lungo viale monza

Sunday, July 5th, 2009

ieri mentre tornavo da sola a casa di luca a piedi dopo aver fatto con lui la spesa al mercato di gorla, ho incontrato una signora che parlava da sola. non borbottava, non mugugnava. parlava. esattamente come facciamo tutti mentre siamo al telefono per strada. se avesse avuto un auricolare nell’orecchio avrei potuto pensare che appunto fosse una normalissima donna di mezza età, che tornava a casa dopo aver fatto la spesa, un po’ come me, e che stava parlando con un’amica al cellulare. e invece era solo una normalissima donna di mezza età, che nei sacchetti della spesa portava la sua casa e parlava da sola ad alta voce. forse recriminando sul passato, su sgarbi ricevuti, fatti, ferite, abbandoni, felicità immense, tristezze di un minuto che si portano un’eco lunga una vita. probabilmente si stava raccontando per l’ennesima volta la sua personalissima versione di come sono andate le cose, così da non dimenticare, così da ripetersi l’errore ripetuto, probabilmente era solo l’ennesima replica di un autartico telefono senza fili, durante le quali vengono dimenticati particolari, amplificati refusi, scartavetrate spigolature, inseriti camei e cambiate le battute.
lei parlava da sola e per un attimo i nostri sguardi si sono incrociati: ci siamo sorrise e io ho allungato il passo. per qualche secondo ho sentito ancora la sua voce sentenziare e elencare fatti e misfatti. e poi lui ha detto che, e io ho specificato che. per alcune cose provo un’estrema paura, che credo sia più frutto dell’ignoranza che della reale consistenza delle cose: una di queste è la solitudine, quella che non dura quanto vogliamo, ma quella che dura per sempre. un’altra di queste è lo sguardo della gente, quello che anche quando distolto, dura per sempre.

Tags: , , ,

ne abbiamo già parlato qui: