forse ci voleva

Thursday, February 18th, 2010

mi sono tagliata i capelli, stavolta per davvero. magari torno a farmi foto. magari.

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fiume in piena.

Tuesday, January 12th, 2010

(jasant de moi, senza una chiosa che sia degna di tale nome) come ho già avuto modo di dire, io alcune cose proprio non le capisco, nel senso che ci sono giorni interi che leggo una roba, una notizia, una frase, un qualcosa, e mi chiedo: ma che significa?
non dipende dall’età che avanza, credo. quando ero al liceo, per dire, mi succedeva con la filosofia e la fisica. e anche con i ragazzi, per dirla tutta. mi dicev(an)o che ero distratta, che non studiavo abbastanza, che non mi applicavo, che non prendevo appunti perchè preferivo scrivere sulla smemoranda.
all’università, invece, ho avuto questo problema con gli esami di storia delle dottrine politiche e di scienza politica: ho letto quei manuali anche tre o quattro volte e non ne capivo una riga. non avevo le basi forse, o forse gli autori davano per scontato un sacco di cose, o forse dovevo fare un’altra cosa, un’altra scelta per l’università. quando mi dicevano che una laurea in scienza politiche apriva qualunque (e nessuna) porta, mi dicevo che era meglio così perché alcuni esami che ho davvero amato, a me gli altri sono rimasti molto nebulosi. quei due, poi, inspiegabili.
adesso sono vecchia, ho fatto una dozzina di lavori, ho avuto una dozzina di opportunità, mi sono iscritta anche a una seconda laurea, ho fatto un master, per dire. scrivo articoli frivolissimi per un mensile femminile. non ho mai letto un romanzo russo perché non ci ho mai capito una riga, nemmeno shakespeare per dire, e anche la poesia non la capisco mica tanto.
adesso sono vecchia, ho ascoltato ore giorni anni di musica e ho sempre pensato che ci fosse qualcosa oltre al testo scritto, ho sempre sognato, immaginato, visto, sognato. ho anche fotografato molto (grazie stefano, davvero) pensando alle canzoni, incapace io di capire se in un verso ci fosse amore, odio, rancore o rimorso. incapace di leggere tutto quello che ci leggevano gli altri, ho sempre immaginato cose diverse, dato la mia spiegazione, corso lungo strade differenti, solo mie, con binari differenziati, forse più lenti, ma anche molto più nitidi, a volte. totalmente sfocati, altre.
questo è uno dei motivi per cui ho fotografato molto (e molto me stessa): per cercare di leggere quello che non riuscivo a capire (compresa me stessa).

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280/1826, il giorno dello studio

Sunday, January 25th, 2009

non sto fotografando, non che la cosa penso vi preoccupi, ma preoccupa me. non sto fotografando per tanti motivi, alcuni meccanici, altri fisici, altri ancora ispirazionali (leggi alla voce: mancanza di).
ma sto studiando, anche se non me ne accorgo, sto studiando perché dopo anni ho capito che non mi interessa andare a casaccio, ma voglio vedere come vedono gli altri per capire come vedo io.
ieri ho guardato per ore intere facce sconosciute e se mi chiedessero cosa ricordi di fabio o di roberta, sarei in difficoltà: ne conosco i particolari, ma non saprei riconoscerli nella sala d’aspetto della stazione di torino porta susa. ne conosco i particolari e so come li ho visti in bianco e nero, su sfondo nero. chissà se è sufficiente per voi, per me lo è. li ho studiati inconsapevolmente, senza malizia, o inganno, è l’unico modo che ho per vedere, per guardare.
sto studiando magari per poi un giorno, decidermi a riprendere la machina fotografica in mano e raccimolare un sei politico oppure un quattro meno, ma magari no. non lo so. ma questo è quello che faccio perché questo è quello che so fare. guardare, ricordare, memorizzare, scattare.

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sono ossessionata da un film

Monday, September 22nd, 2008

ho voglia di ammazzarmi di foto, di ammazzarti di foto. di ammazzare chiunque con uno scatto, uccidere chiunque giusto in tempo. prima che ammazzino me.
ho voglia di fotografare per strada, di ricominciare a vedere foto e non solo stanchezza. di mettere lo scatto continuo e lasciarlo andare, di mettere l’autoscatto e mangiarmi il remote. ho voglia di bianco e nero, di facce, di fare le facce, di giocare con il trucco, con gli abiti, con la pelle, con il telo nero, con la luce, con il muro rosso.
voglio guardare quello che non vedo con gli occhi. voglio urlare che se non mi baci urlerò ancora più forte.
e farlo, urlare.
ancora.
più forte.

ann: if you don’t kiss me right now i’m gonna scream.
lee: if you don’t kiss me right now, i’m gonna fucking scream.
(my life without me)

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ancora minorenne

Tuesday, August 5th, 2008

a me fotografare i bambini viene bene, viene naturale. i bambini fanno le facce, hanno l’ingenuità di strabuzzare gli occhi, di fare le boccacce, sono furbi, ma trasparenti. sia quando urlano, sia quando pensano.
io fotografo i bambini perché io sono un bambina che spalanca gli occhi e che non riesce mai a mentire, almeno con la faccia.

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84/1826, il giorno di più (e sei ancora mia, lascia che sia come vorrei ogni mio istante)

Thursday, July 10th, 2008

oggi ho pensato che sono la donna meno romantica del mondo.
non fosse altro perché ho pensato di volermi fare una foto mentre bacio con la lingua un polipo, avvinghiato al mio braccio, brandendo una cazzuola nell’altra mano.
poi dici i fiori. certo, i fiori.

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saziare la mia compulsività

Tuesday, November 6th, 2007

e se poi alla fine io mi fossi stufata di fare click e assecondassi solo il fatto di continuare a vedere foto ovunque e il click lo facesse qualcun altro?

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