forza che è giunta l’ora

Friday, April 24th, 2009

da mezz’ora per me è festa d’aprile. diversa da quelle degli ultimi anni, purtroppo, ma io quest’anno di più non riuscivo a fare.
domani mi sveglierò la mattina e vorrei la colazione a letto. poi andremo in manifestazione e dicono che non pioverà. non so bene quanta gente aspettarmi, chi vedrò, quali sorrisi: non sono a milano per la festa d’aprile da anni. chissà che succede. ci sarà formigoni, non ci sarà la moratti: insomma sarà tutto a sorpresa.
per me il 25 aprile è così: amici, manifestazione, liberazione, memoria.
che volete farci: sono una della razza rossa reggiana. scendendo giù dai monti a colpi di fucile, evviva i partigiani, è festa d’aprile.

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356/1826, il giorno della pasqua in famiglia

Monday, April 13th, 2009

nessun doppio senso, nessun messaggio nascosto, niente di niente: chi conosce questo blog da molto tempo sa di cosa parlo, gli altri, beh… sorridendo, mi spiace.
passare la pasqua in famiglia è una tradizione che ormai rispetto da diversi anni. e la famiglia si stringe, si allarga, prende diverse derive, si accoppia, si lascia, si litiga, si piange pure un po’ (addosso e no). qualcuno passa il turno e non presenzia, e manca un po’.
da qualche anno la famiglia (part of) si trasferisce al mare, faccia freddo o ci sia il sole (quando mai), a guardare i dischi volare, sulla stessa spiaggia, sullo stesso lungomare.
la mia famiglia quest’anno merita un grazie enorme, un abbraccio globale, un sorriso che dura il tempo (infinito) di una partita a dance nella sala giochi di piazza kennedy a rimini, mentre il vanz gioca a calcio balilla.
(e auguri lui).

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realtà dei fatti, 2

Thursday, April 9th, 2009

da lunedì incontro per caso gente che conosco.
ma tipo una dozzina di persone senza ragione premeditata alcuna.
sarà la primavera.

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322/1826, il giorno della disillusione della domenica

Sunday, March 8th, 2009

ogni tanto mi chiedo se ci rendiamo conto del male che facciamo ai nostri amici quando disattendiamo le aspettative che loro costruiscono su di noi. ogni tanto mi chiedo se ci rendiamo conto del male che ci fa sapere che le aspettative che loro hanno risposto in noi sono diverse da quelle che noi speravamo costruissero.
ogni tanto mi vorrei trasferire in un’isola deserta.

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in a 1.0 staila

Thursday, January 15th, 2009

ieri è stata una giornata così: arrivavo da una notte quasi insonne, lavoro alle terme (dove la specialità è la crioterapia), riunioni, sensazioni, un po’ di noia di routine e il mio nuovo flirt, stumbleupon. e poi serata con amici, siamo finiti tutti – o quasi – stesi sotto il tavolo del locale tutt’ora preferito dalla scuola milanese (quella che “la prima volta che ci siamo visti, siamo venuti qui e luca sofri ha portato i dischi”).
io ogni tanto mi appoggiavo a chiunque passasse e un po’ dormicchiavo. il sir sotto gli occhi (nuovi di pacca) aveva una muse di yves saint laurent, la spiff ha passato due ore con suzuki (che non aveva mai visto prima, per fortuna c’era il suo vicino di casa, che voi lo sapete quant’è ermetico suz). lui (l’ospite d’onore), grazie a dio (e a lei), ha dormito in un letto e non su un parquet. da testimonianze fotografiche sembra che io abbia passato la serata a baciare chicchessia.
con luca poi ci siamo detti che non abbiamo più l’età, che non siamo più abituati, che.
però bello, una volta tanto, mandare a quel paese il pensiero (unico e) ricorrente di queste prime settimane di questo 2009 che non si capisce.

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246/1826, il giorno del cosa si deve inventare per poterci ridere sopra, per continuare a sperare

Monday, December 22nd, 2008

(in ordine sprso) leggere almeno (e dico almeno) 40 libri degni di questo nome (che non significa sicuramente bei libri, ma almeno non delle cagate pazzesche che lo sai ancora prima di aprirli), sistemare casa, godersi gli amici, tornare in palestra, scegliere una nuova casa, risparmiare un po’ (non pretendo molto, un po’), ritrovare ritmi lavorativi più umani, dormire meglio, perdere per sempre sti tre chili (e poi accontentarmi), cambiare conto corrente, andare a parigi.

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243/1826, il giorno dell’auropportunità

Friday, December 19th, 2008


cioè, per davvero. son commossa.

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il bello di tornare

Monday, December 1st, 2008

organizzare pranzi e cene con le amiche e gli amici per poter raccontare tutto fa sentire a casa più di dormire nel proprio letto.

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198/1826, il giorno della maestra di cerimonie

Monday, November 3rd, 2008

mi dicono (ma non è una novità) che sono cerimoniosa. ad alcune cose ci tengo: ad esempio, ai buon appetito e ai grazie. non richiedo in cambio cerimonie. io sono cerimoniosa. la gente può fare come vuole. non mi offendo, ma mi arrabbio con me stessa ogni volta che non ringrazio per una cosa bella, o che non auguro buon appetito (certo, è chiaro… ognuno ha le sue fisime).
quindi, for all you that are concerned: grazie. questo è stato uno dei weekend milanesi 100% più intensi, divertenti, complicati, soddisfacenti, tranquilli, lenti, arzilli, a misura di auro che io ricordi negli ultimi… 10 anni.
i can’t express anger. that’s one of the problems i have. i grow a tumor instead. (manhattan)

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192/1826, il giorno del capire tutti gli sguardi dietro agli scuri

Monday, October 27th, 2008

vorrei avere più tempo da dedicare a ciò che amo, a coloro che amo, a chi mi fa ridere e ride solo perché gli tengo la mano mentre cerca di lavare i piatti. dedicare a lui più tempo, più cuore, più concentrazione.
vorrei avere tempo, la forza, il coraggio, la follia di prendermi una libertà che non mi spaventi per le conseguenze, per l’attenzione che devo prestare, per il rischio di sganciarmi da tutta una serie di consuetudini e grisaglie che detesto ma che ancora non mi limito solo a osservare.
vorrei avere la faccia tosta di non scrivere “traumi passati”, che mi fa ridere e anche un po’ incazzare quando lo scrivo, ma di fare nomi e cognomi, di ammettere verità insondabili, di confessare i miei limiti e raccontare i miei progetti. giusto per non avere la sensazione che saranno progetti solo perché me li tengo per me, che se li racconto poi mi tocca anche provarci a realizzarli.
vorrei fotografare le facce delle persone che amo: fotografare le scarpe di tiziana, la mia bici, le sue camicie, il sorriso di alessandra, la razionalità di federica, la forza di margherita, gli occhi matti di gabi, la curiosità di marta. fotografare ogni singolo istante che sia mattone di qualcosa che resti e che duri, che io possa regalare, condividere, toccare.
vorrei che un giorno nina si affacciasse dalla finestra e che io affacciandomi da quella finestra prima saluti il signor gino (sempre l’abbia in gloria) e poi lei, dicendo alla franz “metti su un caffé?”.
vorrei regalarmi il sogno di credere di poter essere migliore, io. migliore di me. ma senza strafare, che poi come si fa, se mi scopro già più migliore che posso? o se più migliore poi non mi piaccio? se più migliore poi non vi piaccio?

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