Archive for the '1826 all'alba' Category

228/1826, il giorno del muro

Wednesday, December 3rd, 2008

il muro del dolore e delle lacrime - in quella splendida finzione che è la tv - diventa per rebecca talmente alto, doloroso e protettivo da non farle provare il brivido, tanto da farla tornare sui suoi passi, a riscaldare una minestra indigesta. dan non ha modo né di scalfirlo, né di vincerlo, né di esserne vinto.
ieri per due ore ho pensato che dovevo scrivere un post sul ragazzo che è crollato per terra con la mano stretta sul cuore mentre io gli camminavo accanto in lexington avenue, su mia nonna gianna, sul diventare grandi a 6 anni e sull’importanza di fare le cose che si devono fare prestando attenzione a non fare male alle persone. l’ho pensato per due ore, poi, poi niente. poi, proprio niente.

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il bello di tornare

Monday, December 1st, 2008

organizzare pranzi e cene con le amiche e gli amici per poter raccontare tutto fa sentire a casa più di dormire nel proprio letto.

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226/1826, il giorno del rientro (forzato)

Monday, December 1st, 2008

quando ti diranno che non saprai gestire il fuso orario, tu rivelerai il tuo segreto: non lo hai mai cambiato.
c’est plus facile.

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222/1826, il giorno del ringraziamento

Thursday, November 27th, 2008

il grande amore cannibale divora me.

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217/1826, il giorno del matrimonio di ninna

Saturday, November 22nd, 2008

e così ninna si è sposata. ed era bellissima, saldissima, felicissima, emozionatissima.
noi, beh noi tanto per cambiare eravamo in ritardo, ed eravamo tutti bellissimi. tutti, ma beatrice di più.
io, beh io mi sono presa una rivincita con me stessa, io ho sofferto i tacchi, io ho avuto ciò che mi sono meritata. prima nel male, poi nel bene (ma quanto è questo bene? oh, signora mia!). io indossavo il vestito da cotechino.
e grazie. grazie perché ci sono momenti come quelli in cui camminavo scalza sull’acciottolato e poi nel vicolo in cui il concetto di amici mi torna così bene chiaro in testa che mi chiedo quanto male mi voglio quando me ne dimentico.

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213/1826, il giorno della suggestione

Tuesday, November 18th, 2008

dopo esserti sentita dire da tutti che era solo suggestione, trovare una persona compiacente che non ti fa sentire una merda, non ha prezzo. soprattutto se poi ti spiega che suggestione sto cazzo.

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vado a new york, 4

Monday, November 17th, 2008

poi, poi, poi ne ho preso coscienza.
il vado a new york non è più stato solo una frottola che ti racconti, ma una cosa un po’ più complessa, un progetto, un “one woman stand”. era un “vado a new york”, un po’ una liberazione, un po’ una tappa, un po’ un mettermi alla prova. tanto io lo so come va a finire, che lo dici e poi non lo fai. nono, lo faccio. certo, come no? come quella volta che… o quell’altra che… ho fatto un sacco di cose in vita mia che ti hanno sorpreso. certo, ma non andrai a new york. dai facciamo una prova… in che senso? chiama una tua amica, una delle solite, quelle cche ti conoscono e che ti vogliono bene e diglielo… ok.

parto.
dove vai?
a new york.
ok, dinne un’altra.
(clic)

(continua)

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209bis/1826, il giorno della sentenza

Friday, November 14th, 2008

Eluana, stop all’alimentazione. La Chiesa: “Così è eutanasia”.
Minchia, sì. Ed è un diritto.

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209/1826, il giorno della sentenza

Friday, November 14th, 2008

“aspettiamo la sentenza?” “sì”. poi la sentenza non arrivava mai e siamo usciti a cena che non era ancora arrivata.
margherita poi mi ha mandato un sms per dirmi come era andata e noi abbiamo continuato a mangiare.
non mi aspettavo niente di diverso. per me la sentenza di genova c’è già stata, ed è una sentenza personale, intima, di stomaco e di sangue. di cui non mi pare il caso di parlare (oltre tutto ciò che ho già fatto, e ho già detto).
qualsiasi fosse stata la sentenza sarebbe stata una sentenza di forma e non di sostanza. anche se avessero condannato tutti a tutti i 108 anni, a gennaio li avrebbero mandati in prescrizione, come accadrà per gli operativi (che termine di merda).
qualsiasi fosse stata la sentenza sarebbe stata un vergogna averla attesa 7 lunghi anni.
qualsiasi fosse stata la sentenza, niente potrà restituire dignità e rispetto a coloro che hanno avuto rispetto e dignità calpestati, niente potrà restituire a me la consapevolezza di essere degna di rispetto, e di non poterlo chiedere.
ho la mia sentenza, già tatuata sotto pelle. mi è sufficiente.

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205/1826, il giorno delle cose che non vi ho detto

Monday, November 10th, 2008

oggi ho visto al google machine sotto casa mia. era già stata mappata, ma anyway è ripassata, si vede.
oggi ho sentito la netta mancanza di alcune persone nella mia vita. probabilmente a natale mi farò un viaggio lungo la costa adriatica e poi su per la via emilia, che mi mancano serena, andre, vale, la luilui e clay, mi manca la dani, la chiara, la mara, la silvia. con tutte sti articoli così nordici mi sento la signora pina che stende i panni in una casa di ringhiera.
oggi mi ha preso il vero panico viaggio. ad esempio: carta di credito ancora da far sistemare, marca da bollo sul passaporto, valigia da recuperare, come incastrare matrimoni, weekend e partenze.
oggi mi sono posta domande sulla dinamica dei flussi e su quella delle relazioni, poi mi sono ricordata di un cheeseburger all’ombra di un castello lombardo e mi sono detta sticazzi. alla romana, però. un po’ per ciascuno.
oggi ho contato a quante mail devo rispondere da luglio: circa una settantina. tutta gente che non mi ha mai più riscritto. chissà come mai.

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