129/1826, il giorno del già si racconta che qualcuno ha tradito

Sunday, August 24th, 2008

ho il colore del sole addosso e profumo di un misto di arance amare e sale.
sto seduta in un coridoio di uno stupido treno che mi è stato erroneamente concesso, e che però vuoi o non vuoi, come quello soppresso, come quello che servono tre cambi, come quello la mattina presto, come quello che non ha l’aria condizionata, come tutti i treni che ho preso in queste ferie, mi porta dove devo andare. in un modo o nell’altro.
affianco a me, ramona chiacchiera in russo con suo papà.
affianco a me, caterina gioca con il game del suo cellulare.
poco più in là giacomo urla perché non trovo la tetta di sua mamma.
io ho addosso il sapore del sole, e non so bene che farmene.
resto qui e aspetto che tutti i pezzi tornino al loro posto, o che trovino un equilibrio eletto, o che tutto sto turbine si fermi in una fotografia nitida e non sfocata.
resto qui e aspetto bologna che magari un posto libero, su sto treno, che mi è stato erroneamente concesso, si libera.

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125/1826, il giorno della mini mandrogna

Wednesday, August 20th, 2008

prendo treni che non prende nessuno.
salgo su autobus e - come spesso accade - sono l’unica donna. molto spesso sono anche l’unica persona a bordo.
passo con lo sguardo lungo ferrovie a un solo binario, che costeggiano campi di granone e girasoli cotti dal sole.
leggo velocemente libri scritti bene, leggo ancor più velocemente libri scritti male. arrivo tardi a legger libri che finché non decidi di leggerli pensi che siano scritti male.
vago in città che non conosco, seduta sugli scalini ascolto noiose lamentazioni su servizi che non servono, e io non so grazie a quale caso sono così zen che compilo svariate richieste di rimborsi che non rimborsano e non ho nemmeno fatto un plissé, nemmeno alzato la voce, nemmeno invocato l’aiuto di dio.
mi innamoro di un robot, che si innamora del mio reggiseno.
poggio piedi su predellini instabili, appoggio borse e sacche e valigie leggere su marciapiedi, bevo acqua da bottigliette e mangio pane e salame. spinzetto sopracciglia, sogno una doccia calda. una doccia calda con il guanto di crine sulla schiena. attraverso strade come se sapessi dove sono.
ascolto musica. la solita musica, sogno i mashup del vanz. così, solo per avere una novità.
timbro biglietti, valuto inutili espositori di libri che sono i libri meno adatti per viaggiare.
mi struggo, mi dolgo, mi strino i nevi, mi pento, redimo i miei peccati, svolgo composizioni liberi sul tema del senso di colpa.
indovino arcani, futuri paesaggi, sottili differenze, incuranti curve delle rotaie, rogoredo, lambrate, centrale. binario tronco. ho solo voglia delle sue mani addosso. glielo scrivo ma poi cancello perché in metropolitana tanto non prende.
arrivo a casa, faccio uno sconto al senso di colpa grazie a dei numeri impressi sul video del mio mac.
accendo il boiler. faccio un’altra valigia. domani mattina si riparte.
ma prima glielo dico, che ho voglia di dormirgli addosso.

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piccoli passi avanti

Wednesday, July 30th, 2008

ho comprato un biglietto per senigallia per l’8 di agosto.
viaggerò durante la cerimonia di apertura delle olimpiadi.
un primo passo l’abbiamo fatto: da milano ce ne andiamo, poi vediamo se torniamo.

