that’s amore
Tuesday, July 14th, 2009d’estate il mio cane lecca le mie scarpe, appena le tolgo.
solo alcune. non tutte.
le crocs ad esempio no.
e mai quelle degli altri. solo le mie.
ne abbiamo già parlato qui:
e allora riflettete, ragionate con la vostra testa, e continuate la vostra lotta… (il comandante diavolo)
d’estate il mio cane lecca le mie scarpe, appena le tolgo.
solo alcune. non tutte.
le crocs ad esempio no.
e mai quelle degli altri. solo le mie.
domenica ho sistemato le scarpe. ne ho buttate via 9 paia, in cambio di un paio di sneakers comprate sabato all’outlet della puma, scarpe che peraltro difficilmente userò. le scarpe a casa mia stanno, o sparse per casa, oppure nell’armadio delle sorprese, sul primo ripiano dal basso e nello spazio fra lo scaffale e il muro. gli stivali stanno d’inverno appoggiati sul pavimento, d’estate nelle scatole sui ripiani dello scaffale.
ho anche fatto selezione dei cosmetici e delle varie cazzate “da donna”, buttando via gli autoabbronzanti, le creme troppo vecchie, le lacche finite, gli ombretti sbriciolati e i mascara con dentro i bacilli.
ieri sera (notte) – dopo aver cucinato, visto tre episodi di criminal minds, essermi annoiata il giusto, aver caragnato e aver tricottato un altro pezzo di erba – ho sistemato il secondo ripiano dal basso dello scaffale contenuto nell’armadio delle sorprese: cioè quello dei detersivi e delle cianfrusaglie. in 13 anni di ikea, ho cumulato brugole per un esercito. ho due pappagalli (credo che si chiamino così, ma potrei sbagliarmi), cinque martelli, nessuna pinza. ho 7 rotoli di nastro isolante, un po’ rosso, un po’ nero. ho buttato via tutte le fascette di plastica che tanto avevano solo preso polvere, ho fisher per almeno 80 mensole e tutti i tipi di rondelle. ho almeno 12 punte per trapano e nessun trapano. ho 7 flaconi di detergente per pavimenti, un solo sacchetto per l’aspirapolvere, un flacone di cera per il parquet e mezzo idraulico liquido. ho del lucido da scarpe blu e non ho mai comprato un paio di scarpe blu.
stamattina ho aperto l’armadio delle sorprese per pescare gli stivali e era così in ordine che ho pensato: cavolo, allora qualcosa nella mia vita funziona!
in compenso adesso vado al penny market a comprare il dentifricio che se no stasera non riesco a lavarmi i denti. e ho dimenticato il bite dentro al bicchiere con il corega tabs, come fanno i vecchi con le dentiere.
oggi su saldiprivati inizia la promozione crocs: lo dico per voi che a me non frega molto. le crocs le ho già comprate, in un negozio orgasmico, divertentissimo e tutto colorato sulla columbus avenue a new york. per dire, le ha comprate anche lui.
Tags: columbus avenue, crocs, new york, scarpe, shopping, vanze così ninna si è sposata. ed era bellissima, saldissima, felicissima, emozionatissima.
noi, beh noi tanto per cambiare eravamo in ritardo, ed eravamo tutti bellissimi. tutti, ma beatrice di più.
io, beh io mi sono presa una rivincita con me stessa, io ho sofferto i tacchi, io ho avuto ciò che mi sono meritata. prima nel male, poi nel bene (ma quanto è questo bene? oh, signora mia!). io indossavo il vestito da cotechino.
e grazie. grazie perché ci sono momenti come quelli in cui camminavo scalza sull’acciottolato e poi nel vicolo in cui il concetto di amici mi torna così bene chiaro in testa che mi chiedo quanto male mi voglio quando me ne dimentico.
ieri stavo per comprare un paio di scarpe da urlo su asos.com: non so bene cosa mi abbia fermato, in tutta onestà e so che un numero 37 di quelle scarpe mi spetterebbe di diritto.
oggi ho comprato 3 libri qui (free shipping), su suggerimento suo. niente spese di spedizione. perché non ho usato play.com perché quei libri su play.com non c’erano.
io voglio quelle scarpe.
ho lasciato un paio di scarpe su un parquet che non è mio. e litri di sudore fra le lenzuola.
ho lasciato le buone intenzioni fuori dalla porta. e ho mille discorsi ancora aperti fra le dita.
ho lasciato un libro aperto sul tuo comodino. e le chiavi di uno stretto paradiso in un ancor più angusto inferno.
ho lasciato molto sangue sotto le unghie. e molta strada nei miei sandali.
ho lasciato due punti di filo rosso su un tram. e adesso ho spille da balia di ogni misura e fattezza.
ho lasciato che i denti colpissero l’acciaio. e che l’acciaio diventasse incandescente.
ho costruito mappe e itinerari verso stelle piene, lune cadenti, disegnando pelle di serpente e cantando filastrocche sciocche.
io e lei abbiamo passato due ore a guardare le mie scarpe.
io in adorazione, lei con una punta ribrezzo. e forse di invidia.
per mezz’ora ho cercato di ricordarmi il nome della burrona, ma mi venuto in mente solo ora.
il riso pulao era buonissimo.
ospite: fausto bertinotti.
