oggi pensavo che davvero mi rotta le palle di avere d’alema come attore politico. adesso, diciamocelo, sfioriamo e ravaniamo nel qualunquismo (che però paga, vi assicuro almeno un paio di buoni stipendi), se penso a cosa è cambiato dai tempi dell’università, dei successivi anni di impegno, di coinvolgimento, di analisi e di avventura politica, mi chiedo se davvero qualcosa è cambiato.
rispetto a quegli anni sono cambiati i miei amici, i miei interessi, ho sperimentato cose nuove (no, non droghe, anche se non si direbbe), sono cambiati i miei colleghi, i miei capi, il mio fidanzato, il mio estratto conto (anche se di poco). è cambiato il mio approccio alle cose e anche il mio modo di rapportaremi con lo spazio. non potendolo misurare con gli occhi, preferisco starne distante, prima di invadere spazi non miei.
mia madre mi chiede il permesso di venire a casa mia a prendere il cane per tenerlo con sé per un weekend. permesso accordato. nessuno crede – finché non lo vede – che isotta abbaia tutte le volte che qualcuno si avvicina a me per baciarmi, anche un vecchio amico che mi bacia sulla guancia viene redarguito. il prossimo weekend io e luca ci baceremo sino a consumarci le bocche. lontano dagli occhi, lontano dagli abbai(amenti).
io che cammino e non so dove andare. e quindi sto nell’incavo. e aspetto. prima o poi anche d’alema se ne andrà, no?
Tags:
aspettare,
auro,
il solito post ombelicale,
isotta,
massimo d'alema
ne abbiamo già parlato qui: