mancanza
Sunday, January 10th, 2010mi manca andare a correre, mi manca andare in bicicletta, perché non ascolto musica, altrimenti.
Tags: bicicletta, correre, mancanza, musicane abbiamo già parlato qui:
e allora riflettete, ragionate con la vostra testa, e continuate la vostra lotta… (il comandante diavolo)
mi manca andare a correre, mi manca andare in bicicletta, perché non ascolto musica, altrimenti.
Tags: bicicletta, correre, mancanza, musicaho pedalato stasera con la gonna che le rimbalzava sulle gambe e ho pensato che forse la rejna era curva sui pedali sul po.
ho preso il terzo aperitivo consecutivo con marco e con l’uomo de “li pescetti”.
ho capito che non c’è mai fine alle sorprese: sta per andando là dove disse “mai e poi mai”. capace che finisca su una barca a vela prima o poi.
ho pensato di chiedere all’architetto le piante dell’appartamento e le piante delle piante del giardino. la misura della campata ormai è questione di sanità mentale.
ho visto una cena con ale e ele e mi è piaciuto quello che ho visto.
ho preso tempo, allora. ne prenderò ancora.
ho sognato di fare un altro lavoro, ma poi ho deciso che i solventi industriali mi fanno paura.
ho prenotato una donazione del sangue millantando controlli cardiaci che non ho mai fatto. e adesso non so che cosa fare.
pedalo contromano e controvoglia. passo la fiumana di gente in piazza del duomo per festeggiare lo scudetto. poco prima sono passata per corso venezia ed ero da sola, l’unica: io e gli spazzini che rimettevano i puntini sulle i dopo che è passato il giro.
mentre nelle mie orecchie urlano i bassi dei subsonica. vado contromano rispetto alla folla. guardo ma non registro nulla, sento suoni in lontananza ma mi concentro sui bassi.
e ho finalmente chiaro il momento in cui la mia vita ha preso un binario diverso da quello degli altri, da quello previsto, da quelle segnato nelle stelle: credo sia stato quando ho smesso di ascoltare vasco.
oggi pedalavo e sono caduta. in pieno viale monza.
ho fatto tutto da sola, mi sono spaventata perché una macchina da un parcheggio ha messo la retro, ho rallentato, ho forse messo mano al cambio, la catena è caduta, il sacchettino che portavo attaccato al manubrio si è infilato nella forcella, pedale fisso (altro che movimento fisso), impiantata, stock, ho frenato, luce bianca della retro della macchina ancora accesa, a meno di un metro da me. lui non può vedermi, perché è in una spina di pesce in mezzo ad altre auto.
sono caduta. mani avanti, la bici era completamente ferma, io no. cosce sbattute all’unisono sul manubrio, testa protetta (ma – in modo idiota – non da un caschetto). luca era più avanti e non si è accorto, si sono fermate due ragazze, io ero un po’ stordita, tutto bene? sì, tutto bene, dico io.
ho tolto la ruota davanti in un clank, ho tolto il sacchetto rimasto incastrato nella forcella e fra le ganasce dei freni, ho rimesso la ruota, clank per bloccarla, ho visto che la catena era scesa, ho iniziato a camminare verso casa di luca, lui è tornato indietro, mi ha dato una mano con la catena per rimetterla su.
va tutto bene. mi sono spaventata, dico io. ma stai bene? sì, sto bene.
pedaliamo lenti fino a casa, non mi ricordo nulla, la bici va in cantina, io sono ancora un po’ stordita. inizia a farmi male la botta sulla cosce, ho dei segni sulle mani, il grasso della catena non va via da sotto le unghie. dopo qualche ora adesso ho la spalla indolenzita.
mi sono spaventata, (mi) dico io. spero che mi passi. lo spero, davvero.
com’era destino me ne sono innamorata. perdutamente. e fra qualche tempo mi darò della scema per non aver saputo rischiare abbastanza, per non aver creduto in un sogno, per aver notato la mancanza dei battiscopa e non aver saputo ascoltare abbastanza a fondo la bellezza del silenzio sottile. per non aver saputo fare una domanda, ma aver saputo solo ascoltare una risposta. per non volere guardare oltre, ma restare in un equilibrio precario.
