togliendo la lanuggine

Thursday, December 18th, 2008

sto ruzzolando in fondo a quest’anno, sperando ti trovare un falsopiano in fondo e in fretta, in modo da fermarmi un attimo e riprendere conoscenza.
nel frattempo provo a darmi un’interfaccia sociale moderatamente apprezzabile, che si guadagni il sei politico. e quindi continuo a vestirmi in modo per lo meno dignitoso, mi lavo i capelli, snodo i nodi che il vento annoda, incontro amiche in vie quasi sconosciute e offro loro un caffè, non mi riesco nemmeno più a sorprendere per le cose belle. ma faccio finta di sì. ignoro le mail dell’ex molesto che mi chiede come sto (ma davvero, qual è la necessità di questo stillicidio di nervi? non è nemmeno più rabbia, è solo semplicissimo fastidio, come quando hai un brufolo dentro l’orecchio…), osservo il dondolio sconnesso del suo piede mentre mi parla: mi chiedo come può (permettersi) la gente di concedermi così tanto spazio nella propria vita, senza che peraltro nessuno glielo abbia chiesto (ma davvero, non è tutto molto faticoso? ma perché non ve la vivete più semplice?).
faccio elenco dei to do, dimentico cose essenziali, casa mia chiede vendetta. ho perso l’ultima innocenza concessa che è quella della fiducia, è successo svariati mesi fa. in un momento preciso che potrei descrivere, ma mi scoccia perché sarebbe come dargli più importanza di quel che (già) ha. e non ne ha bisogno. davvero. anzi.
mi riprometto di scrivere post meno criptici, più sociali, meno ombelicali, che non parlino solo di me e di lui, o di cose che capisco solo io. forse dovrei parlare di cose molto social: facebook, friend feed, le ggdi, come turlupinare una o uno in chat.
eppure mi vengono in mente solo post in cui descrivo come gli altri mi riescano sempre a sorprendere.
oppure mi vengono in mente solo post di 150 caratteri in cui con eleganti giochi di parole parlo in terza persona singolare.
potrei iniziare a scrivere qui, invece che su twitter.

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compagni di viaggio

Wednesday, October 22nd, 2008

abituata come ero ad aspettare le foto di viaggio di stefano, il post di vanz mi lascia senza parole. e soprattutto mi fa sentire in colpa: non ho ancora chiesto scusa a lisbona per averla trattata male in tutti questi anni, non le ho ancora detto grazie per avermi trattata così bene per 4 giorni interi, regalandomi una caviglia slogata, un sole da maniche corte, delle foto (sinceramente così così), il mio primo baccalà, la mia rappacificazione con le mante.
lisbona merita più di un ricordo muffoso di hashish e calura, merita più di un ricordo legato a un congresso in cui non capivo nulla, merita più del fado e della malelingue.
a lisbona - soprattutto nel barrio e al chiado - si alternano facce e paradossi. il negozio di freitag è affianco a una casa con i panni stesi fuori, dove fuori ti fa venire in mente i bassi. e non sono lenzuola animalier di cavalli, quelle che sventolano. per un turista, a lisbona sembrano tutti più felici di noi. hanno una mentalità più aperta, più multietnica, sorridono di più (tranne i camerieri un po’ sbrigativi, ma che sono anche i più onesti), non ti danno soddisfazione se non te la meriti.

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183/1826, il giorno dell’autogratificazione

Saturday, October 18th, 2008

frullano in testa i pensieri di una vita, di più vite. arrivi tardi a un appuntamento, ma non puoi e non vuoi ammettere che è il tardi più bello del mondo. ti trucca una donna bellissima che mentre ti trucca ti tippatappa sulla mano e ti chiede scusa per ogni cosa. vedi una tua amica in abito da sposa. chiami amiche e non ti pare vero, nulla. cammini per ore nella tua città e trascini trolley, borse, segreti, ripicche, cose viste, vissute, cerchietti, segni più, segni meno. buste ingiallite, buste sigillate.
frulla tutto in testa fino a quando è sera, tardi, realizzi che dormirai fuori e corri come un’indemoniata a comprare lo spazzolino da denti (che tanto era da comprare) e un paio di slip all’upim, che dopo le sette e mezza è l’unica cosa aperta attorno a loreto. a righine, con il pizzo da ragazzina sull’elastico.

