quella sera ero sotto la metropolitana, ho inserito la carta prepagata nel telefono, ho composto il numero e ho chiesto di te. non c’eri. era la sesta sera consecutiva che non c’eri.
la sera dopo ero sotto la stessa metropolitana, la stessa carta, la stessa cornetta, ho chiesto ancora di te. e sei arrivato dopo dieci minuti di chiamata internazionale. siamo stati zitti per altri dieci minuti.
come stai? bene. e poi basta.
non ho più usato quella carta prepagata, l’ho buttata via nel trasloco, sdrucendomi la maglietta a furia di grattare via la plastica blu che nascondeva altri 40 minuti di silenzio.
ti chiamo? no, guarda lascia stare. va bene così.
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ne abbiamo già parlato qui: