le cose che mi piace fare

Monday, March 23rd, 2009

svegliarsi la mattina, e poi rimettersi a dormire. e poi svegliarsi.
non sentirsi in colpa perché arrivi in stazione 40 minuti prima.
ascoltare il discorso di fini sulla morte di alleanza nazionale, pensare all’unisono “mò lo voto” poi ripensarci che non è ancora giunto il momento dell’alzheimer.
guardare 4 episodi di west wing, abbracciando il cuscino arancione, prevedendo cosa succederà e pensando che va tutto bene.
dopo una mezza vita passata a stare male, stare male per giorni, settimane, mesi, anni, anche pochi secondi, smetterla. e volerlo urlare, che non vuoi più stare male. smetterla. urlarlo: voglio smetterla. dire, fare, baciare, urlare.

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weekend all’insegna del non lo sa, non risponde

Monday, March 9th, 2009

ultimamente i miei weekend sono sempre più deludenti delle mie settimane, e non che le mie settimane siano entusiasmanti. è un periodo così, di transizione, in cui bisogna imparare che le persone hanno dei ritmi che bisogna rispettare, che le farmacie sono poche in italia (questo merita un post a parte), che le persone sanno scegliere ciò che serve loro, che un bentobox è gonfio di cibo, che un numero di telefono ritrovato può materializzarsi e citofonarti, che la maglia si fa e poi si disfa. che c’è un mondo non a milano, che ha comunque 6 lettere e inizia per emme.
che un momento prima no, poi il momento dopo hai lo stomaco chiuso per l’ansia. e non sai come dirlo, che c’hai l’ansia, che sei preoccupata, che non sai aiutare nessuno in questo momento. che non è un buon momento per nessuno, davvero.
che un potus se la prende male per 9 soldati morti, ma tanto è solo un telefilm. che nessuno si strappa i capelli perché non ci sei, che la prossima volta “margherita”.

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di ritorno dal cocoricò, 2

Sunday, January 4th, 2009

ho smesso di pensare che una cosa sia pericolosa quando una cosa davvero pericolosa l’ho vista in faccia e mi ha fatto paura. così paura che non ho mai saputo lallarci sopra, nemmeno quando istigata e minacciata di. ho un sistema di ansie che a spiegarlo ci vorrebbe un mago, ma lo controllo abbastanza bene, o meglio faccio finta di, ma ho anche smesso di dire che non ne ho di ansie. ne ho, cavolo se ne ho. posso dormire così tanto da starci male e da svegliarmi con il mal di stomaco. so di avere fatto errori e di farne ogni giorno a bizzeffe, forse un giorno dovrò davvero renderne conto e chiederne scusa, ma se mi sono perdonata io, se ogni errore fatto cerco di rimediarlo, di non rifarlo, di dimenticarlo, di ridimensionarlo, anche quando impossibile, perché non dovreste farlo voi? ogni notte di queste notti mi sono svegliata perché faccio sogni troppo vividi e stanotte non so se riuscirò ad arrendermi a morfeo, perché se stanotte mi sveglio non ci sarà nessuno affianco. però, però il mio materasso, mioddio, il mio materasso fa miracoli: hai visto mai. per quanto io faccia errori e impari da essi (cfr. sopra), talvolta il learning by doing saltella e rimbalza e così mi trovo a dire cose di cui mi pento dopo due minuti. stark è altissimo. non comprerei un vestito blu notte manco se lui mi dicesse “ti sta da dio”. tanto mi faceva sacco e non mi stava bene. di notte si dicono cose che altre notti non diresti mai.

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249/1826, il giorno del codice genetico

Thursday, December 25th, 2008

ho il vago sospetto che il giorno in cui mi hanno fatto mancasse in officina un pezzo e fosse quello della tranquillità.
e che abbiano coperto la mancanza – quei porci – con una doppia dose di senso di colpa.
a mia nonna cattolica non deve essere parso vero.

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raccogliendo pezzi di un puzzle a forma di me

Tuesday, December 23rd, 2008

se qualcuno mi toglie sta ansia da dosso mi fa un favorone.

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milioni

Tuesday, October 28th, 2008

io ho il terrore di tre(mila) cose nella vita: le api, i tuoni. e l’alopecia.
ieri sera mi sono addormentata con l’ansia di soffrire di alopecia. ho provato a dormire, in realtà, perché l’ansia di svelgiarmi con il cuscino coperto da miei capelli, mi faceva ammattire.
alla fine mi sono addormentata. ho sognato una tempesta di tuoni e api. la mia vita è davvero difficilotta.