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il pleuvait sans cesse sur brest ce jour-là

Tuesday, October 14th, 2008

ti si rompe la maniglia della finestra in mano, mentre stai per chiudere casa.
dimentichi il libro che stai leggendo sul letto. cioè a due metri di altezza.
prendi un appuntamento con una busta sigillata.
rivedi gli ultimi anni della tua vita allo slowmotion. li rivedi e sai perfettamente che nonostante tutti gli errori, non è possibile che tu abbia fatto sbagli. te lo continui a ripetere.
ne approfitti dell’ansia per mettere in circolo il metodo di controllo: ripassi l’elenco delle cose che hai messo in valigia, ripeti a mente “barbara” di prévert, controlli per la centesima volta se hai la carta d’identità. se hai l’ipod, il carica batterie per la canon, il cambio di biancheria. canticchi jeff buckley, sciogli la lingua con i trentini e le tabelline.
e poi alla fine… alla fine, vaffanculo. sei grande. e nonostante gli errori, non hai mai fatto sbagli. forse. affronta quella merda di busta sigillata. e sì, la carta d’identità ce l’hai.

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169/1826, il giorno della vostra vita senza di me

Saturday, October 4th, 2008

non è che io la rete non la segua, eh. anzi, la seguo come prima, forse qualcosa in più. ci lavoro, ci vivo, ci pasteggio. so perfettamente cosa succede nel mondo dentro lo schermo.
da dopo la blogfest ho seguito le varie polemiche e i pettegolezzi (che di striscio mi hanno pure riguardato) sui badge viola, sui premi, sulle idee della madonna, sulle disfide fra uomini e donne, sui meme, sui tormentoni, sui gossip (di chi si è innamorato lui? con chi limonava duro auro a riva? e lui, dove va in trasferta tutti i weekend?), sull’avvento di friendfeed, sulle statistiche dei blog che crollano vertiginosamente, su coppie che scoppiano e coppie che si formano (la somma è sempre zero), su chi ha dato della cretina a chi e a chi ha preso due di picche da chi, su chi sono quelli che mi chiedono di diventare amici su facebook.
io non è che non lo sappia che c’è tutto questo, lo so perfettamente e su quasi tutto ho un’idea e un’opinione. ma non per questo devo per forza esprimerle.
anche perché adesso scusatemi ma io ho da fare il cambio di guardaroba, fra poco arrivano a casa eleonora e margherita, ho ancora da vedere un episodio di HIMYM, poi deciderò se vale la pena di prenotare due mesi prima al “asia de cuba”, poi mi incazzerò un po’ perché non riesco a vedere la mia migliore amica nemmeno questo weekend, poi chiamerò un’altra amica che ha appena vissuto un lutto, poi darò un occhio alla community che gestisco, poi scriverò a franz che è in honduras da 10 giorni e ancora non le ho scritto, poi mi spiacerò un po’ che luca non sia a milano in questi giorni, poi visto che ci sono sentirò anche la mancanza degli altri amici a cui non riesco mai a dedicare tempo, anche perché sono lontani.
uhmpf. che fatica vivere no?

