snobbismo da asociale

Friday, March 6th, 2009

ho capito perchè camminare mi fa rilassare, perchè amo così tanto pedalare e perchè odio le macchine.
l’ho capito due minuti fa scrivendo una cosa in chat. una domanda irrisolta per anni, risolta in 2 secondi.
camminare mi fa rilassare (come il pedalare) perchè mi permette di muovermi, di raggiungere posti, senza dover condividere il mio spazio con le stesse persone per un tempo prolungato.
chi cammina sul mio stesso marciapiede, molto probabilmente ha una falcata diversa dalla mia, un ritmo diverso, un mood diverso. entrerà in un portone oppure si fermerà a guardare una vetrina, cercherà il cellulare in borsa, attraverserà al prossimo incrocio.
se sono nel traffico in bicicletta, posso sgamare un rosso, prendere un senso unico, alternare ritmi di pedalata. se sto pedalando in gruppo o in gruppetto, posso staccarli alzando il rapporto oppure posso fare una pausa tattica.
quando sono (ero) in fila al semaforo alla fin fine le macchine che ho intorno sono sempre le stesse: quella rossa il cui conducente si infila le dita nel naso, quella argento in cui due bambini non fanno altro che frignare.
non c’è proprio paragone.

Tags: , , , , , , ,

ne abbiamo già parlato qui:

l’impossibilità della puntualità

Thursday, February 26th, 2009

stasera ero di pessimo umore. così di pessimo umore che l’ho lasciato davanti al cartellone degli orari e sono scesa di corsa le scale perché gli stavo per tirare un pugno (vabbé, sto esagerando, eh). arrivata in stazione mi son detta che se andavo a casa avrei micragnato tutta sera sul divano inutilmente, se avessi camminato un po’ mi avrebbe fatto bene. e così, con la borsa zeppa di computer, buste, medicine, pirofile (ahn, pirofile… eh! pirofile!), ho imboccato il foro da cadorna e ho iniziato a macinare chilometri. l’incazzatura mi è passata più o meno all’altezza di corso matteotti, davanti al negozio di alviero martiri 1a classe, quando ho visto 3 buyer (con relativo stuolo di accompagnatori) uscire dallo show room con almeno 10 sacchetti ognuno. i sacchetti, non solo di martini, ma anche di tutti i suoi vicini di casa (immagino che fosse compreso anche quel tubino calvin klein che mi piace tanto).
l’incazzatura mi è passata lì, in quel momento esatto. del resto che mi incazzo a fare, faranno i lavori, bravi. lavorate. che vi devo dire. io non sono proprietaria della casa e quindi devo un po’ adeguarmi, potevate avvisare, certo… ma come al solito il limite del rispetto è una cosa che scrivi tu, una linea che tracci tu, e che gli altri possono tracciare diversa, scompaginata, disallineata.
che poi dico, ma che cazzo mi incazzo per un anno e mezzo di lavori in casa se forse fra un anno e mezzo non saremo più una repubblica? se il diritto di sciopero è diventato un’opinione, se mi costruiscono una centrale nucleare sotto casa, se non posso esercitare il mio sacrosanto diritto di morire – almeno per quanto posso – come voglio.
quindi baldanzosa passo davanti alla sant’ambroeus e poi attraverso via montenapoleone. cammino lungo corso venezia.
camminare mi fa bene, mi stanca, mi dà senso di pace, di automatismo, di fare qualcosa istintivamente, senza bisogno di pensare. ho camminato in diverse vie del mondo, talvolta sterrate, senza ricordarmi un solo scorcio di panorama, ma solo la sensazione assoluta di stare via via meglio.
zenissima arrivo a una farmacia, compro uno sciroppo che spero mi faccia calmare la tosse e il rantolo che ho al posto del respiro. “pago con bancomat”, la commessa se ne fotte e batte lo scontrino non passando la tessera sanitaria e facendo carta di credito. ma vaffanculo. attraverso corso buenos aires, mando un sms “mi scappa la pipì”, faccio un altro pezzo a piedi, poi prendo la metro e la farmacista non so più come si chiama. e sinceramente anche bartlet immagino mi perdonerà se di galileo 5 non ho seguito molto.

