un tram chiamato okkupazione

Saturday, February 13th, 2010

quello che sai è che fa freddo mentre aspetti il tram una sera di febbraio.
quello che non sai è che dopo un bel po’ il tram arriverà e il cocchiere dirà “si scende”. e nessuno invece scenderà perché la gente deciderà di opporsi, di fare, di dire, di smetterla di lamentarsi, ma di agire. e mentre stai leggendo un libro sui mali e i malanni di milano (che è un po’ come leggere le lettere d’amore di un amore perduto), scoprirai che milano è bella, ed è bella la gente, rumena, italiana, senegalese, marocchina, musulmaa, bresciana, impellicciata, con il piercing al labbro, che okkupa un tram direzione greco e nel cigolare del ferro arancione ti nanna e ti porta che pare quasi un sogno. fatto di freddo, di luci della strada, di fari e di saracinesche che si abbassano.
e poi, casa.
milano sei una stronza, adesso vivo in viale monza.

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il diritto alla casa (lungo)

Monday, May 25th, 2009

su questo blog in passato ho scritto davvero qualsiasi cosa mi accadesse, o mi passasse per la testa. fino all’anno scorso le sole cose che evitavo di scrivere riguardavano una persona, e non è mai stata una scelta mia. su questo blog ho scritto di cose che mi sono successe, parecchio brutte peraltro. ad esempio qui ho raccontato tutte le crisi di panico che ho vissuto e mi sono altamente lamentata, di qualsiasi cosa. se rileggete l’ultimo anno però – per inciso: ben prima di agosto, eh – invece no. e non so se sia perchè ho smesso di condividere con tutti le mie lamentazioni, o se le mie lamentazioni hanno solo la durata di 5 minuti (5 minuti alla volta per un numero infinito di volte) e quindi fatico a raccontarle, o se è vero che mi lamento, ma ho anche imparato a chiedere, a dire, a ringraziare, a riconoscere e a distinguere. in ogni caso, stasera mi lamento.
a casa mia a febbraio sono cominciati i lavori, li chiamano lavori straordinari. e quindi li possono fare, fino a fine giugno 2010. tutta la casa è di un unico proprietario, siamo tutti affittuari e da qualche tempo non hanno più rinnovato i contratti. in pratica prima dei lavori alcuni appartamenti erano rimasti sfitti. a me il contratto scade in ottobre, ottobre 2010. alcuni contratti che erano in scadenza sono stati prorogati, anche perché – come dire – adesso un trasloco è impossibile: abbiamo i ponteggi sulla facciata, i ponteggi sul retro (in cortile) e allegramente gli operai fanno un po’ quel cazzo che pare a loro sulla nostra pelle. far passare un armadio è impossibile. e la situazione è un vero delirio: tipo che un giorno chiudono le scale, l’altro giorno non si sa. iniziano a trapanare alle 7 e mezza, talvolta alle 9, talvolta non iniziano nemmeno.
da fine aprile, io sarei anche mezza giornata a casa a lavorare. sarei. per ché poi mica ci sono sempre: le tapparelle sono giù – perennemente, se non trapanano da qualche parte, martellano, se non approfitto delle ore d’aria col cazzo che riesco a scendere con la bici, insomma un delirio. e quindi o sopporto, o vado in bovisa.
settimana scorsa le voci di ballatoio, poi, hanno avuto concreta manifestazione: nella casella della posta c’era una busta con dentro una proposta di acquisto dell’appartamento. tutto molto nuovo, un piano in più, i pannelli solari, la coibentazione, i nuovi serramenti (forse non sapete che a casa mia fra stipiti delle finestre e muro ci passa una mano), nuove porte, videocitofoni, rinnovo delle scale e degli ascensori. insomma una figata. fuori. dentro poi la solita merda che non che io abiti in un porcile, ma è comunque una casa del dopo guerra, con i pavimenti uno diverso dall’altro (ma il parquet più figo del mondo), il bagno stretto, la cucina non abitabile nemmeno da una persona e così via.
ma resta il fatto che.
quindi vediamo sta proposta e viene fuori che per casa mia vogliono (senza ristrutturazione interna) circa 200mila euro. che mica poi tanto, in effetti, ma neanche bruscolini, perché a rifare tutto, anche facendo lavorare in nero due albanesi, qui per la ristrutturazione almeno 20mila euro se ne vanno. e quindi, e quindi metti pure caso che mi dessero un mutuo (e già questo è impossibile), perché dovrei spendere 220mila euro (almeno, senza contare gli interessi, è chiaro) per 45/50 metri quadri di questa casa? sono le quote di mercato, certo. mica ho detto di no. ma perché?
e quindi, e quindi è tempo di cambiare. e questo è assodato. e quindi adesso mi lamento ancora un po’ perché io con il normale contratto 4+4 ho 6 mesi di preavviso. solitamente questa parte qui la si evita (o almeno la si riduce) entrando in un’altra casa prima e liberando la casa per il successivo affittuario. io avevo fatto così. il problema è che qui non ci entra nessuno perché la casa è in vendita (almeno fino a dopo la ristrutturazione a sto punto a carico dell’attuale proprietario) e loro non hanno molta convenienza a perdere sei mesi di affitto, visto che la casa appunto deve essere ristrutturata e quindi anche se vendono, possono rogitare a lavori conclusi (spero di essermi spiegata perché mi faccio confusione da sola).
quindi, come faccio a mollare il tutto pagando il giusto (questo sì) e non il troppo? e soprattutto come faccio a evitare che mi sfruttino come le cavallette (ad esempio, se devono cambiare gli infissi, mi entrano in casa mentre io ci vivo ancora? anche per le tubature? è loro diritto farlo?), per la serie oltre il danno la beffa? perché mi devono sempre prendere per sfinimento che poi alla fine ci smeno sempre io?
esistono delle norme, delle leggi, dei regolamenti? suggerimenti?
(fine. che tanto fra un po’ si va in ferie.)

