellissimi, esperienze da accapponar la pelle, luce e poi tenebra, una lama di luce per tutta la notte e una notte tutta di luce.
le olimpiadi, londra bellissima, correre a hyde park sotto la pioggia.
temperature polari, terme bellissime, palestre aperte tutto il giorno e tutta notte.
neve, ghiaccio, fiordi.
hermitage, gli scoiattoli, il villaggio olimpico, colori negli occhi, mani, facce, e buongiorno, buonasera.
facce, facce, facce, tante, tante, tante, tantissime facce.
confidenze che non faresti nemmeno alla tua migliore amica, sussurrate a tavola, arrampicati su sgabelli, chiusi in taxi e transfer.
quasi sempre persone giustissime, tempi armonici, perfezionismo del caso.
patch perfetti a ferite da rimarginare.
domande infinite, sorrisirisatesopraccigliainarcatepuntididomanda, programmi da rispettare, appuntamenti alle reception, colazioni al volo, svegliati presto, vai a letto tardi, l’abito, casual smart, smart casual, infradito, vestiti leggeri, giacche termiche, guanti di pelo.
accappatoi abbandonati per terra, saune, sampler, campioncini da rubare.
tacchi, il balletto, le tende da tirare, le mani da stringere.
piscine, depilazioni improvvisate, elastici nei capelli, stringhe da allacciare. gps da attivare.
vino? no, grazie sono astemia. vino? no, grazie sono astemia. vino? no, grazie sono astemia. vino? no, grazie sono astemia. vino? no, grazie sono astemia. vino? no, grazie sono astemia.
playlist infinite, buonanotti raccontate in un traffico dati incostante, facebook da aggiornare, foto riflesse negli specchi di camere di albergo.
cene ingombranti, diete da rispettare, tornare in camera e chiacchierare su what’s app con le amiche, fare tardi fra una qwerty e una scaramuccia sulle scarpe per il giorno dopo.
taxi, navette, shuttle, malpensa express, e buongiorno, buonasera.
scusi, il wifi? configura traffico dati, il roaming, il saving, il chilling, il filling.
il treno rosso fra le montagne innevate, il mio sguardo ancora nel tuo sguardo. le mie mani nelle tue mani. io mi lavo i denti, tu fai la doccia. e poi viceversa.
il “buon viaggio” alle tre e mezza di mattino di una notte in cui milano era più puttana del solito.
lo “scusami” che mi ha preso (e stretto) fra uno starter delle batterie e un gol della pallanuoto.
passaporti da riempire, visti rilasciati da donne con improbabili vestiti fasciati di animalier.
vino? e buongiorno, buonasera.

io domani prendo un aereo da sola, che ho prenotato da sola, parto con un bagaglio a mano, un kindle, la macchina fotografica, un amico che mi viene a prendere in aeroporto e che mi ha promesso: non preoccuparti di nulla.
lo farò. diosanto.


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