stasera in fila al banco dell’aperitivo, c’erano dietro me due tipi che “avevano fretta” e dato che avevano fretta, lo dicevano ad alta voce per far capire a quelli prima di noi di fare in fretta.
che poi cosa vuoi accelerare di fronte a un bancone di due metri con sopra una dozzina di vassoi?
davanti a loro c’ero io. che andavo ancora più lenta del normale, proprio perché loro avevano fretta.
che poi che vuoi avere fretta se stai facendo aperitivo con gli amici?
insomma fra una tartina di bresaola e un gambo di sedano, uno si spazientisce e mi dice “allora ti muovi?”
che poi io mica andavo a 2 all’ora. andavo solamente con la flemma di chi sa che tanto non è che le tartine alla bresaola finiscono, in due metri di bancone.
mi sono fermata, ho appoggiato i due piatti, le due forchette, i due tovaglioli.
io vivo con lentezza. gliel’ho detto, lui prima guarda me e poi guarda l’amico.
se vuoi passarmi avanti, fai pure, ma sarebbe di molto cafone e sono certa che tu non voglia sembrare cafone. si è messo lì con ‘amico a sbrogliare la frase un po’ complessa, c’era pure un congiuntivo!, e nel frattempo in due passi ho finito i miei due metri di bancone.
e ho finto pure le tartine con la bresaola.
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ne abbiamo già parlato qui: