questione di sanità mentale

Tuesday, May 19th, 2009

ho pedalato stasera con la gonna che le rimbalzava sulle gambe e ho pensato che forse la rejna era curva sui pedali sul po.
ho preso il terzo aperitivo consecutivo con marco e con l’uomo de “li pescetti”.
ho capito che non c’è mai fine alle sorprese: sta per andando là dove disse “mai e poi mai”. capace che finisca su una barca a vela prima o poi.
ho pensato di chiedere all’architetto le piante dell’appartamento e le piante delle piante del giardino. la misura della campata ormai è questione di sanità mentale.
ho visto una cena con ale e ele e mi è piaciuto quello che ho visto.
ho preso tempo, allora. ne prenderò ancora.
ho sognato di fare un altro lavoro, ma poi ho deciso che i solventi industriali mi fanno paura.
ho prenotato una donazione del sangue millantando controlli cardiaci che non ho mai fatto. e adesso non so che cosa fare.

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ne abbiamo già parlato qui:
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  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] La Rejna
    ;)

snobbismo da asociale

Friday, March 6th, 2009

ho capito perchè camminare mi fa rilassare, perchè amo così tanto pedalare e perchè odio le macchine.
l’ho capito due minuti fa scrivendo una cosa in chat. una domanda irrisolta per anni, risolta in 2 secondi.
camminare mi fa rilassare (come il pedalare) perchè mi permette di muovermi, di raggiungere posti, senza dover condividere il mio spazio con le stesse persone per un tempo prolungato.
chi cammina sul mio stesso marciapiede, molto probabilmente ha una falcata diversa dalla mia, un ritmo diverso, un mood diverso. entrerà in un portone oppure si fermerà a guardare una vetrina, cercherà il cellulare in borsa, attraverserà al prossimo incrocio.
se sono nel traffico in bicicletta, posso sgamare un rosso, prendere un senso unico, alternare ritmi di pedalata. se sto pedalando in gruppo o in gruppetto, posso staccarli alzando il rapporto oppure posso fare una pausa tattica.
quando sono (ero) in fila al semaforo alla fin fine le macchine che ho intorno sono sempre le stesse: quella rossa il cui conducente si infila le dita nel naso, quella argento in cui due bambini non fanno altro che frignare.
non c’è proprio paragone.

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dimenticanze. inavvertitamente.

Thursday, March 20th, 2008

pedalo come una forsennata in mezzo al traffico. pedalo come un’indemoniata, alterno i ritmi sui pedali. che nasti non ha le marce e quindi posso pure alternare ma senza molto risultato. mi alzo sui pedali lungo il pavé, evito le buche, le rotaie del tram, batto le mani mentre ascolto i scissor sisters.
torno a casa, isso la bici fino a camera mia, poi mi ricordo che tanto devo uscire ancora. iniziano le dimenticanze, perché stasera ho dimenticato di dire a marco una cosa importante, ho dimenticato il cellulare a casa, ho dimenticato i mezzi guanti e fa fresco.
e mentre faccio per la quarta volta di seguito (uno dei miei giochi ciclici preferiti) la rotonda di via canonica mi accorgo che non so dove portarti e così ci penso e mi dimentico poi di girare a destra e proseguo dritta per un chilometro. quando me ne accorgo, faccio inversione e ritorno verso casa di ale e ele. pavé binari pavé buca buca binari. tutta dritta, tutta dritta, tutta sui pedali. e penso che sia un po’ una penitenza perché non sono molto presente, molto presente a me stessa, molto. sono inavvertita.
poi mangio troppo e mi dimentico della dieta. e alla fine, riprendo la bici e torno a casa con molti pezzi in contromano e sento il peso della dinamo sulla ruota anteriore, che sta perdendo tono, il peso del cibo, dei pensieri e faccio una lista delle cose che avrei potuto fare e che non ho fatto: quando esaurisco le dita delle mani e dei piedi per contarle, e inizio a tenere il loro ritmo con il ritmo dei pedali, smetto di farlo.
e arrivo a casa, stanca, confusa, sudata, sporca, felice, sazia, piena di sorrisi negli occhi, candele profumate, una casa bellissima, tante botte di pavé, tutti i semafori rossi, e mi accorgo di aver dimenticato da ale e da ele l’agenda.
ok, sono un disastro: che ce vò? un po’ di pazienza, ce vò.

i can’t explain, you would not understand.
this is not how i am.
i have become comfortably numb.