Tags: , , , , , ,

ne abbiamo già parlato qui:
Liked by
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    certo, appena schiacciato "post" mi è caduto a terra lo sciroppo, e adesso ho appena finito di pulire, però resto zen, un porco qui e un porco là, ma resto zen.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] simple
    porcooooommmmhhhhh? :)
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] La Rejna
    Aggiungerei, citando altri, che la puntualità, di fatto, è proprio inutile.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    gotcha.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] stark
    Condizioni climatiche che mi rendono sterile.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] Roberto (postoditacco)
    Muciooooo, dove sei??

tutto in una notte, 2

Wednesday, October 29th, 2008

attraverso milano a piedi. cantando ad alta voce. saltellando e scivolando con le suole lisce sui marmi della galleria. canto e non importa nulla.
passo davanti al negozio della westwood e mi innamoro di un tubino fucsia.
passo davanti a un fioraio ambulante, distratto dalla sistemazione dei fiori, ha lasciato lì il vaso dei girasoli. gliene rubo uno, penso. poi non importa. ma un po’ mi resta la voglia di tornare indietro e comprargliene uno.
abbiamo appuntamento a metà strada, dalla parte dei giardini.
mi fisso a guardare le luci di una casa, poi mi giro, abbasso lo sguardo e me lo trovo lì davanti. well, wow.

Tags: , , , , , ,

ne abbiamo già parlato qui:

l’unico modo che conosco

Thursday, August 7th, 2008

per farmi passare un’incazzatura e la tensione è stancarmi: ieri notte ho camminato un’ora e mezza in città, un po’ girando un po’ a caso, un po’ desiderando tornare a casa.
avevo il cellulare staccato, la scarpe meno adatte a camminare che io possieda, avevo freddo.
sono andata in feltrinelli, ho preso 5 libri e poi non avevo il buono sconto che pensavo di avere con me.
ho cercato di focalizzare tutte le cose che ci si deve ricordare di una persona e ho provato a perdonare il vostro dio per non aver dato anche agli uomini quel senso di autoconservazione di cui noi donne strabordiamo. non ce l’ho fatta a perdonare.
è un dio ingiusto il vostro, è una scienza ingiusta la vostra, è una casualità ingiusta la mia: noi non ce la facciamo quasi mai, a loro viene quasi sempre bene.

Tags: , , , ,

ne abbiamo già parlato qui:

crocicchi di suole consunte

Monday, May 19th, 2008

oggi avevo bisogno di camminare. ho incontrato un amico giornalista e poi sono andata un po’ in giro per roma, autisticamente come mi accade spesso nelle città che conosco. fabio dice che vivo in modo abitudinario: vero. alla fine fine faccio sempre i soliti giri, vedo sempre i soliti posti, faccio la spesa sempre nello stesso super, alla fine faccio amicizia anche con i commessi di feltrinelli e con i camerieri di pascucci.
visto che non avevo niente da fare di preciso ma solo molta voglia di camminare, ho scelto la via più smaccatamente sfidante: ho fatto il giro delle istituzioni. palazzo madama, montecitorio, viminale, campidoglio, piazza farnese, quirinale. non in questo ordine, passando per via dei serpenti, santa maria maggiore, piazza esedra, termini e via dei maroniti.
ho camminato e un po’ ho pianto. perché è giusto che sia così, io quando mollo gli ormeggi, mollo il controllo e mi sento respirare pure l’alluce valgo, poi piango. perché solo se piango riesco a fare respirare pure i lobi delle orecchie. e con loro il centro del mio mondo.
mi sono fermata a quasi ogni angolo, per scrivere lettere d’amore, lettere di scuse, appunti strani, richieste di affetto e di attenzione, pensieri porci e sessuosi, citazioni, buoni propositi, twit di inchiostro. ho una moleskine così gonfia di parole che fra un po’ mi va in iperventilazione.
ho mangiato riso cinese camminando, incespicando con le bacchette e macchiandomi con la salsa di soia. ho ascoltato 4 ore di musica e ho cantato ad alta voce, mentre accarezzavo vestiti, biancheria intima e copertine di libri.
ho vissuto fuori dal mio corpo per dieci minuti da mel bookstore. ho guardato con faccia insipida la farmacista che in cambio di 6 euro e 11 mi ha dato un (pessimo) collirio monodose senza acido jaluronico. mi sono rifiutata di darle il mio tesserino sanitario.
ho sempre più presente a me stessa il fatto che non voglio avere una televisione in casa.
ho mandato un paio di sms che aspettavano da mesi. ho pensato con cupidigia inaspettata e non concessa a lui, e con un po’ di sana ma affrontabile amarezza a lui.
ho camminato davvero a lungo: davanti alla sede della provincia, ho preso una storta, mi sono messa seduta su uno scalino e ho rovesciato sul mio piede la bottiglietta di acqua lilia appena comprata, tanto avevo chiesto acqua naturale fuori dal frigo e il tipo del bar mi aveva dato quella frizzante, ghiacciata.
sono giunta alla conclusione che capisci dove c’è “potere” a roma dal numero di crocicchi di gente che si formano intorno al portone. un sacco davanti a montecitorio, un sacchissimo davanti a palazzo madama, infiniti davanti al segretariato generale della presidenza del consiglio.
ho zoppicato un po’ e, tornando verso casa, ho notato che davanti a palazzo grazioli non c’è mai nessun crocicchio di persone.

Tags: , , , , , , ,

ne abbiamo già parlato qui: