Archive for the 'jasant de moi' Category

io che vado a far la spesa con il mio supereroe

Monday, February 1st, 2010

oggi pensavo che davvero mi rotta le palle di avere d’alema come attore politico. adesso, diciamocelo, sfioriamo e ravaniamo nel qualunquismo (che però paga, vi assicuro almeno un paio di buoni stipendi), se penso a cosa è cambiato dai tempi dell’università, dei successivi anni di impegno, di coinvolgimento, di analisi e di avventura politica, mi chiedo se davvero qualcosa è cambiato.
rispetto a quegli anni sono cambiati i miei amici, i miei interessi, ho sperimentato cose nuove (no, non droghe, anche se non si direbbe), sono cambiati i miei colleghi, i miei capi, il mio fidanzato, il mio estratto conto (anche se di poco). è cambiato il mio approccio alle cose e anche il mio modo di rapportaremi con lo spazio. non potendolo misurare con gli occhi, preferisco starne distante, prima di invadere spazi non miei.
mia madre mi chiede il permesso di venire a casa mia a prendere il cane per tenerlo con sé per un weekend. permesso accordato. nessuno crede – finché non lo vede – che isotta abbaia tutte le volte che qualcuno si avvicina a me per baciarmi, anche un vecchio amico che mi bacia sulla guancia viene redarguito. il prossimo weekend io e luca ci baceremo sino a consumarci le bocche. lontano dagli occhi, lontano dagli abbai(amenti).
io che cammino e non so dove andare. e quindi sto nell’incavo. e aspetto. prima o poi anche d’alema se ne andrà, no?

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ne abbiamo già parlato qui:

fiume in piena.

Tuesday, January 12th, 2010

(jasant de moi, senza una chiosa che sia degna di tale nome) come ho già avuto modo di dire, io alcune cose proprio non le capisco, nel senso che ci sono giorni interi che leggo una roba, una notizia, una frase, un qualcosa, e mi chiedo: ma che significa?
non dipende dall’età che avanza, credo. quando ero al liceo, per dire, mi succedeva con la filosofia e la fisica. e anche con i ragazzi, per dirla tutta. mi dicev(an)o che ero distratta, che non studiavo abbastanza, che non mi applicavo, che non prendevo appunti perchè preferivo scrivere sulla smemoranda.
all’università, invece, ho avuto questo problema con gli esami di storia delle dottrine politiche e di scienza politica: ho letto quei manuali anche tre o quattro volte e non ne capivo una riga. non avevo le basi forse, o forse gli autori davano per scontato un sacco di cose, o forse dovevo fare un’altra cosa, un’altra scelta per l’università. quando mi dicevano che una laurea in scienza politiche apriva qualunque (e nessuna) porta, mi dicevo che era meglio così perché alcuni esami che ho davvero amato, a me gli altri sono rimasti molto nebulosi. quei due, poi, inspiegabili.
adesso sono vecchia, ho fatto una dozzina di lavori, ho avuto una dozzina di opportunità, mi sono iscritta anche a una seconda laurea, ho fatto un master, per dire. scrivo articoli frivolissimi per un mensile femminile. non ho mai letto un romanzo russo perché non ci ho mai capito una riga, nemmeno shakespeare per dire, e anche la poesia non la capisco mica tanto.
adesso sono vecchia, ho ascoltato ore giorni anni di musica e ho sempre pensato che ci fosse qualcosa oltre al testo scritto, ho sempre sognato, immaginato, visto, sognato. ho anche fotografato molto (grazie stefano, davvero) pensando alle canzoni, incapace io di capire se in un verso ci fosse amore, odio, rancore o rimorso. incapace di leggere tutto quello che ci leggevano gli altri, ho sempre immaginato cose diverse, dato la mia spiegazione, corso lungo strade differenti, solo mie, con binari differenziati, forse più lenti, ma anche molto più nitidi, a volte. totalmente sfocati, altre.
questo è uno dei motivi per cui ho fotografato molto (e molto me stessa): per cercare di leggere quello che non riuscivo a capire (compresa me stessa).

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i miei pensierini: la auro

Monday, December 28th, 2009

è un fiume in piena.

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i miei pensierini: l’anno delle scelte

Tuesday, December 22nd, 2009

quando teiluj ha chiesto una parola per riassumere il nostro 2009, io ho scritto “scelte”.
la scelta di non ascoltare la vocina che notte e giorno mi tempesta di domande e di dubbi dentro la testa, come se fosse una pallapazzachestrumpallazza e rimbalza dall’emisfero destro (quando dico faccio bacio) a quello sinistro (quando faccio i conti, le to do list da piccola fiammiferaia e i programmi). la scelta di prendere posizione e correre ai ripari, quando quella vocina è diventata un tenore.
la scelta di cambiare casa, di dividere bagno, frigo e divano con lui, tutti i giorni, tutte le notti, e la scelta di rifarlo, se mi capitasse di dover scegliere di nuovo. la scelta di accettare i miei limiti e le mie contraddizioni, la scelta di provarci, ad accettarle. la scelta di non cercare di cambiarlo e di cambiare. la scelta di provarci, almeno.
la scelta di cambiare, un poco, il giro di amicizie, includendo una truppa di donne che mi ha dato la possibilità di tornare a pensare che le donne non sono solo mestruazioni e ansia da prestazione, controllo (non solo dell’olio del motore) e capricci. la scelta di capire che il giro di amicizie (quell’altro) ha avuto (e ha ancora) altre priorità e necessità, che non sono auro. e non che sia una colpa, né mia, né loro, è solo una constatazione dei fatti. e io ho già scelto molto tempo fa di lasciar fare alle constatazioni dei fatti, che a loro niente si può contestare.
la scelta di non scegliere. di non sprecare un attimo su un palcoscenico su cui mi si sospingeva e che non mi apparteneva.
la scelta di non volere più ascoltare chi non sapeva più parlare di me con me, ma sapeva solo parlare di me ad altri. la scelta di stare zitta, ma non essere complice. non più di quanto fossi già stata. la scelta di ammettere di essere stanchissima, stremata, strinata.
la scelta di passare delle vacanze che mai e poi mai avrei pensato di passare, e che non state malaccio.
la scelta di vestirmi diversa. di tagliarmi i capelli. di non fotografarmi più.
la scelta di ottenere quello che mi sono saputa guadagnare, io.
poi le scelte sono di ciascuno, alcune più forti, altre più lasche, ma chi sono io per decidere delle scelte altrui.
(e viceversa).

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parole nuove, #1

Thursday, December 3rd, 2009

complice. 1 chi partecipa con altri all’esecuzione di un reato, o con altri commette un’azione comunque riprovevole, o ne favorisce indirettamente l’attuazione: i complici dell’assassino.

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da lunedì a dieta e basta svendite

Sunday, November 8th, 2009

venerdì sera ho fatto un passo avanti, che mi è costato e mi costerà molto. inteso proprio come soldi.

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come sapete

Sunday, October 4th, 2009

come sapete io non parto molto avantaggiata: io capisco poco, sono poco attenta, sempre inopportuna, poco diplomatica, molto ciarliera e fottutamente cialtrona. sono una inutile perdigiorno, perditempo, noiosa. o le occhiaie, non mi trucco, non mi vesto bene, ho le crocs, il culo che fa provincia e i capelli che non hanno una forma. mi mangio le unghie, ho la cellulite, la glicazione è la mia migliore amica e mi lamento sempre.
come sapete non fotografo più da un po’, o almeno lo faccio di rado, con una grande soddisfazione concentrata in poche occasioni.
come sapete non ho una lira, eppure dicono che non è che guadagni poco. ma solitamente lo dice sempre chi guadagna più di me. e in alcuni casi, lavora molto meno di me e in un modo molto meno caotico. che – come sapete – è un momento di grandi cambiamenti, per cui bisogna avere fiducia, stringere i denti, non battere la fiacca e avere una buona visione sul futuro delle cose. e vi assicuro, ce l’ho. anche se faccio fatica a dirlo. e ancora meno a dimostrarlo.
come sapete io sono umorale, acida, mi innervosisco facile e non sopporto nessuno. sono fondamentale insopportabile. ma come sapete divido la casa con un santo che ha quarantasei magliette nere (di cui accetto l’esistenza solo perché ho dodici paia di stivali). il santo in questo momento sta sistemando le stoviglie, mi ha messo la crema anti infiammatoria su un bozzo che non sappiamo perché è apparso sul mio polpaccio e adora i lemuri.
come sapete a riva del garda c’era strelnik. a riva del garda ho persino pianto. in pubblico, così senza dir niente, senza dar segno di anticipazione, proprio mentre sopraggiungevano ilaria, laura e silvia. e luca mi stava abbracciando. piangevo, e visto che – come sapete – io non capisco mai nulla, non so neanche perché.
oppure io lo so, e voi invece – come suppongo io – non sapete proprio nulla.

