569/1826, il giorno dell’arretratezza
Friday, November 6th, 2009se non riesco a prendere posizione nemmeno sulla questione del crocefisso, vuol dire proprio che sto imparando dai migliori maestri del terzismo.
è giunto il momento di sfrondare i rami secchi, ma prima – potendo – andrei a parigi. poi si vedrà.
ne abbiamo già parlato qui:
306/1826, il giorno della rumba (de burro)
Friday, February 20th, 2009era settembre ed ero a parigi, da sola. avevo 19 anni appena compiuti e giravo la città in cerca di qualcosa che non sapevo cosa fosse.
di mattina andavo in banca e cambiavo, ogni giorno, un travel cheque, uno al giorno. e poi andavo a scuola che studiavo francese, con gente che veniva da tutto il mondo. di pomeriggio lavoravo in una specie di macdonald(o), dietro gli champs, non ricordo nemmeno come si chiamava. ma facevano solo panini veri, una alla volta, un po’ come da noi, nei bar del centro a pausa pranzo, ma in batteria. una catena di montaggio. io stavo alla cassa che parlavo italiano e l’inglese non era poi incomprensibile.
alle sei finivo. per una lunghissima serie di attimi ho pensato che la vita fosse quella, e che poteva durare così per sempre, invece è durato tutto solo un mese. in cui sono stata spesso in una camera di un appartamento lussuoso di una vedova di un mercante di diamanti. al piano di sotto abitava dominique lapierre. una sera andando via dal finto macdonaldo ho preso da un tavolo quel pariscope lasciato lì da qualcuno.
l’ho aperto, e andando verso la metropolitana, l’ho sfogliato. ho visto un lancio di un nuovo film e sono andata in place d’italie in un cinema orrendo a vedere quel film che non sapevo nemmeno cosa fosse. mi ricordo ancora come ero vestita, il cinema com’era, dov’era, che io ero in quinta fila. film in voix originale con sottotitoli in francese (a parigi anche i film di fellini sono in v. o. con i sottotitoli in francese) da quella sala ne sono uscita galvanizzata, dai colori, dalle musiche, dai costumi, dal ritmo e dalla storia. ok, ero una ragazzina. potete concedermelo? rivisto adesso la storia non c’è, ma ci sono ancora la musica e i costumi, e c’è una fotografia e una regia da urlo.
sono uscita e ho scritto subito alla sali per dirle che stavo per tornare.
qualche mese dopo ho preso una casa a milano, la prima di una lunga serie. la sali si è presentata con due regali: una spugnetta per i piatti e la videocassetta del film che tanto avevo amato in quella città lontanissima. la mia prima sera in una casa solo mia l’ho passata su un divano verde, seduta affianco alla mia migliore amica, mangiando schifezze e fissando lo schermo di una tv piccola, in prestito, nel quale gli attori ballavano i balli di sala.
qualche settimana fa, quel pariscope l’ho buttato via. ma quella videocassetta no.
ne abbiamo già parlato qui:
264/1826, il giorno del s’illumina di meno
Friday, January 9th, 2009246/1826, il giorno del cosa si deve inventare per poterci ridere sopra, per continuare a sperare
Monday, December 22nd, 2008(in ordine sprso) leggere almeno (e dico almeno) 40 libri degni di questo nome (che non significa sicuramente bei libri, ma almeno non delle cagate pazzesche che lo sai ancora prima di aprirli), sistemare casa, godersi gli amici, tornare in palestra, scegliere una nuova casa, risparmiare un po’ (non pretendo molto, un po’), ritrovare ritmi lavorativi più umani, dormire meglio, perdere per sempre sti tre chili (e poi accontentarmi), cambiare conto corrente, andare a parigi.
Tags: amici, casa, cercare casa, conto corrente, dimagrire, dormire, leggere, libri, palestra, parigi, risparmiare, ritmi di lavorone abbiamo già parlato qui:
writing is a form of therapy
Friday, November 14th, 2008ho bisogno di scrivere. scrivere per me, trovare il tempo, la testa vuota, la penna con la punta giusta e l’inchiostro fluido. mettere giù le idee, scrivere il nome delle mie paure per poi poterle cancellare una a una quando le ho affrontate. dare un giusto peso alle priorità, premiarmi per i successi, interrogarmi sui tentenni e sui limiti che non riesco ad affrontare, e su quelli che invece so ammettere.
ho bisogno di scrivere qualcosa che non siano numeri in colonna, i dare e gli avere, i negativi e i pagherò. ho bisogno di scrivere per avere dei punti di riferimento per il futuro, per ricordarmi le date, i colori, i nomi, le cose, i motivi per cui sono felice, confusa, spaventata, entusiasta, i motivi che mi fanno sbuffare e girare la testa dall’altra parte. ho bisogno di scrivere di me.
voglio sedermi in un angolo di strada, in un bar, in una stanza vuota, voglio addormentarmi per terra, dimenticandomi di mettere le federe ai cuscini, voglio dormire con isotta ai miei piedi. voglio chiudere gli occhi e lasciarmi andare, concedermi 10 ore di sonno, senza sveglie improvvise, senza ansie, dolori, caldo, freddo, mal di schiena, cani che stanno male, gatti che mi saltano sulla pancia o mi spaccano vetri e specchi. voglio desiderare che accada quando deve accadere e che possa essere per sempre.
vorrei andare a parigi e sentire il parquet respirare a pieni polmoni, ammaestrandomi le vertebre, specchiarmi in camera, giocare con le cappelliere, camminare a piedi nudi e inciampare nei giochi dei nipoti, ascoltare i cd di nic e canticchiare “amazing grace” mentre sale il caffé. mi cullo in un malinconica consapevolezza che quest’anno non sarà così.
ci daremo probabilmente appuntamento allo starbucks di fronte. tu avrai gli occhi pieni di cose da raccontarmi, io starò dormendo, oppure ricamando, oppure sprecando inchiosto sulla moleskine, alla ricerca delle parole che descrivano me, parlino di me, risolvino le sciarade che mi sono disegnata sui palmi della mani. e (ti) sorriderò.
ne abbiamo già parlato qui:
191/1826, il giorno della ville lumière
Sunday, October 26th, 2008portami a parigi, ti dicevo. e tu non mi ci hai mai portato.
adesso sei solo, hai la gastrite, la paurella di morire per un infarto e un lavoro di merda? e si vede che te lo meriti.
Tags: gastrite, malinconia, parigi, paris en images, paura di morire, vendetta, viaggione abbiamo già parlato qui:
diamo alla turchia ciò che la turchia vuole
Monday, March 31st, 2008pare che a parigi ci siano orde di turchi e di (figuranti) milanesi con fischietti, trombe, bande e cori da stadio per la proclamazione della città dell’expo 2015.
io non conosco un milanese che voglia l’expo a milano, non uno.
e ne conosco ben pochi che sappiano cos’è l’expo.
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je marche, moi non plus
Monday, October 8th, 2007anche la donna che si è guadagnata la Borsa marcia per la Birmania.
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