stamattina mi sveglio tutta contenta: ieri notte ho trovato il libretto di risparmio (ben 31,81 euro) che non trovavo più da mesi e di cui stavo per denunciare lo smarrimento. è un libretto al portatore quindi mi preoccupavo più che altro che non ci fosse un magnaccia che versasse lì i suoi proventi della prostituzione minorile di ragazze moldave.
insomma, sono tutta contenta, felice, anche la scomodità di casa mia mi pare normale: chiamo mia madre (che avevo fino al ritrovamento colpevolizzato dello smarrimento) per dirglielo e non mi risponde. ok, ci sta. sarà in giro, sarà che non sente il telefono, sarà che.
mi chiama lei poco dopo con una voce che se fosse morto il gatto sarebbe più semplice e mi dice che mio padre è uno stronzo.
sia chiaro: mio padre è uno stronzo, ci mancherebbe. è un uomo difficile, complicato, spesso insensibile, spesso pure troppo, è un uomo (che è stato) spesso assente per la famiglia, che ha dei valori e delle idee difficilmente condivisibili. mia madre è una santa, che lo sopporta. ma lo è anche mio padre, che la sopporta. insomma sono una coppia che sta insieme da 40 anni, che ha affrontato parecchie difficoltà, parecchi momenti duri, durissimi, c’è da riconoscerglielo.
mentre mi racconta perché mio padre stavolta è più stronzo delle altre volte, ma meno delle prossime volte, io bevo il caffè e cerco di tenerla su. so dove vuole arrivare e cerco di dirigerla da un’altra parte perché io non voglio che si arrivi lì. le dico che ho trovato il libretto, le dico di isotta, parliamo dei nipoti, lei si tranquillizza e poi me lo chiede, arriva lì dove io non volevo arrivasse: “sono in bande nere, posso venire da te a fare la pipì?” (mia madre non è incontinente, è solo che ha bisogno di una scusa qualsiasi quando si sente depressa per vedermi, questa cosa la so e l’ho somatizzata).
“no”. e non lo faccio per un momento di autocontrollo e di difesa, lo faccio per un dato oggettivo. no, mamma, non puoi venire a casa mia, non ora.
“ah…” dice lei, mentre si appresta a spostare nella colonna degli stronzi pure sua figlia.
“no, mamma, non puoi venire da me perché non sono sola”. probabilmente ci sono dei modi “come si deve” per dire alla propria madre che si è appena passata la notte con uno, sicuramente io questi modi non li conosco. e quindi rimango così: appesa a una mancata pipì, a una verità felice ma scomoda, e alla curiosità di sapere se le scappava davvero e se poi se la sia fatta addosso.
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