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segni di conoscimento

Friday, September 25th, 2009

quando inizio a stampare chili di informazioni inutili, ecco lì ho passato il baratro.

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sukrenpudre

Thursday, September 17th, 2009

io valgo molto più di questo ma in mezzo a tutto questo è come non valere niente. (cit.)

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curva

Tuesday, August 11th, 2009

alla fine ho impacchettato tutto e me ne sono andata. ci sono voluti cinque minuti, diciamocelo. una mano sulla parete rossa, qualche lacrima e un po’ di gnagnera, poi la porta aperta, lui e lei che mi aspettavano, lui in piedi, lei seduta (grazie), la porta chiusa e tutta la città da attraversare. tutti e tre insieme.
non so bene cosa aspettassi a scriverlo, forse la consapevolezza che da qualche parte devo aver svoltato veloce e inaspettatamente, perché da quando mi addormento in un letto bianco e nero e mi ci sveglio e non sono sola, beh. io da qualche parte devo aver svoltato. perché a mente lucida, fredda e ben cosciente, io lo so che le promesse fatte 4 anni fa valgono ancora, ma è come se valessero ancora ma in un gioco più grande quindi hanno cambiato valore, ma non quello nominale. ieri una tipa della mia banca mi ha spiegato che è vero che i miei fondi di investimento valgono come un due di picche a briscola, ma che è colpa della crisi (come se non leggessi i giornali). quando la crisi passerà sarò incredibilmente ricca. mhmh…
insomma se ci penso a un anno fa, beh non avevo una casa a due piani, non avevo le travi a vista, avevo un parquet, non avevo la stanza di giochi e la lavastoviglie. non avevo 7 armadi, ma solo 2. avevo la casa molto più in disordine, ma che puzzava solo di me. adesso la casa puzza di un mischione di cose e un po’ mi ci devo abituare perché la puzza di lui è difficile da comprendere se riguarda i piatti, il divano, la biancheria. non che sia indesiderato, perché se lo fosse sarei stata scema a aver fatto tutta sta fatica (questo insegna molto su passate vicende e errori e su cose che mi dicev/an/o e a cui io non davo retta, finché non le ho fatte senza pensarci troppo), ma comunque è un po’ strano. quando mi dicevano del frigo, beh… avevano ragione…
un anno fa non avevo nemmeno lui con cui decidere il posto per le lenzuola, per le punte del trapano, per gli stracci della polvere, quindi tutto sommato un anno fa forse i miei fondi in banca valevano qualcosa in più ma il saldo era comunque passivo.
per dirla tutta, dopo 10 giorni di trasloco, ansia e stanchezza, di attacchi di panico ne ho già avuti un paio, così per non farci mancare nulla. io quelli che cambiano vita e non hanno reazioni un po’ li invidio, ecco. però fra un po’ si va al mare, magari si torna anche in un posto bello, o se ne scopre uno nuovo, e perdonatemi, ma adesso vado a fare un po’ di ordine, a pulire i pavimenti, a spostare la britannica che domani abbiamo due ospiti in casa che arrivano da molto lontano, ed ecco… prima un respiro, poi un po’ di gelatina, poi molto zen, poi un po’ di sano razionalismo costruttivo, poi magari un altro attacco di panico, un altro che non fa mai male, e poi – cribbio! – si va al mare.
e quella curva (quella di diego e di alessio), ecco io quella curva adesso la conosco (anche se mi piacerebbe che diego mi mandasse una versione mp3 o anche un txt), adesso so come è fatta: ho svoltato, non si sa per quanto, non si sa se si terrà l’equilibrio, quanto si sbanderà, dove come perché. ma insomma io senza tutto quello, io forse, questa curva qui, questa curva un po’ rutilante non l’avrei riconosciuta. e adesso non saprei ringraziare chi mi sta facendo compagnia in questo viaggio e non saprei ringraziare me. vabbé.

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