E allora tu che fai? Golosamente aspetti.

Quello che ho imparato in questo 2012 è che l’attesa è noiosissima, ma anche piena di occasioni per fare altro: mentre aspetti (magari non sapendo nemmeno cosa) puoi focalizzarti su altro, pensare ad altro.
Dove altro possibilmente sono cose belle, che puoi ottenere, risultati tangibili, che ti riempiono la vita mentre intanto aspetti, evitando il più possibile tutte le cause di ansia, che come un evidenziatore giallo fluo ti urlano “Ehi, guarda che stai ancora aspettando!”.

Mentre aspettavo che tutto si calmasse, ho cambiato la disposizione dei mobili in casa.
Mentre aspettavo di andare a trovare Valentina, ho rinunciato a decine di paia di scarpe (che poi ho ricomprato).
Mentre aspettavo di avere una risposta, mi sono messa a dieta.
Mentre aspettavo di partire per le ferie, ho iniziato a correre.
Mentre aspettavo di strambare la mia vita, ho viaggiato tanto, ho ricevuto l’affetto di amiche e di amici, sono stata al mare, mi sono riempita di caldo per l’inverno, ho riso di gusto, ho imparato a ignorare gli insulti molesti, le libertà che ogni tanto qualcuno si prende. Ho macinato chilometri, ho deciso che non era il momento di alimentare la pesantezza delle persone, circondandomi di persone che sanno vivere in modo pragmatico, concreto e senza ansie. O con il minimo consentito dalla legge.

L’unica cosa che ho atteso con molta impazienza, non pensando ad altro nel frattempo, prendendomi la libertà di dire “ok, è fatta”, è andata male, malissimo.
Qualcosa vorrà pur dire.


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