grazie a dio oggi ho rimesso in pista la pinarello, che ho bisogno di fare fatica e di caragnare un po’.
ho capito perchè camminare mi fa rilassare, perchè amo così tanto pedalare e perchè odio le macchine.
l’ho capito due minuti fa scrivendo una cosa in chat. una domanda irrisolta per anni, risolta in 2 secondi.
camminare mi fa rilassare (come il pedalare) perchè mi permette di muovermi, di raggiungere posti, senza dover condividere il mio spazio con le stesse persone per un tempo prolungato.
chi cammina sul mio stesso marciapiede, molto probabilmente ha una falcata diversa dalla mia, un ritmo diverso, un mood diverso. entrerà in un portone oppure si fermerà a guardare una vetrina, cercherà il cellulare in borsa, attraverserà al prossimo incrocio.
se sono nel traffico in bicicletta, posso sgamare un rosso, prendere un senso unico, alternare ritmi di pedalata. se sto pedalando in gruppo o in gruppetto, posso staccarli alzando il rapporto oppure posso fare una pausa tattica.
quando sono (ero) in fila al semaforo alla fin fine le macchine che ho intorno sono sempre le stesse: quella rossa il cui conducente si infila le dita nel naso, quella argento in cui due bambini non fanno altro che frignare.
non c’è proprio paragone.
mi ha preso in via casoretto, l’ho lasciato in via dante.
io tornavo a casa un po’ confusa, un po’ distratta, un po’ lontana, un po’ non lo so come. dopo una giornata di entourage e di sole e di vento in faccia. tornavo a casa, alta sui pedali, guardando alternativamente verso la vecchia casa di valentina e i fulmini che sembravano preannunciare che mi sarei fermata da qualche parte sotto un portone. tornavo a casa, cantando “paid my dues” e pure sacrementando un pochetto per tutti sti miei “dues”.
e lui prima del semaforo della chiesa mi ha superato e ha fatto quel classico gesto ciclistico del “seguimi che ci divertiamo”, che non significa quello che pensate voi, ma quello che è successo stasera: milano tagliata in due da due pazzi scriteriati che non hanno mancato un rosso e si sono dati il cambio su tutto corso buenos aires, corso venezia, corso vittorio emanuele, piazza duomo, piazza cordusio, via dante. con urla, drindrin e risate.
poi in via dante io ho preso un contromano (l’unico) e l’ho perso, stavo davanti io, ho scelto io. lui non ha preso la scia e l’ho perso. e ho proseguito da sola. fermandomi anche a due rossi.
parco lambro, casa. 35 minuti netti. meno che in metropolitana.
stamattina sono andata a fare una visita medica. avevo appuntamento alle 8 e 45 in piazza del duomo. sono uscita presto di casa alle 8 e 20.
risultato: ho litigato con 3 deficienti in macchina che gli venisse a tutti un crampo. uno aveva deciso di parcheggiare mentre passavo io, l’altro voleva che io non superassi un altro perché doveva superare lui, l’altro mi ha suonato il clacson nell’orecchio per superarmi per poi rimanere in un ingorgo.
la ricetta per restare zen tutta la vita è uscire con la bici solo dopo le 10 di mattina.
oggi alessio ha bucato. in due anni non avevamo mai avuto problemi di forature.
io e elena abbiamo corso come delle disperate alla macchina e poi siamo andate a riprenderlo, perché non avevamo con noi il corretto kit di riparazione.
non abbiamo mai fatto tutta quella strada (seguite la cartina, abbiamo pedalato da maddalena – circa punto N – a bernate – circa punto E) in così poco tempo (un’oretta scarsa), senza soste.
altro che il cane di totti, siamo noi le vere eroine del weekend.
65 chilometri in circa… ahem… 2 ore e mezza. compresa pausa ristoro. e almeno una ventina di complimenti.
Tags: bicicletta, chilometri, ele senza ale, pista ciclabile, ristoro