Archive for the 'la ciccia fa giacomo giacomo' Category

beyond orion

Monday, May 4th, 2009

lungo, e lunghe lungaggini. scendo e inizio a correre, verso sud.
il lungomare di rimini il venerdì tardo pomeriggio è una marmellata di stronzi: biciclette pedalate da anziani in stato di parkinson conclamato, famiglie numerosissime (ma quanti figli può fare una donna in età fertile? sette contemporaneamente?) camminano a passo di passeggino tutti in fila, donne con borse enormi escono dagli stabilimenti prendendosi la precedenza, per loro e per le loro enormi borse da spiaggia, palestrati invadono con i loro bicipiti almeno sette mattonelle, i padri separati inseguono figli che hanno già perso, gli automobilisti fanno la fila davanti al baracco del ticket per il parcheggio uno dietro l’altro e arrivano fino all’altro marciapiede, le cougar svettano su zeppe 12, fasciate la lustrini e lamé.
io corro, con i miei pantaloni sformati e il passo pesante. 25 minuti, mi dico. christina aguilera mi distrae da quello che ho lasciato alle mie spalle, una goccia di inchiostro sulla carta assorbente. corro, ascolto, maledico me, il mondo, i mosconi, mi perdono, mi perdo, mi per. mi do un obiettivo: bagno 120.
a rimini i bagni dal 20 al 60 sono uno attaccato all’altro: creano un tetris di cabine, docce, giostrine e bar, ristoranti e passatoie di tek. poi dal 60 in poi diventano più larghi, meno ammassati, più anarchici. i bar diventano meno chic, le strutture meno ricercate, gli accessi meno pretenziosi. i nomi degli alberghi (a rimini all’entrata degli stabilimenti scrivono gli alberghi convenzionati con il bagno: alabama adelina patty quisicura mammamia saintpeter vienna ostenda saxon e tutti i nomi con più di due lettere presenti sullo zingarelli fino a zuzzurellone + tutti i nomi propri che potete – e no – immaginarvi) evidentemente più cheap. dal 60 in poi correre non significa più evitare le vecchiette che passeggiano il cane, ma correre. dopo essermi persa, mi ritrovo, mi riperdo, mi cerco e mi scandaglio. mi daglio. mi danno. mi piglio, mi scompiglio. mi riperdo e mi ritrovo, in un loop in quattro quarti, tanti quanti sono quelli del mio ritmo di falcata. ogni riccio un capriccio, mi dico eppure di ricci non ne ho. anche se prima o poi dalla parrucchiera azzurrina ci andrò.
passo davanti alle colonie, dove hanno svernato ragazzini e/o terremotati, dove adesso studia il figlio di un’amica, dove “dopo di questo non lo so”, dopo le quali non sono mai andata, nemmeno con il pensiero. a destra le colonie, a sinistra il bagno 70 o forse l’80. nelle orecchie per la quarta o la quinta o la sesta volta la stessa canzone, ai piedi le solite scarpe, nelle mani lo stesso cellulare (che sta perdendo i colpi), nell’elastico degli slip la patente, con dentro 5 euro, ripiegati. sempre gli stessi, sempre lì, sempre loro, sempre quelli da quando vado a correre.
i numeri degli stabilimenti aumentano lenti e tristi. il sole è basso, sono quasi le sette e le spiagge sono quasi vuote. a un certo punto il lungomare si trasforma in una pedonale ed è l’ultimo strappo, che sa di rivalsa e noia, di gnagnera e di mojito (quel mojito). sono così stravolta che mi accorgo distintamente che finalmente la cefalea è passata, dopo giorni di spilloni e bestemmie, che sto correndo da più di mezz’ora, che è tempo di tornare verso casa. mi tolgo le scarpe e le calze e torno indietro passando per la spiaggia.
attraverso spiagge infinite, di sabbia chiara e di mare limpido (davvero, giuro sulla cana, sulla pinarello, sulla canon, l’acqua era limpida. davvero: non hanno speso una lira per convincermi a scriverlo), calpesto orme già lasciate e ne creo di nuove. quando ero piccola mi divertiva l’idea che scrivere sul bagnasciuga qualcosa facesse sì che il mare trasportasse la stessa frase su un’altra spiaggia, ed è uno dei motivi per cui ho sempre preferito le spiagge di sabbia e non gli scogli. il vento rende la spiaggia crispy, come se fosse un forno elettrico: quasi bruciata sulla superficie, (luca ha detto caramellata, io ho detto come la crema al latte di amelie), croccante al passaggio dei piedi. seguo le crepe che il mio alluce segna, e nelle mie orecchie – enfin – cambia la canzone: apro le braccia e canto, tanto sono sola sulla spiaggia, e anche se non fossi sola non importa. tanto poi torno a quella canzone. e torno a casa, senza fretta, senza alcuna fretta. contando sulla punta delle dita tutte le ragioni che ho (e pure quelle che non ho).

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gli anzyani della collina

Tuesday, April 14th, 2009

da bravi anzyani, ci si sta organizzando per andare a correre una sera alla settimana sulla montagnetta di san siro.
la routine di remise en forme prevede due percorsi diversi: uno fa sì che si corra, l’altro fa sì che si aspettino quelli che corrono al baretto, bevendo spuma.
se qualcuno vuole accodarsi all’allegra combriccola, prego, faccia pure: mi contatti che ci si accorda, se ci si accorda davvero.

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281/1826, il giorno delle 20 ore ginniche

Monday, January 26th, 2009

[ci andrò un po' lunga]
vado in sta cavolo di palestra da un anno e poco più.
cosa mi piace? 1. è vicina a casa, non proprio sotto casa, ma diciamo che si fa a piedi anche con la pioggia (caratteristica fondamentale che già devo andare a faticare se poi devo pure spostarmi coi mezzi…) 2. è basica, non è da strapponi, cioè c’è l’angolo strapponi, l’angolo delle fighe di legno e quello dei palestrati che sembrano vittime degli anabolizzanti, ma in linea di massima se vuoi farti i cazzi tuoi, te li puoi fare. 3. puoi faticare perché è un posto dove vai a fare fatica, non a fare salotto. 4. c’è giacomo.
cosa non mi piace? tutto il resto. e da oggi qualcosa di più.
il primo contratto l’ho fatto per 14 mesi a 600 euro. il rinnovo l’ho fatto a metà novembre per 350 per 10 mesi. io non sono una che tratta e contratta. in un suq non ci sarebbe storia con me, vincerebbero sempre loro. le cose hanno un prezzo, se me le posso permettere le compro, se non me le posso permettere fa niente. è un mio limite o una mia virtù, fatto sta che è così. l’unica volta che ho contrattato, poi ci ho smenato in altre forme. sono una persona onesta, che è meglio che non faccia i prezzi, ecco.
in questi mesi ho portato 5 nuovi iscritte, e incredibilmente tutte loro hanno pagato meno di me. ma in definitiva non mi sono indignata più di tanto. è una palestra, vive di promozioni, io arrivo (sempre) nel momento sbagliato. le mie amiche sanno contrattare, buon per loro. la mia è sincera invidia.
quest’estate mi si rompe la tracolla della mia borsa da palestra, chiedo se è possibile avere una borsa brandizzata, ne hanno di pratiche per chi – come me – non porta le cose per fare la doccia. la tipa della reception mi dice: se rinnovi… e inizia a snocciolare numeri e proposte. le dico che no, che io non rinnovo in quel momento (il primo contratto mi scadeva in novembre), volevo solo una borsa, visto che avevo portato nuovi iscritti… no, la borsa è solo per chi rinnova. conto le borse brandizzate che ci sono nello spogliatoio e mi dico che di rinnovi ne devono fare un sacco, ma ok. va bene. continuo a provare una sincera invidia e tramuto una messanger in borsa per la palestra.
al momento del rinnovo stavo per partire per new york, ho chiesto un preventivo, mi hanno detto la cifra, con 150 euro in più avrei potuto godere dell’offerta scontatissima per andare in una sacrosanta palestra (un altro circuito) con piscina e area benessere con spa, tutto incluso, ma più distante da casa, quindi praticamente una sòla, per me che sono un po’ pigra e un po’ sfaticata. ho detto al commerciale che avevo questa possibilità, lui ci ha messo 50 euro di sconto e va bene così. con altri 50 euro potevo avere accesso a tutte le palestre del circuito, ma visto che era l’unica vicina a casa perché spendere 50 euro in più? giusto. firmo, finanziamento e via. poi parto per new york.
dopo natale (diciamo, dopo un mese) scopro che a 200 metri hanno aperto un’altra palestra (stesso circuito), che a me è preclusa perché non ho messo quei 50 euro in più. ok, ci sta. non importa, sono affezionata alla mia palestra non saranno 200 metri a farmi tornare sui miei passi.
venerdì mi arriva un sms che mi dice che se rinnovo (entro sabato) per un anno pago 250 euro con accesso anche alla (fantomatica) piscina. al momento non dico nulla, presa dalle cose del weekend me ne dimentico pure. poi ci penso e visto che oggi sarei andata in palestra, mi dico che forse almeno farlo notare potrei.
perché a me non dà fastidio aver pagato 350 euro per 10 mesi e adesso belli belli mi dicono che potrei pagare 250 per 12. è una palestra, è una promozione, sono sfigata? sì. oppure me lo merito, ma non tutti nascono con la capacità di trattare. quindi mi dà un pochetto di fastidio, ma non più di tanto. mi dà un po’ più fastidio il fatto che porto 5 nuove iscritte e questi non mi offrono manco un caffè. ma assolutamente mi dà un sacco di fastidio che mi mandino un sms per dirmi “hai visto? hai appena rinnovato e adesso noi ti proponiamo un’offerta migliore! coglionazza!”.
e così stasera gliel’ho detto che era una porcata, che ci hanno fatto brutta figura, che hanno fatto fare una pessima figura a me con le persone con cui io ci ho messo la faccia. e che sono dei pessimi commerciali, che io finisco i 10 mesi e non ci provino nemmeno a fare una controproposta a settembre. alla fine sono tornata a casa a piedi e mi sono detta che alla fine non importa e va bene così, che i coglionazzi sono loro, mica io. ecco, perché poi a me le cose passano, anche le incazzature. ma se dovete scegliere una palestra, ecco, magari evitate il circuito che inizia con un numero e ha una parola plurale in inglese nel nome, quello con il sito sempre poco aggiornato, e con gli spoglatoi sporchi, ma gli istruttori tanto carini. eh, quel circuito lì. così, per dire.

