alla fine ho impacchettato tutto e me ne sono andata. ci sono voluti cinque minuti, diciamocelo. una mano sulla parete rossa, qualche lacrima e un po’ di gnagnera, poi la porta aperta, lui e lei che mi aspettavano, lui in piedi, lei seduta (grazie), la porta chiusa e tutta la città da attraversare. tutti e tre insieme.
non so bene cosa aspettassi a scriverlo, forse la consapevolezza che da qualche parte devo aver svoltato veloce e inaspettatamente, perché da quando mi addormento in un letto bianco e nero e mi ci sveglio e non sono sola, beh. io da qualche parte devo aver svoltato. perché a mente lucida, fredda e ben cosciente, io lo so che le promesse fatte 4 anni fa valgono ancora, ma è come se valessero ancora ma in un gioco più grande quindi hanno cambiato valore, ma non quello nominale. ieri una tipa della mia banca mi ha spiegato che è vero che i miei fondi di investimento valgono come un due di picche a briscola, ma che è colpa della crisi (come se non leggessi i giornali). quando la crisi passerà sarò incredibilmente ricca. mhmh…
insomma se ci penso a un anno fa, beh non avevo una casa a due piani, non avevo le travi a vista, avevo un parquet, non avevo la stanza di giochi e la lavastoviglie. non avevo 7 armadi, ma solo 2. avevo la casa molto più in disordine, ma che puzzava solo di me. adesso la casa puzza di un mischione di cose e un po’ mi ci devo abituare perché la puzza di lui è difficile da comprendere se riguarda i piatti, il divano, la biancheria. non che sia indesiderato, perché se lo fosse sarei stata scema a aver fatto tutta sta fatica (questo insegna molto su passate vicende e errori e su cose che mi dicev/an/o e a cui io non davo retta, finché non le ho fatte senza pensarci troppo), ma comunque è un po’ strano. quando mi dicevano del frigo, beh… avevano ragione…
un anno fa non avevo nemmeno lui con cui decidere il posto per le lenzuola, per le punte del trapano, per gli stracci della polvere, quindi tutto sommato un anno fa forse i miei fondi in banca valevano qualcosa in più ma il saldo era comunque passivo.
per dirla tutta, dopo 10 giorni di trasloco, ansia e stanchezza, di attacchi di panico ne ho già avuti un paio, così per non farci mancare nulla. io quelli che cambiano vita e non hanno reazioni un po’ li invidio, ecco. però fra un po’ si va al mare, magari si torna anche in un posto bello, o se ne scopre uno nuovo, e perdonatemi, ma adesso vado a fare un po’ di ordine, a pulire i pavimenti, a spostare la britannica che domani abbiamo due ospiti in casa che arrivano da molto lontano, ed ecco… prima un respiro, poi un po’ di gelatina, poi molto zen, poi un po’ di sano razionalismo costruttivo, poi magari un altro attacco di panico, un altro che non fa mai male, e poi – cribbio! – si va al mare.
e quella curva (quella di diego e di alessio), ecco io quella curva adesso la conosco (anche se mi piacerebbe che diego mi mandasse una versione mp3 o anche un txt), adesso so come è fatta: ho svoltato, non si sa per quanto, non si sa se si terrà l’equilibrio, quanto si sbanderà, dove come perché. ma insomma io senza tutto quello, io forse, questa curva qui, questa curva un po’ rutilante non l’avrei riconosciuta. e adesso non saprei ringraziare chi mi sta facendo compagnia in questo viaggio e non saprei ringraziare me. vabbé.
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