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lamento conciso

Monday, March 30th, 2009

domani ho una visita medica noiosa. niente di invasivo, ma ecco… preferirei non farla.

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noia e fastidio e calli

Tuesday, September 30th, 2008

il non poter prendere a ceffoni chi di dovere ti fa perdere il benessere dato dal sapere che oggi è martedì, e quindi domani è mercoledì, e dalla pedicure.
grazie a dio ho imparato a lamentarmi un po’ di meno e ad andare in palestra per sfogare il mio malessere. se imparassi anche a far sì che ogni giorno fosse mercoledì sarebbe molto meglio, quasi un bingo.

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111/1826, il giorno del please please please

Wednesday, August 6th, 2008

voglio rannicchiarmi nell’incavo naturale del mio divano e mettermi a piangere. due minuti soli.
da sola. sconfitta. preoccupata, innervosita, delusa, ripetendomi fra un singhiozzo e l’altro il mantra, mordendomi il labbro fino a farlo sanguinare. voglio per due minuti stracciarmi le vesti, il cuore, i muscoli e bestemmiare senza ritegno. fare un lungo elenco di tutti i buoni motivi perché io merito di più, perché io valgo, perché “let me get what i want”.
voglio farlo, e invece no, proseguo dritta con le spalle alte, la pancia in dentro e – ahimé – il culo in fuori: sono adulta, posso sfidare gli uragani, che io sono una principessa che non sa principessare (y’know?), ma che sa cosa significa sguatterare.
(e a cui mancherai).

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58/1826, il giorno del coaching di damasco

Friday, June 13th, 2008

tempo fa parlavo non so più con chi di coaching.
nel marasma dei miei rapporti in cui spiccano future spose deliziose, orda di flirt inconcludenti, amiche sull’orlo di una crisi di nervi, oppure incinte, oppure troie, oppure noiose, colleghe sull’orlo di una crisi di nervi, parenti serpenti, io non posso fare altro che lamentarmi (anche perché è il trend dell’estate) dell’insonnia e di qualsiasi cosa, e non posso che pregare che prima o poi sulla mia personalissima via di damasco arrivi una luce perché io non ce la faccio più.

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