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in amicizia, eh

Monday, May 5th, 2008

secondo me oswald ha vissuto il mio stesso dramma. io un po’ adesso lo capisco: quando te ne succedono una dietro l’altra, ovvio che poi ti vien voglia di uccidere un (ex quasi) presidente degli stati uniti.
insomma mi invitano (diciamo che mi faccio invitare) e io dico sissisisisisisiisiiii’. nel frattempo mi arrivano altri 4 inviti (e vai a capire con quale account iscrivermi), ma questo è niente.
unica certezza: parto con un eurostar alle 8 di mattina.
inizialmente dico “rientro in nottata”. poi a mia madre viene lo sconforto da cane abbandonato a casa e si propone di tenere isotta per una notte: bingo!
muovo la task force di “emergenza roma” e mi organizzo per dormire una notte a roma. quindi, chiamo, faccio, brigo, disfo, mi ansio, mi tranquillizzano, mi ammalo, guarisco, dormo, bevo, mangio (poco), mi confermano il pernotto: ok, andata. rientro venerdì in mattinata poi redazione, poi nel pomeriggio una cosa che se la racconto ridete, quindi non la racconto e restate tutti tristi. tié.
andata, ore 8, stazione centrale. ritorno, ore 8, roma termini. (nb. non per colpa mia tutto questo non mi vale nemmeno un punto sulla carta viaggio)
inizio a prepararmi spiritualmente a al gore, a alemanno, al caldo, al freddo, all’ambra jovinelli (che io amo), a tutta la gente che ci sarà, a roma, all’estate romana, a - mio dio! - che voglia di vedere tutti! alla settimana di ferie che trascorrerò sull’isola tiberina. leggo delle polemiche legate all’evento e me ne frego (entro già nell’ottica capitolina).
alé alé, sono già tutto un fruscichio, un’emozione, una piccola donnina con i boccoli e l’eyeliner steso alla perfezione. ho la febbre? chisenefrega. dovrò svegliermi presto? chisenefrega, sarò un gioiello, perché io vado a roma, perché io vedrò lei, lei, lui, lei, lui, lei, lei. al gore, che bello che sei, grazie mille.
nel frattempo chiacchiero via mail con uno di blogosfere davvero simpatico e voilà, ho anche il permesso di fare foto: già mi immagino io e il mio bagaglio gonfio di obiettivi, cose, calzini puliti, svariati slip e calzini, computer, cavi, che bello!
al gore ti amo. lo dico più per convincermi che per altro perché io lo so che sarà una cosa tutto tranne che rilassante, eh… sia chiaro, non sono mica scema. lo so che sarà stressantissimo, lascio il lavoro in sospeso, la redazione in ansia, ho una scadenza che già so che mancherò, la communty da seguire a distanza, stefano che non vedo da troppo (così troppo che si è pure fidanzato! e non con me!), mauro che forse mi darà le chiavi di casa (ma forse no). quindi io al gore ti amo, ma se la prossima volta per caso organizzi a milano è meglio eh. più comodo, eh. poi lui, lei, lei, lei, lui, lui, loro possono venire qui, eh… siamo ospitali anche noi, eh… ma insomma mi convinco. ok, va tutto bene, ti amo il giusto, non troppo non troppo poco, il giusto. ecco.
ecco: venerdì mattina sciopero dei treni. poi dici che non ti uccido, certo al gore che ti uccido. eccheccazzo.

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i’m a forestaller

Friday, November 30th, 2007

dieci minuti dopo aver finito di lottare coi denti per avere gli ultimi due biglietti di seconda per scendere a roma (e, ancora più difficile, risalire), ho scoperto che quel weekend sarò in trentino e il 7 sarò per 8 minuti sotto il palco dei subsonica.
dieci minuti dopo quest’epifania avevo la fila di gente che mi chiedeva se potevo rivendere i miei sudatissimi biglietti. non ho applicato nessun sovrapprezzo.

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tornare a casa

Monday, November 5th, 2007

tornare a casa con diverse ore di ritardo perché pare che tutta l’italia si sia mossa oggi sulle strade ferrate (non che ci dispiaccia), tornare a casa e avere amici deliziosi con cui cenare e chiacchierare e poi - rimasta sola - sentire forte il bisogno di ascoltare tutti morimmo a stento.
e piangere dalla commozione.

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