stanotte fra il quarto e il quinto attacco epilettico di isotta, ho pensato: “porcocazzo… non ho la macchina”. erano le tre meno un quarto di stanotte, portarla dal veterinario sarebbe stata una specie di epopea con tassisti in ritardo, spiegazioni da dare, bava ovunque, tremori secchi, ossa che scricchiolano, denti che se potessero ti sbranerebbero, occhi fissi e inutili, asciugamani bagnati, sudori misti.
ho rinunciato, ho aspettato con lei la quinta crisi, ho acceso la luce del divano e mi sono accoccolata, con lei. stamattina alle sette ero sveglia, abbiamo corso un po’ nel giardino di caterina da forlì e mi pare che stia meglio.
ogni volta che sta male, davvero male, non quelle cosucce di ripicca che mi fa il sabato mattina per farsi notare, io penso che c’è davvero della perversione nell’amare qualcuno.
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ne abbiamo già parlato qui: