del chiedere spiegazioni e della noia

a volte a ben guardare gli altri si capiscono di sé molte cose.
ad esempio, che ho voglia di non sapere. che non sapere significa chiedere spiegazioni, sulla fisica, la letteratura, i sentimenti, me stessa, l’attualità, la ricetta del plumcake allo jogurt e sull’uso del verbo riscuotere al passato. è un fantastico segno di fiducia da trasmettere a chi hai riconosciuto capace di raccontarti e chiarire, colmando i tuoi dubbi e la ignoranza, dedicando volentieri tempo a te, che avresti potuto cercare le spiegazioni da sola. è un meccanismo impagabile, virtuoso e appagante, ed è assolutamente reciproco nei suoi vantaggi.

ad esempio, che ci vuole coraggio in tutto.

ad esempio, che puoi passare un weekend senza fare nulla: io fra ieri e oggi ho finito un libro, ne ho iniziato uno nuovo in francese e sto continuando il Buzzati (della domanda, cit.), ho ascoltato alcune puntate di pleasure town, ho fatto tre lavatrici, un bel pezzo della sciarpa viola a righe, caricato una lavastoviglie, sono andata a fare la visita di controllo, ho preso informazioni per i plantari, ho fatto la spesa al mercato, ho dormito 4 ore sul divano, cucinato per tutta la settimana, mangiato bene (dopo un venerdì di patatine e torta di compleanno), bevuto tantissima acqua, portato isotta dal veterinario, sistemato casa, i fiori e un pezzo dell’armadio, e ricominciato a correre senza fretta, e come la mia vita tutta, ultimamente, senza gara, a chi è migliore e a chi fa di più.

“cosa hai fatto?”
“niente.”
“non sei andata in giro per salone?”
“no. sono stata praticamente sempre in casa.”
“madonna, che noia.”
“già, sapessi che noia, proprio.”

Un pensiero su “del chiedere spiegazioni e della noia

  1. intensa descrizione del “fare nulla”! forse è un non fare nulla di quello che l’omologazione vorrebbe da noi. ma se così piace, va e fa bene a noi, perché fare altrimenti? e perché stupirsene, specialmente.

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