so watch and learn, i won’t show you twice

lo sai che adesso la ISS si vede di sera, e non più di mattina?
certe cose cambiano e io non sono pronta. sono stata pronta a cambiare case, lavori, fidanzati, compagni di letto, scarpe, pettinatura e abiti. ma io questa cosa della ISS non riesco ad accettarla con serenità.
non dico che fosse proprio la mia quotidianità (a volte anche a me capita di dormire fino alle sette e mezza, lo ammetto) ma spesso quest’estate, soprattutto in ferie, mi sono ritrovata da sola alla finestra, sul balcone, sulla tolda di una nave, su una spiaggia, a dire “buona giornata, ragazzi” parlando con degli emeriti sconosciuti che viaggiano a velocità supersonica là in alto nel cielo e che a me sembrano solo “un aereo ma senza luci intermittenti”, come dice gigi.
insomma la ISS passa la sera, ed è un casino, soprattutto se piove, soprattutto se è nuvolo, soprattutto se sono in giro, fra milonghe e amici, o se mi ritrovo con in mano la tazza di tè caldo, in piedi sul balcone, a cercare la giusta direzione in cui guardare con la bussola del cellulare, e davanti a me i vicini di casa sono sul loro balcone che fumano, litigano, telefonano e mi guardano un po’ attoniti, manco fossi un rabdomante in mezzo al deserto.
e nel frattempo, altre cose sono cambiate: purtroppo sono mancate persone, e non nel senso della mancanza ma proprio nel senso della morte. per dirla terra terra ho frequentato più chiese che bar in questi mesi. e ho chiesto parecchie volte perdono a chi è mancato e a chi è sopravvissuto per non aver detto abbastanza, fatto abbastanza, accudito abbastanza, chiesto abbastanza, dedicato tempo abbastanza.
ho chiesto perdono e poi basta però, perché adesso c’è tutto un poi a cui dire, fare, baciare, chiedere, dedicare il futuro.
e quindi, un giorno, fra il lusco e il brusco, l’ennesimo odore di incenso e il continuo mugugno con gli amici che vedi solo ai funerali, ho trovato dopo molto tempo il coraggio di farmi un po’ di spazio, non solo in casa (ci sarebbe sempre un divano rosso di cui mi sbarazzerei volentieri), ma soprattutto nella vita.
non che questo non abbia le sue conseguenze, ma ho semplicemente, come bere un bicchier d’acqua, capito che era diventato meno dannoso (per me) avere più spazio, sebbene poi sto spazio sia tutto da riempire. magari non di amiche di cui innamorarmi e che poi si innamorano di quelli che non mi piacciono abbastanza.
e così, vita mia, mi trovi la mattina alle sei a guardare per aria, seduta sul balcone cercando la ISS che non passa più a quell’ora e insegue albe lontane (alcuni giorni anche sedici, che regalo enorme che stanno facendo il mondo e Galileo a quei ragazzi!), come se fossi al capolinea di un bus che ha sospeso momentaneamente la linea.
nel frattempo arredo la pensilina e scelgo con gusto e un po’ di ironia la carta da parati in tinta con quelle sedici albe.
vedi mai che a un certo punto non decidesse di fermarsi qui la ISS, che il cocchiere con tutto sto girare abbia cambiato orari perché gli scappa la pipì.

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