poi ci sono state le serate al paso, i margarita, c’è stato il g8 e le torri. io non voglio andare in un paese in cui la data del mio compleanno sia sinonimo di qualcosa d’altro, a parte il cile.
e tutto è corso più veloce. e non ho mai avuto il tempo nemmeno di pensare che ci fosse new york. e una strambata e poi l’altra, nella vita. tutto di corsa. la vita, le scelte, le decisioni, le persone, il lavoro, gli amici. l’america no, l’america no. non ho priorità in questo momento che non siano io io io. ricostruire me da me. ripartire da zero. basta topi di fogna, costruire sorrisi e buon senso. mi viene bene una volta ogni due, adesso due volte su tre, ma mi viene bene. un po’ più di spesso. ok, mi viene bene quasi sempre. quasi sempre perché ho abbassato le mie aspettative sugli altri, ma soprattutto su di me.
poi ho iniziato a viaggiare per fare fotografie. parigi, roma, madrid, città nuove, città vecchie, città viste con gli occhi di un compagno di viaggio divertente e divertito che un giorno mi ha detto “andiamo a new york?” e io gli ho detto “non ho soldi”. cosa peraltro vera (e ineluttabile). lui mi ha preso in parola. e ci è andato con un altro. evidentemente nemmeno quella era la volta giusta per andarci, a new york.
(continua)
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