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con le ali ai piedi

Tuesday, February 26th, 2008

pedalare è l’istinto innato dell’uomo, è la scienza perfetta, farlo a milano di notte con il fresco, con un chilo di pollo alle mandorle sullo stomaco, con delle domande che girano in testa, ma nessuna voglia di risposta, è la scienza perfetta più perfetta.
è ritrovare il fiato, la voglia, la passione, la follia. tutto insieme.

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le 7 soddisfazioni più soddisfazioni dell’anno

Monday, December 31st, 2007

1. il matrimonio di claudia e medhi, esserci stata e aver pianto
2. una canzone con un mio testo
3. fare una foto ed essere felice così
4. un lavoro che mi diverte e un sacco di libri
5. la prima volta che ho visto il villoresi
6. aver fatto il piercing alla lingua
7. aver detto chiaramente come stavano le cose
(in ordine casuale)

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guidare una macchina for dummies

Tuesday, December 4th, 2007

la strada non è tua. fattene una ragione. il fatto che tu stia dentro una scatola di ferro con le ruote, non significa che puoi: telefonare, leggere il giornale, litigare con tua moglie o tuo marito, farti (fare) una sega o accettare lusinghe che vanno sotto il nome di “sesso orale”.
tu sei in mezzo alla strada e sei inserito in un sistema dinamico, in cui convivi con macchine, pedoni, motociclisti, ciclisti. quindi, occhi aperti e un minimo di buon senso.
(se proprio ti serve più motivazione e sei cattolico, sappi che hanno pensato anche a questo)

questione frecce. esiste una levetta dietro il volante che si chiama freccia. secondo il codice della strada (art. 154) tu dovresti segnalare con la freccia ogni tuo spostamento, ora non pretendo questo, ma se sei al semaforo e devi svoltare, porca la pedivella, vedi di sfruttare il neurone in un momento di buona e di mettere quella merda di freccia.
questione clacson. tu hai idea dell’effetto che fa a un ciclista (che ha già il suo bel da fare a districarsi fra macchine, motorelli e pavé) sentirsi un colpo di clacson alle spalle? no, che non ce l’hai. te lo assicuro. se mi vuoi superare, hai spazio? supera. non hai abbastanza spazio? cazzi tuoi. se suoni il clacson, io – mentre mi passa l’ansia apoplettica – mi metto in mezzo alla corsia e voglio vedere come mi superi, deficiente.
questione rotonde. tu non puoi nemmeno azzardarti a pensare di tagliare una rotonda. le rotonde non si tagliano. hai sbagliato perché sei al centro e devi uscire alla prossima a destra? cazzi tuoi. fatti un giro di giostra e pensaci un po’ prima.
questione portiere. francesca è stata travolta da una portiera aperta mentre lei passava in bici. si è fatta 6 mesi di busto, 8 mesi di fisioterapia, le hanno riconosciuto un’invalidità semi permanente e l’assicurazione le ha pagato 30mila euro. pensa a francesca ogni volta che apri la portiera e di’ “attenzione a francesca” ogni volta che lo fa un tuo passeggero.
questione “fare il pelo alle macchine”. se sei in fila è inutile che stai appiccicato alle macchine parcheggiate. fra la fila e le macchine parcheggiate una bici ci passa, se tu sei un coglione che vuoi fare la fila, il problema è tuo. non è del ciclista. quindi vedi di schiodarti dagli specchietti degli altri.
questione precedenza. dare la precedenza, significa darla a tutti. non solo alle macchine. quindi se devi dare la precedenza, la devi dare anche al ciclista.
questione “invidia del mezzo”. certo, io posso andare per brevi tratti contromano, tagliare i semafori, stare in surplace aspettando il verde, mostrare il culo alle telecamere della ZTL. è inutile che fai lo sborone e ti incazzi. vuoi anche te questi privilegi? pedala.
questione parcheggio in curva. se sei deficiente non è colpa mia. se ti trovi con un graffio sulla carrozzeria ci penserai due volte la prossima volta.
questione passi carrai. e ti ho detto tutto.
questione scivoli ai semafori per disabili. e ti ho detto tutto, e ti dico pure stronzo.

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sempre più nyc

Friday, November 16th, 2007

non solo nel parlare imito i toni dei personaggi delle serie tv, ma ho iniziato a girare per la città con un tumbler di caffé caldo, vengo a lavoro in gonna corta e con la bici, canticchio in falsetto e cancello i log di chat di tempo fa.

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