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il pleuvait sans cesse sur brest ce jour-là

Tuesday, October 14th, 2008

ti si rompe la maniglia della finestra in mano, mentre stai per chiudere casa.
dimentichi il libro che stai leggendo sul letto. cioè a due metri di altezza.
prendi un appuntamento con una busta sigillata.
rivedi gli ultimi anni della tua vita allo slowmotion. li rivedi e sai perfettamente che nonostante tutti gli errori, non è possibile che tu abbia fatto sbagli. te lo continui a ripetere.
ne approfitti dell’ansia per mettere in circolo il metodo di controllo: ripassi l’elenco delle cose che hai messo in valigia, ripeti a mente “barbara” di prévert, controlli per la centesima volta se hai la carta d’identità. se hai l’ipod, il carica batterie per la canon, il cambio di biancheria. canticchi jeff buckley, sciogli la lingua con i trentini e le tabelline.
e poi alla fine… alla fine, vaffanculo. sei grande. e nonostante gli errori, non hai mai fatto sbagli. forse. affronta quella merda di busta sigillata. e sì, la carta d’identità ce l’hai.

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bambina a ore

Monday, October 6th, 2008

potrei raccontarvi che oggi mi sono piantata sciocca e tranquilla a fissare in una vetrina una sciocchezza di giocattolo per bambine impertinenti, e per due minuti son rimasta lì a fissarlo, pensando che le bambine impertinenti ne hanno un sacco di fortune, ed ero lì sciocca e tranquilla.
poi potrei dirvi che oggi un medico mi ha detto che io sono inutile e mi ha fatto pesare il fatto che io mi preoccupi, come se io stessi rubando tempo a un ambulatorio vuoto e sporco, con i nidi di polvere come quelli che ci sono dietro le mie porte di casa. potrei dirvi che io l’ho guardato di sottecchi e mi sono imbarazzata e mi sono sentita in colpa, così in colpa che tutta la pletora di bugie che avevo messo in piedi è crollata, ed ero lì nuda dentro e fuori, davanti a un medico ostile in camice bianco che mi faceva sentire in colpa perché non sono mai stata una bambina, stupida. e volevo dirgli “brutto stronzo adesso mi tratti come tratti tutti, con rispetto, con benevolenza, perché io sono qui e tu mi devi rispetto e benevolenza, anche e soprattutto perché sono una ragazzina inutile che non è mai stata bambina e che adesso pretende di essere adulta e felice. ok, stronzo?”. e invece no, ero nuda. e imbarazzata.
potrei dirvi che domani si torna in canoa.
potrei dirvi che oggi ho davvero avuto paura. il terrore. l’ansia. e che no, non sono tranquilla. davvero, non sono per nulla tranquilla.
potrei dirvi tutto questo. certo, ma invece preferisco dirvi che il lunedì c’è una piccola kappler che per un’ora e un quarto mi fa sudare come una disperata e mi riempie di adrenalina, di sorriso, di imbratanataggine riflessa nello specchio. e che un po’ mi guarda, pure. e mi sorride, pure. e che per quell’ora e un quarto io braso il cervello, non penso a niente, né a cose belle, né a cosa brutte. mi guardo nello specchio, asincrona, senza bisogno di pensare, di dire, di fare, di essere diplomatica, di essere sul pezzo, di fare questo in tempo, di fare meglio, più meglio, più meglio ancora. senza il torpore delle coperte, l’elastico lento delle spalline, il sorriso per tenere su lei, il fiato per correre in tempo al binario 15, senza bisogni, senza obblighi. un’ora e un quarto in cui gioco con le bambole, facendo trecce e poi disfacendole.ed è subito sera.

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le coincidenze che sopravvivono alla centrifuga

Tuesday, March 4th, 2008

ci sono dei giorni in cui mi manca tantissimo, anche se so che non è lei che mi manca. ma quella strana sensazione di essere compresa, di poter parlare, che nulla sarebbe uscito da quella stanza di cui ricordo ancora i quadri, le sedie (una aveva un chiodo che spuntava da sotto l’imbottitura), i calendari, il telefono.
ci sono dei giorni in cui invece so che non mi serve più, che posso andare avanti tranquillamente da sola.
ci sono dei giorni che ricordo con orrore quella telefonata che ho fatto alla franz il giorno dopo il mio primo (e unico) ollyparty, ricordo con orrore lo star male al supermercato, l’ansia costante, il pianto disperato di quel 18 aprile, ritornare compulsivamente a controllare il rubinetto del gas, l’impossibilità di dormire, la repulsione per il contatto fisico, le urla nella notte, il digrignare continuo dei denti, lo zerbino con un pacchetto, gli squilli nella notte, i pianti al telefono.
poi ci sono giorni come oggi che incominciano con una tasca interna di una borsa (vecchissima ma molto comoda) aperta dopo un lavaggio in lavatrice e un cartoncino giallo, liso e vittima dell’acqua e della centrifuga con scritto sopra il suo nome, il suo numero di telefono e una data: 23/09/2003.
non proprio il nostro primo appuntamento, ma comunque un appuntamento.
voi ci credete nei segni? io non lo so più.

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ansia in surplus

Wednesday, February 6th, 2008

dare fiducia alle persone certe volte ti fa venire l’ansia.
ci sono persone a cui sto dando fiducia. alla cieca.
e tutte le volte che penso che mi potrebbero a prendere per i fondelli, mi dò della cretina.
cretina.
cretina.
cretina.
e se stanotte non dormo, almeno so perché.

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