rimini che poi piove

Monday, June 22nd, 2009

ci vuole più strutto. e molto più sale.
ci vuole meno liscio, meno alberghi con la musica di casadei.
e buono tutto, soprattutto la cacca delle lumache. e che buone le linguine. e grazie, buona sera.
e giocare a prenderci in giro, che adesso metto i trampoli e sono più alta di te. anche se è solo un gioco.
e raccontare i miei sogni, senza pensarci. e poi pensarci.
e arrivare in ritardo, e partire in ritardo. e stare affianco e non parlarsi, ma solo perché nessuno può mettere baby in un angolo.
e spegni la luce, e spengo la luce. e piove, e poi c’è il sole. e leggere repubblica al bar e scoprire che è possibile vivere da un’altra parte. e faccio la spesa?
e sono due accordi semplici, da cui partire. che hanno a che fare con frigo e letti.
e vedere la partenza del gp. e discutere di politica, e di sport.
e passare con il treno e nel buio cercare di interpretare finestre, tetti e case.
e vieni qui che ti sdrumo come la pasta della piadina azzima. e lo penso, ma non lo dico.
più strutto, più sale, molto più sale.
ad libitum.

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peccando

Wednesday, February 11th, 2009

come si sa da tempo, morrò. e morrò di invidia.
per un po’ sta cosa l’avevo sedata, ma adesso mi ritrovo a leggere blog scritti da persone che alla mia età hanno mollato tutto e si sono trasferite in paesi dove – dopo 5 mesi di permanenza (e di corso di lingua) – sei appena appena in grado di dire al tassista l’indirizzo di casa, e crepo di invidia. davvero.
e sudo. e mi struggo. e mi do assurde giustificazioni. e me ne do altre un po’ più concrete (alcune di più, altre di meno). e mi aggrappo al conto corrente che langue e al fatto che non ho un paracadute. e mi dico, no. ma penso sì. e poi penso no. e poi mi dico i soliti tre nomi di città. e poi. e poi, vabbé, al solito. normale. tutto bene.

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[post secret] i nodi al pettine

Monday, November 17th, 2008

un giorno in un giro di mail, hai scritto quella frase. sono sicura che ai tempi fosse una cosa vera, una di quelle cose che mi hanno fatto innamorare di te, concederti fiducia cieca e solidale. e adesso io non riesco a perdonarti. e mi di/struggo.

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flaneuse

Wednesday, October 8th, 2008

mi manca parigi. mi mancano i boulevards, mi manca la scala a chiocciola e non so se me lo posso permettere.
stamattina controcorrente con tutti gli analisti delle borse, camminavo arzilla da corso matteotti a piazza cadorna, dopo una roboante colazione e un sacco di chiacchiere.
pavé e poi una sella brooks in vetrina da trussardi.
pavé, strettoia, poi la sguardo affranto della centralinista del credit suisse.
pavé, poi il victory che mi fa venire in mente valeria e la betta.
pavé, poi la palazzina liberty. una volta siamo venuti qui a vedere una mostra. o erano delle installazioni, o qualcosa del genere. ci fanno dei corsi, entro guardo i flyer: le danze ottocentesche, il romanzo milanese cinquecentesco, il dialetto milanese, la cultura dei kamikaze.
pavé, poi via rovello. il piccolo, mai morti. da quanto tempo non vado a teatro?
pedonale, emporio di blunauta.
pavé, il mio medico.
pavé, acciottolato.
pavé, casa del riccastro.
pavé, e poi ufficio. strutta di strutto.
me lo dovrei regalare più spesso, un momento così.
così milanese. così mio. così autunnale.

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