1. arriviamo, inizia a grandinare. entriamo, mi siedo sull’ultima sedia in terza fila, non c’è una protezione di lato e le sedie sembrano quelle di mia zia luigina a crescenzago: si preannuncia un mio crollo durante il secondo blocco, proprio mentre fausto si alza e intona l’internazionale, perché se l’inno sovietico non lo sa, l’internazionale lo canta a cappella insieme alle mondine.
2. arriva fausto all’ultimo. non c’è preparazione. stringe 5 mani e saluta me e i maestrini: io e mafe facciamo ciao ciao con la manina come se fossimo sul torpedone che va in colonia e salutassimo zia assunta. la mia sedia traballa.
3. fra il lancio e la prima parte, si scherza per il murale alle spalle di bertinotti: marx imbavagliato. tabacci dice “marx incombe”, bertinotti replica “ma magari imcombesse marx”. non ho fatto la ola per il semplice fatto che il coro delle mondine non era ancora arrivato.
4. in linea con la trasmissione, inizia un gran casino. bertinotti fa un piccolo pippone politico e io mi emoziono così tanto che vorrei alzarmi a urlare “voglio le mondine! cacciate fuori le mondine!”. l’assistente di studio mi anticipa di un soffio e espone un cartello “blog! brek!”, io ho un tracollo.
5. durante la prima pausa pubblicitaria mafe mi fa notare che lella costa indossa un paio di scarpe con la suola rossa.
6. fra la prima e la seconda pausa pubblicitaria io non seguo la discussione perchè penso che potrei essere seduta a due file di distanza da una che ha ballato sotto la pioggia il tango con marco paolini sul palco del pini e che possiede un paio di louboutin con la suola rossa.
7. durante la seconda pausa pubblicitaria, avvicino la costa, chiedo e ho conferma: la signora indossa un paio di louboutin (queste ma color lilla). non crollo ai suoi piedi, leccandogliele con lussuria, solo perché ho i pantaloni a vita bassa e troppo stretti. mi propone di farmele provare, ma porta un 5 e mezzo, io un 6 e mezzo pianta larga. e soprattutto temo di avere le calze smagliate.
8. riprende la trasmissione: matteo colaninno (politico da 10 giorni) prova a dire due cose ma gli fan subito la festa. da quel momento in poi, resta fermo e inutile come un soprammobile in una vetrinetta della periferia di casalpusterlengo.
9. non ricordo se ora o se prima o se dopo un sindacalista della fiom entra a pera in una discussione e si becca la bacchettata sulle mani di lerner. e un’occhiataccia che manco mia madre quando prendevo 4 in latino.
10. segnalo alla maestra (non mafe, almeno stavolta) che il sindacalista della fiom parlotta con uno in seconda fila. dovrebbero cacciarlo via. fuori! dietro la lavagna! fate entrare le mondine!
11. tabacci dice due cose intelligenti e penso: se prendete tabacci e cacciate a calci in culo la binetti, io voto walter. mi alzo, inizio a cantare “viva la gente la trovi ovunque vai”. ci ripenso immediatamente e mi siedo. delle mondine manco l’ombra.
12. lerner e bertinotti vengono truccati con crema compatta vitalumière di chanel numero 40 beige. lo so perchè è lo stesso teint che uso io. per asciugare il sudore usano fazzoletti stesi della sottomarca GS.
13. la vita più dura la fa l’assistente di studio che avvisa lerner degli (blog) stacchi pubblicitari.
14. il sindaco di gela è un comunista italiano un po’ pacioso, con la scorta. forse chiedo di trasferire la residenza. forse.
15. bertinotti va via con due auto al seguito, dei compagni di rifo con un suv e la costa con un paio di louboutin. per quanto in saldo le avrà pagate circa 400 o 500 euro. noi a piedi, poi bus, poi taxi.
per dovere di cronaca: il coro delle mondine non è arrivato, non era nemmeno previsto, io ho resistito. non ho nemmeno urlato, non ho esclamato “fausto nudo”, non ho lanciato reggiseni o mutandine. sono stata educatamente seduta.
mi sono solo innamorata persa di una bellissima ragazza irachena con il velo marrone che faceva parte del pubblico: erano un gruppo di iracheni ospiti di una scuola fiorentina e ospiti in visita della trasmissione. non hanno capito una parola e avranno pensato che sicuramente qui c’è più pace che da loro (non si fa fatica) ma che lo scontro di civiltà – quello vero – sta qua, mica là.
mamma, che fatica, sta politica.
per una feticista delle scarpe non c’è niente di meglio che la creatività dei servizi di moda di vogue, misti alla bellezza e alla lussuria delle scarpe: su vogue pelle di gennaio 2008 sono memorabili il servizio su dio, quello sulle anticipazioni del film con la lady manolo per eccellenza, la carrellata nature, graffiti e il total black+white.
menzione speciale per i details che sono da urlo.
insomma il numero è stato inserito intonso sul ripiano “riviste da tenere integre”.
da guardare (ma senza necessità di conservare la rivista) su GQ Germania del settembre 2007, invece, il servizio di moda maschile Daily Business, soprattutto burberry prorsum e zegna. sulla stessa rivista, poi, intervista di romagnoli a patrizio bertelli. per me il tedesco è incomprensibile, ma vabbé… da un punto di vista anche semplicemente fotografico, molto bello il servizio di moda di stefania paparelli su glamour di gennaio 2008