Look, spaghetti arms.

Mi aggiro per casa in shorts, piedi nudi e treccine.
Ho una maglietta che non mettevo da anni, con la facciona di uno che ho visto cantare pochi giorni prima che si sparasse proprio in faccia.
In questi mesi sono così cambiata, fisicamente, che talvolta nello specchio non mi riconosco.
Devo iniziare a pensare che potrei anche essere così, imperfetta e diversa da prima.
Le costole che spuntano fuori, il cuore che pompa meglio e più lento (se fosse mai possibile), lo stomaco che si chiude dopo 3 forchettate di pasta, i muscoli tirati, ma con gli anni passati pesanti come un vitalizio.

Quella sensazione che potrebbe essere meglio, potrebbe essere di più, ma anche peggio, anche di più.
Vado a correre perché mi svuota la testa, mi sfianca i fianchi e abbacina il bacino, che – spinto da ultima istintiva speranza – si muove, si sposta, cambia baricentro, ogni mattina un po’ diverso, e io che combatto per cercare di imbrogliarlo, e imbrogliare me. Ancora.
Qualsiasi donna sa che, trascinandosi sui gomiti, a passo di giaguaro, verso i 40 anni, cambia tutto. Dentro, fuori, ovunque: sulla pelle, nel reggiseno, negli slip, fra le rughe, con cui hai sempre giocato e adesso invece ti tengono in sospeso.

E così con questo corpo che non assomiglia ancora a me, ma mi piace da morire quando riceve complimenti, mi aggiro per casa, sistemo due libri, ne butto una manciata nello scatolone delle cause perse, lascio in giro un ennesimo paio di tacchi 12, piego l’ultimo vestito che ho comprato (e che tu ameresti molto), guardo i cappotti che da marzo sono ancora appesi in soggiorno.

Mi metto in mezzo alla corrente, dal cortile alla strada. Mi si scompigliano i capelli, mi si arrotolano i pensieri. Decido di bere il caffè tiepido, poi controllo che Isotta stia bene, cammino nella mia vita, decido chi ci può restare e chi no.
Chi pensa di poter giocare il ruolo di chi decide per me, deve comunque restarne fuori. In buona fede o in cattiva che sia, ma soprattutto con tanta malasorte.

Cammino nella mia vita in punta dei piedi per non fare rumore.
Indolente, perfida, e cattiva, in posizione di difesa da sempre, per sempre, perfettamente conscia di avere due metri e due misure.
E di non sapere tenere la contabilità di tutto questo.


About this entry