writing is a form of therapy

Friday, November 14th, 2008

ho bisogno di scrivere. scrivere per me, trovare il tempo, la testa vuota, la penna con la punta giusta e l’inchiostro fluido. mettere giù le idee, scrivere il nome delle mie paure per poi poterle cancellare una a una quando le ho affrontate. dare un giusto peso alle priorità, premiarmi per i successi, interrogarmi sui tentenni e sui limiti che non riesco ad affrontare, e su quelli che invece so ammettere.
ho bisogno di scrivere qualcosa che non siano numeri in colonna, i dare e gli avere, i negativi e i pagherò. ho bisogno di scrivere per avere dei punti di riferimento per il futuro, per ricordarmi le date, i colori, i nomi, le cose, i motivi per cui sono felice, confusa, spaventata, entusiasta, i motivi che mi fanno sbuffare e girare la testa dall’altra parte. ho bisogno di scrivere di me.
voglio sedermi in un angolo di strada, in un bar, in una stanza vuota, voglio addormentarmi per terra, dimenticandomi di mettere le federe ai cuscini, voglio dormire con isotta ai miei piedi. voglio chiudere gli occhi e lasciarmi andare, concedermi 10 ore di sonno, senza sveglie improvvise, senza ansie, dolori, caldo, freddo, mal di schiena, cani che stanno male, gatti che mi saltano sulla pancia o mi spaccano vetri e specchi. voglio desiderare che accada quando deve accadere e che possa essere per sempre.
vorrei andare a parigi e sentire il parquet respirare a pieni polmoni, ammaestrandomi le vertebre, specchiarmi in camera, giocare con le cappelliere, camminare a piedi nudi e inciampare nei giochi dei nipoti, ascoltare i cd di nic e canticchiare “amazing grace” mentre sale il caffé. mi cullo in un malinconica consapevolezza che quest’anno non sarà così.
ci daremo probabilmente appuntamento allo starbucks di fronte. tu avrai gli occhi pieni di cose da raccontarmi, io starò dormendo, oppure ricamando, oppure sprecando inchiosto sulla moleskine, alla ricerca delle parole che descrivano me, parlino di me, risolvino le sciarade che mi sono disegnata sui palmi della mani. e (ti) sorriderò.

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191/1826, il giorno della ville lumière

Sunday, October 26th, 2008

portami a parigi, ti dicevo. e tu non mi ci hai mai portato.

adesso sei solo, hai la gastrite, la paurella di morire per un infarto e un lavoro di merda? e si vede che te lo meriti.

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flaneuse

Wednesday, October 8th, 2008

mi manca parigi. mi mancano i boulevards, mi manca la scala a chiocciola e non so se me lo posso permettere.
stamattina controcorrente con tutti gli analisti delle borse, camminavo arzilla da corso matteotti a piazza cadorna, dopo una roboante colazione e un sacco di chiacchiere.
pavé e poi una sella brooks in vetrina da trussardi.
pavé, strettoia, poi la sguardo affranto della centralinista del credit suisse.
pavé, poi il victory che mi fa venire in mente valeria e la betta.
pavé, poi la palazzina liberty. una volta siamo venuti qui a vedere una mostra. o erano delle installazioni, o qualcosa del genere. ci fanno dei corsi, entro guardo i flyer: le danze ottocentesche, il romanzo milanese cinquecentesco, il dialetto milanese, la cultura dei kamikaze.
pavé, poi via rovello. il piccolo, mai morti. da quanto tempo non vado a teatro?
pedonale, emporio di blunauta.
pavé, il mio medico.
pavé, acciottolato.
pavé, casa del riccastro.
pavé, e poi ufficio. strutta di strutto.
me lo dovrei regalare più spesso, un momento così.
così milanese. così mio. così autunnale.

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quarant’anni

Tuesday, October 9th, 2007

da queste parti oggi ci si regala un po’ di sana malinconia.
aquí se queda la clara, la entrañable transparencia, de tu querida presencia comandante che guevara.

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