dove sei uno di loro, oppure non esisti

Thursday, October 23rd, 2008

proviamo a spiegarci. a me le dichiarazioni di kossiga fanno paura, ma non mi stupiscono: è kossiga, non è madre teresa di calcutta. se vi aspettavate una dichiarazione non belligerante, cazzi vostri. le aspettative – se sono aspettative – sono un problema di chi se le fa, non di chi le disattende.
dovremmo tutti svegliarci dal torpore generato dalla televisione, dai kebab iperproteici che ci fanno sentire tanto sazi e tanto multietnici, dalla sconfitta della sinistra che ci permette di sentirci martiri di un sistema che abbiamo corrotto noi, dovremmo tutti svegliarci e riprenderci il nostro ruolo: quelli di cittadini.
dovremmo riprenderci le strade e le piazze, dovremmo dare la fiducia a chi se la merita, a chi ha proposte concrete, degli slogan che urlino da soli senza bisogno che ci siano gli amplificatori, che ha delle speranze e dei sogni e delle verità palesi da raccontare. che ha delle posizioni da tenere, su cui scommettere e delle trasparenti cosa da fare.
ovviamente scuotete la testa: lo farei anche io. nelle piazze manganellano e probabilmente spareranno, i vostri figli vanno al liceo e da oggi cercherete su ebay qualcuno che vende giubbotti anti proiettili, i figli dei vostri fratelli vanno all’università e sono più interessati a capire come guadagnare crediti che a cosa succede a 5 centimetri da loro (e indovinate chi gliele ha insegnate le priorità della loro vita, nel bene e nel male).
nessuno ci sa proporre un’alternativa che non sia mandarli a fanculo o addirittura urlare nell’opulente centro di milano “basta” (questa è stata un’idea di larghe basi concrete e propositive di quel genio del mio ex fidanzato, che sperava pure che io l’ascoltassi) o scendere in piazza il 25 ottobre non si sa nemmeno bene per quale motivo.
scuotete la testa e dite “e allora proponi tu qualcosa”. e no, mi spiace. io modero commenti, scrivo messaggi di aiuto, sterili mail in cui riassumo fatti dati e storici, edito testi, contratto stupidi trafiletti per riviste fashion: questo è il mio lavoro. io non ho mai chiesto di stare seduta sui seggi del governo o del parlamento, io posso dare la mia fiducia, il mio voto, la mia faccia, la mia partecipazione a chi se li merita.
scuotete pure la testa e dite pure che non si può andare avanti così, che qualcuno prima o poi li fermerà, che stanno superando il limite. fatelo pure, ma tanto lo sapete come me: non li fermerà nessuno, se non li fermiamo noi, in qualche fottutissimo modo.

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ne abbiamo già parlato qui:

188/1826, il giorno della militarizzazione

Thursday, October 23rd, 2008

mentre sono due giorni che – vigliacca – faccio finta di non sapere che sotto le finestre del mio ufficio hanno manganellato degli studenti, penso che sarebbe giusto e bello se la protesta studentesca fosse il volano della protesta nazionale nei confronti di un governo come quello che ci stiamo sorbendo da ben 188 giorni.
una protesta pacifica ma lunga che se no la sinistra non ha tempo di capire cosa dire, cosa fare.

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