246/1826, il giorno del cosa si deve inventare per poterci ridere sopra, per continuare a sperare

Monday, December 22nd, 2008

(in ordine sprso) leggere almeno (e dico almeno) 40 libri degni di questo nome (che non significa sicuramente bei libri, ma almeno non delle cagate pazzesche che lo sai ancora prima di aprirli), sistemare casa, godersi gli amici, tornare in palestra, scegliere una nuova casa, risparmiare un po’ (non pretendo molto, un po’), ritrovare ritmi lavorativi più umani, dormire meglio, perdere per sempre sti tre chili (e poi accontentarmi), cambiare conto corrente, andare a parigi.

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writing is a form of therapy

Friday, November 14th, 2008

ho bisogno di scrivere. scrivere per me, trovare il tempo, la testa vuota, la penna con la punta giusta e l’inchiostro fluido. mettere giù le idee, scrivere il nome delle mie paure per poi poterle cancellare una a una quando le ho affrontate. dare un giusto peso alle priorità, premiarmi per i successi, interrogarmi sui tentenni e sui limiti che non riesco ad affrontare, e su quelli che invece so ammettere.
ho bisogno di scrivere qualcosa che non siano numeri in colonna, i dare e gli avere, i negativi e i pagherò. ho bisogno di scrivere per avere dei punti di riferimento per il futuro, per ricordarmi le date, i colori, i nomi, le cose, i motivi per cui sono felice, confusa, spaventata, entusiasta, i motivi che mi fanno sbuffare e girare la testa dall’altra parte. ho bisogno di scrivere di me.
voglio sedermi in un angolo di strada, in un bar, in una stanza vuota, voglio addormentarmi per terra, dimenticandomi di mettere le federe ai cuscini, voglio dormire con isotta ai miei piedi. voglio chiudere gli occhi e lasciarmi andare, concedermi 10 ore di sonno, senza sveglie improvvise, senza ansie, dolori, caldo, freddo, mal di schiena, cani che stanno male, gatti che mi saltano sulla pancia o mi spaccano vetri e specchi. voglio desiderare che accada quando deve accadere e che possa essere per sempre.
vorrei andare a parigi e sentire il parquet respirare a pieni polmoni, ammaestrandomi le vertebre, specchiarmi in camera, giocare con le cappelliere, camminare a piedi nudi e inciampare nei giochi dei nipoti, ascoltare i cd di nic e canticchiare “amazing grace” mentre sale il caffé. mi cullo in un malinconica consapevolezza che quest’anno non sarà così.
ci daremo probabilmente appuntamento allo starbucks di fronte. tu avrai gli occhi pieni di cose da raccontarmi, io starò dormendo, oppure ricamando, oppure sprecando inchiosto sulla moleskine, alla ricerca delle parole che descrivano me, parlino di me, risolvino le sciarade che mi sono disegnata sui palmi della mani. e (ti) sorriderò.

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191/1826, il giorno della ville lumière

Sunday, October 26th, 2008

portami a parigi, ti dicevo. e tu non mi ci hai mai portato.

adesso sei solo, hai la gastrite, la paurella di morire per un infarto e un lavoro di merda? e si vede che te lo meriti.

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diamo alla turchia ciò che la turchia vuole

Monday, March 31st, 2008

pare che a parigi ci siano orde di turchi e di (figuranti) milanesi con fischietti, trombe, bande e cori da stadio per la proclamazione della città dell’expo 2015.
io non conosco un milanese che voglia l’expo a milano, non uno.
e ne conosco ben pochi che sappiano cos’è l’expo.

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je marche, moi non plus

Monday, October 8th, 2007

anche la donna che si è guadagnata la Borsa marcia per la Birmania.

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