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my personal magnolia bakery

Thursday, December 4th, 2008

io le mie amichette le vedo in palestra: si sono iscritte tutte in quella in cui vado io.
sarà l’effetto giacomo. peccato che io non ci metta piede da quasi un mese.

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twin set

Thursday, October 9th, 2008

una delle fantasie erotiche maschili più banali è fare sesso con due gemelle.
ieri ho avuto modo di valutare se la cosa potrebbe avere un senso anche per una donna: giacomo ha un fratello. gemello.

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bambina a ore, 2

Monday, October 6th, 2008

forse tutto questo è dato anche dal fatto che stasera la parte di stretching l’abbiamo fatta su “on my own” e io ero sull’orlo delle lacrime e sono due ore che non me la tolgo dalla testa.

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bambina a ore

Monday, October 6th, 2008

potrei raccontarvi che oggi mi sono piantata sciocca e tranquilla a fissare in una vetrina una sciocchezza di giocattolo per bambine impertinenti, e per due minuti son rimasta lì a fissarlo, pensando che le bambine impertinenti ne hanno un sacco di fortune, ed ero lì sciocca e tranquilla.
poi potrei dirvi che oggi un medico mi ha detto che io sono inutile e mi ha fatto pesare il fatto che io mi preoccupi, come se io stessi rubando tempo a un ambulatorio vuoto e sporco, con i nidi di polvere come quelli che ci sono dietro le mie porte di casa. potrei dirvi che io l’ho guardato di sottecchi e mi sono imbarazzata e mi sono sentita in colpa, così in colpa che tutta la pletora di bugie che avevo messo in piedi è crollata, ed ero lì nuda dentro e fuori, davanti a un medico ostile in camice bianco che mi faceva sentire in colpa perché non sono mai stata una bambina, stupida. e volevo dirgli “brutto stronzo adesso mi tratti come tratti tutti, con rispetto, con benevolenza, perché io sono qui e tu mi devi rispetto e benevolenza, anche e soprattutto perché sono una ragazzina inutile che non è mai stata bambina e che adesso pretende di essere adulta e felice. ok, stronzo?”. e invece no, ero nuda. e imbarazzata.
potrei dirvi che domani si torna in canoa.
potrei dirvi che oggi ho davvero avuto paura. il terrore. l’ansia. e che no, non sono tranquilla. davvero, non sono per nulla tranquilla.
potrei dirvi tutto questo. certo, ma invece preferisco dirvi che il lunedì c’è una piccola kappler che per un’ora e un quarto mi fa sudare come una disperata e mi riempie di adrenalina, di sorriso, di imbratanataggine riflessa nello specchio. e che un po’ mi guarda, pure. e mi sorride, pure. e che per quell’ora e un quarto io braso il cervello, non penso a niente, né a cose belle, né a cosa brutte. mi guardo nello specchio, asincrona, senza bisogno di pensare, di dire, di fare, di essere diplomatica, di essere sul pezzo, di fare questo in tempo, di fare meglio, più meglio, più meglio ancora. senza il torpore delle coperte, l’elastico lento delle spalline, il sorriso per tenere su lei, il fiato per correre in tempo al binario 15, senza bisogni, senza obblighi. un’ora e un quarto in cui gioco con le bambole, facendo trecce e poi disfacendole.ed è subito sera.

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brand new deal

Monday, September 29th, 2008

il lunedì in palestra dalle 19,15 alle 21: lei è come golia. e io mi sento davvero davide.

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fai un regalo ai tarriconi della tua palestra

Thursday, August 28th, 2008

fai una buona azione quotidiana nei loro confronti: un giorno presentati in shorts e canottiera e corri per una mezz’oretta buona, poi fai step e il wave.
l’effetto sarà come quelle delle mosche sul miele. non importa la taglia indossi.

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131/1826, il giorno del gettare la spugna

Tuesday, August 26th, 2008

quando corro sul tapis c’è sempre un momento preciso in cui appoggio l’asciugamano sul display, l’asciugamano scivola, corre sul nastro in senso opposto al mio, io lo salto e finisce per terra. dietro di me.
lo curo con lo sguardo e lo vedo riflesso nello specchio.
mai nessuno che passi da quella parte, lo tiri su e me lo passi.
probabilmente sono tutti convinti che sul parquet della mia palestra crescano piantagioni di bellora a nido d’ape.

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