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meno sette

Friday, September 5th, 2008

che io poi giuro non ci capisco un cazzo. e passo i miei giorni trascinandomi dalla mattina alla sera con dei ritmi scanditi da eventi che io non controllo, degli impegni che non so evitare, delle ore passate in riunioni, delle telefonate che mi rendono sempre più metternich.
quindi mi sveglio la mattina, faccio partire la lavatrice, faccio la doccia, mi metto la crema, mentre la crema s’assorbe controllo la posta e tutto il 2.0 che ne consegue, imposto i report, poi la crema s’assorbe e mi vesto. porto giù isotta, torno su. preparo la borsa della palestra (ormai la porto sempre con me), stendo al lavatrice, preparo la schiscetta, sistemo le cose in casa, metto in spalla la bici e scendo due piani a piedi.
saluto il vicino (che non è sempre lo stesso, ma c’è sempre un vicino davanti al mio portone la mattina) e poi inizio a pedalare.
arrivo in ufficio. mail, pm, chat, web, im, cazzeggio, macchinetta del caffè, ad libitum. approva, aggiorna, commenta, scrivi, briga, sbriga. sminchia, fai, sfai, chiama l’assicuratore, chiama il padrone di casa, chiama sarcazzo, fai, sfai, sminchia, rifai, cazzeggia, flirta, taglia ecuci con le amiche, scarica l’ultimo pattern, trova la foto per quella pagina lì del prossimo numero, rispondi a tizio, manda a cagare sempronio, approva, approva, approva, approva, organizza camp, approva, approva, ipotizza keynote, approva, approva, chiama il dentista, approva, approva, approva, approva, approva, approva, approva, chiama il ristorante per la cena solo donne, approva, approva, approva, trova un lavoro a tua sorella, approva, approva, approva, approva, approva, approva, approva, approva, chiama il posto per la festa, approva, approva, approva, approva.
ma soprattutto, chiediti quando i teocon vinceranno anche in italia, davvero, intendo. non per finta.
esco strisciando dall’ufficio e pedalo verso casa o la palestra.
se mi metto a correre sul tapis, ringrazio dio che faccia tutto lui così io posso addormentarmi e scrivere le sceneggiature dei miei film dove io viaggio a lungo in europa, dove io sono la principessa sul pisello, dove nessuno mi critica per la mia arroganza, dove il mio parrucchiere mi accoglie a braccia aperte e mi regala un piastra inventaricci. se vado a casa mi piombo sul divano, guardando la polvere crescere fra le liste del mio parquet.
poi a una certa ora vado a nanna. e provo ad addormentarmi, cosa che mi riesce bene solo fra le 2 e le 3 e mezza.
il mio ultimo pensiero concreto e con un costrutto sintattico minimamente decente è sempre lo stesso: beh, dai quando avrai 35 anni sarà diverso. sì insomma i tempi stringono, facciamo in fretta.

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apoteosi del controllo di sè

Monday, March 10th, 2008

tutto si muove in un certo senso. tutto.
amici, conoscenti, colleghi, occasioni, inviti, corteggiatori, coincidenze, corteggianti, tempo, scritti, voci, famiglia, soldi, tecnologia. tutto.
l’unica che non si arrende a tutto questo sono io.
piedi puntati. muro di gomma. paura lacinante. capricciosa. miope.
chiunque prenderebbe questo tram. chiunque.
io continuo a fare finta di non avere pagato il biglietto. anche nel giorno di sciopero dei controllori.

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come sarebbe

Friday, November 9th, 2007

la mia vita se potessi sarebbe solo in bianco e nero.

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vista linate

Tuesday, October 16th, 2007

ricordo ancora quella strana sensazione che mi ha preso un giorno in macchina quando tornavo dalla bovisa verso la velenosa brianza e avevo mandato un sms a un po’ di persone con scritto: “ok, firmato contratto. adesso torno in ufficio e mi dimetto”. e solo alcuni dei destinatari se lo aspettavano, perché quella era la cosa meno prevedibile che io potessi fare nella mia vita.
quella strana sensazione che la macchina potesse avere le ali. e che potessi prendere il volo, in quel preciso momento, sulla milano meda.
oggi una persona - una delle migliori persone che io conosca - ha preso quello stesso volo e per quanto mi sembra folle, so che ha fatto bene e che è la persona migliore per questo salto.
e adesso la smetto di piangere e di pensare a come sarà milano e la mia vita lontana da lei, che fra un po’ c’è riunione di redazione e non posso stare così.

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