qual è il tuo target? non io, forse.

Monday, February 23rd, 2009

in questi ultimi mesi sono stata bersagliata da mail che mi invitavano a eventi, prove d’acquisto, esperienze mirabolanti.
si sappia quindi che (la faccio un po’ veloce, scremando molto): io non amo le verdure (quindi niente prodotti a base vegetale), io non amo le multinazionali che non diano segni chiari delle loro attività (quindi per la maggior parte dei casi, niente jogurt, niente acque minerali, niente merendine, niente caffè solubile), io non amo nuotare, non amo il mare aperto, non amo i velisti. io non amo essere equiparata a persone che copiano e incollano cartelle stampa senza avere il minimo senso critico e creativo rispetto al prodotto che viene loro regalato (è successo, perché sono stata ingenua, ho restituito praticamente subito il prodotto a chi me lo aveva fornito).
non amo le marchette, anche perché vivo in un ambiente lavorativo che non ama le marchette (strano a dirsi) e dove ho imparato (più o meno, ma faccio ancora degli errori) a distinguere opportunità da prese in giro.
quando su questo blog (o sugli altri) parlo bene (o male) di un prodotto (ultimamente sempre di meno, in passato di più) è perché l’ho scelto io e l’ho provato io, anche in questo caso è l’altro pezzo di vita lavorativa che me lo ha insegnato (i maestrini non si chiamano così mica per niente). io non sono una persona a cui potete vendere qualsiasi cosa e che intende diventare fra gli amici “quella che prova tutto”.
partecipo da molto tempo a una specie di focus group di una multinazionale della cosmetica (non è una cosa nascosta, perché è una cosa molto trasparente, che trovate tranquillamente su google) e lo faccio con curiosità e impegno (non che ne serva molto, non stiamo parlando di fisica quantistica), non tanto perché sono vicino a casa quindi comodi da raggiungere, ma perché le persone che ci lavorano sono oneste e le persone che incontro ai gruppi sono esattamente come me. non tutte, a dire la verità (alcune mi paiono cyborg, ma poi penso che quando io attacco a parlare delle bici un po’ cyborg sembro anche io). ma buona parte di loro sì, sono aperte al dialogo, al confronto e all’ascolto, non sono mere latrici di cartelle stampa (che peraltro non abbiamo mai ricevuto). in molti casi si parla bene (molto bene) di prodotti concorrenti.
quello che mi piacerebbe che funzionasse nel marketing basato sugli utenti è che il marketing si prendesse la briga di leggere i blog degli utenti a cui sta proponendo un prodotto, di conoscere le persone e non solo la loro mail. è il motivo per cui preferisco che sia un amico che ci lavora in quel marketing a dirmi, ciao stiamo per fare una campagna su una nuova giacca tecnica per i ciclisti, ti va di provarla? o che siano prodotti davvero simili alle mie abitudini (signor pinarello, le provo tutte le sue bici, che crede?) quelli proposti seppur da emeriti sconosciuti, piuttosto che qualsiasi nome e cognome a propormi di provare un nuovo cellulare iper tecnico, visto che io mando 200 sms al giorno, non faccio praticamente mai una chiamata e ho disdetto la flat internet dati dopo un mese che l’avevo attivata.
si chiama analisi del target, ecco: che ce vo’?

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ne abbiamo già parlato qui: