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quando sono fortunata sento l’umido del mare

quando fai spazio intorno te c’è più aria per te. condividere gli spazi, l’aria e la vita significa infatti respirare più vicini, meno ossigeno, più anidride carbonica. e chiaramente anche più caldo nelle notti fredde e più braccia per portare pesanti cocomeri nelle notti estive.
ma quando fai spazio intorno a te respiri più fondo, e non è così facile. spesso è un movimento nuovo che devi imparare da zero.
spesso ti sbalestra, ti sorprende, ti  inganna. spesso ti coglie del tutto impreparata sulla tolda di una nave che non hai capito dove sta andando. spesso tutta quell’aria non basta a farti dire quello che vuoi dire, ad esempio “basta” o “ancora”.
e ti fa male ovunque perché c’è così tanto spazio intorno e nessuno a cui dare la colpa se piove o se c’è il sole.

e mi ricordo chi voleva al potere la fantasia

ieri sera a cena sfidando un po’ a sorte e il malaugurio, ci siamo messi lì a immaginare comportamenti dell’elettorato, dare dei numeri a caso e immedesimarci negli elettori pedanti e imbolsiti del pd. su questa campagna elettorale, su queste persone, sulle decisioni e sui programmi ho diverse idee, alcune stramberie, molti dubbi, ma facciamo finta che no.
e poi a un certo punto l’ovvia rivelazione: se perdiamo stavolta, perdiamo per sempre.

allora, fantasia al potere: permettiamoci il lusso di fantasticare, come volevano i nostri padri.
immaginiamoceli questi (ormai) 11 giorni difficili, duri in cui ammazziamo le speranze toccandoci per scaramanzia le palle e le tette (sinistre), in cui difficilmente parliamo fra noi, ma più spesso parliamo con gli indecisi e gli arresi (mio padre non vota da 17 anni, ma giuro che ci provo a convincerlo, giuro), ai quali raccontiamo la sensazione indescrivibile di vedere dieci voti di differenza là dove si è abituati a vederne 80.
immaginiamoceli questi 11 giorni densi di creatività perché qualsiasi modo per dire “votiamo pisapia, e facciamolo per bene” è un modo corretto: e da ogni dove la Rete trasuda di idee, video, foto, iniziative, proposte, immagini. e la città anche.
immaginiamoceli questi 11 giorni, è un nostro diritto. il diritto scritto a corpo 6 nel contratto che ci vede milanesi che da troppo tempo danno scontata una milano stanca, malfatta, malsana, disfatta e distante. in cui ogni azione di resistenza è una continua lotta contro l’ovvio e il silenzio, l’ignoranza e la pigrizia di una città che sta dormendo.
immaginiamoci questi 11 giorni, e ridiamone, sorridiamo, condividiamo, teniamoci stretti (dimenticandoci per un attimo che lo disse anche la gelmini una volta proprio a difesa della coalizione id centrodestra). vestiamoci di arancione, sussurriamo un “prego, grazie a voi” inframmezzo a un sorriso, alleniamoci a fare una ics chiara e indelebile con la matita copiativa (la segretaria del vostro seggio vi ringrazierà).
immaginiamoci questi 11 giorni e troviamone la colonna sonora, io nella playlist ci metto anime salve, pane e coraggio, sempre e per sempre, piombo, una giornata senza pretese, don chisciotte per finire con hallelujah, ad lib. suggeritemi le vostre.
immaginiamoceli questi 11 giorni, ma soprattutto viviamoli: partecipiamo, facciamoci vedere, dimostriamoci orgogliosi, andiamo a votare, convinciamo un astenuto, adottiamo un indeciso, facciamole scoppiare quelle urne, diventiamo protagonisti.

e poi sarà quel che sarà, ma almeno dovessimo morire per sempre dopo questi 11 giorni, non potremo dire di essere stati conniventi.

friendfeed è come uno zaino invicta

quando andavo al liceo c’erano cose su cui scrivere (i quadernoni per le versioni, i quablock per gli appunti, i margini delle pagine per le parafrasi di dante, i banchi per le formule chimiche e le declinazioni, le smemo per tutto il resto, cioè per le cose importanti) e l’oggetto che le conteneva: lo zaino invicta.
fino a poco tempo fa sul web c’erano cose su cui scrivere (i blog per i post, twitter per i messaggi in bacheca stilosi, flickr per i commenti alle foto, anobii per i libri, delicious per i siti, tumblr per le citazioni di altri blog) e l’oggetto che raggruppava tutto questo era friendfeed.
non ricordo più chi iniziò a scrivere anche sugli invicta, ma so che prima o poi smettemmo tutti un po’ perché la maturità (ai miei tempi) non era solo un esame, ma anche perché le nostre mamme si incazzarono tutte come delle bestie, che andare in giro con scritto sullo zaino “axl rose TVTB” oppure “luisella troia” non era cosa buona e giusta.