del chiedere spiegazioni e della noia

a volte a ben guardare gli altri si capiscono di sé molte cose.
ad esempio, che ho voglia di non sapere. che non sapere significa chiedere spiegazioni, sulla fisica, la letteratura, i sentimenti, me stessa, l’attualità, la ricetta del plumcake allo jogurt e sull’uso del verbo riscuotere al passato. è un fantastico segno di fiducia da trasmettere a chi hai riconosciuto capace di raccontarti e chiarire, colmando i tuoi dubbi e la ignoranza, dedicando volentieri tempo a te, che avresti potuto cercare le spiegazioni da sola. è un meccanismo impagabile, virtuoso e appagante, ed è assolutamente reciproco nei suoi vantaggi.

ad esempio, che ci vuole coraggio in tutto.

ad esempio, che puoi passare un weekend senza fare nulla: io fra ieri e oggi ho finito un libro, ne ho iniziato uno nuovo in francese e sto continuando il Buzzati (della domanda, cit.), ho ascoltato alcune puntate di pleasure town, ho fatto tre lavatrici, un bel pezzo della sciarpa viola a righe, caricato una lavastoviglie, sono andata a fare la visita di controllo, ho preso informazioni per i plantari, ho fatto la spesa al mercato, ho dormito 4 ore sul divano, cucinato per tutta la settimana, mangiato bene (dopo un venerdì di patatine e torta di compleanno), bevuto tantissima acqua, portato isotta dal veterinario, sistemato casa, i fiori e un pezzo dell’armadio, e ricominciato a correre senza fretta, e come la mia vita tutta, ultimamente, senza gara, a chi è migliore e a chi fa di più.

“cosa hai fatto?”
“niente.”
“non sei andata in giro per salone?”
“no. sono stata praticamente sempre in casa.”
“madonna, che noia.”
“già, sapessi che noia, proprio.”

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che barba, che noia.

sono piuttosto annoiata.
eppure faccio un sacco di cose, la mia zuppiera della felicità è colma di bigliettini che mi aiuteranno a ricordare serate, progetti di lavoro e non, reazioni pacate, emozioni forti, pensieri carini, regali inaspettati.

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ma sono comunque annoiata.
nessuna sfida divertente, nessun battito di cuore, nessuna risata nella pioggia, nessun rimorso, nessun rimpianto, nessun motivo per arrabbiarmi o per stare male.
dormo, mangio (troppo), porto fuori isotta, faccio le mie cose, ho messo lo smalto semipermanente, ho imparato a farmi la piega perfetta.
ho già eliminato tutte le persone che non mi facevano bene dalla mia vita, alcune si sono autoescluse.
ascolto musica perfetta, ho amici interessanti, ballo, insegno italiano e imparo a insegnarlo.
mi diverto persino a lavorare, non che sia una novità, ho sempre amato il mio lavoro, ma in questo periodo è davvero interessante, e facciamo progetti ganzi e i miei colleghi sono primaverili al punto giusto.
ho anche fatto un backup up inutile di Friendfeed che ho deciso che non importerò da nessuna parte.
ho rotto un cellulare, una macchina da cucire, un paio di leggings, un paio di aspettative e qualche buona relazione sociale.
mi annoio. aspetto il 15 di maggio.
mi annoio e non ho nemmeno te a cui dare la colpa.

the doctor has told me, it’s no good for my health

Ben più di 20 anni fa mi sono presa una cotta per un mio vicino di casa: ero appena arrivata nel quartiere, c’erano le elezioni per il sindaco. Dalla Chiesa Vs. Formentini. Milano avrebbe meritato, dopo tanta fatica per sopravvivere a Mani Pulite, un sindaco coi baffi (grande campagna, quella) e invece si ritrovò con un sindaco leghista.
Ero scrutatrice al seggio, lui anche, carino, simpatico, con il viso un po’ asimmetrico come piacciono a me. Me ne innamorai che avevamo appena iniziato a siglare le schede il sabato pomeriggio. Tempo dell’ultimo scrutinio ero miseramente caduta dal pero, sotto gli occhi di tutti. Come una vera quindicenne un po’ cresciuta.
In barba a qualsiasi sintomo di realismo avevo chiaramente visto degli evidenti sintomi di innamoramento anche da parte sua, non importa se non rispondeva alle mie telefonate o non mi aveva mai chiesto di uscire, per me era innamorato pazzo di me.
E così passammo l’estate, io fra bici, università, lavoro, a pedalare come una matta fra Porta Vittoria e il Naviglio Grande. Lui di certo non con me.
Il mio innamoramento diventò presto sconforto e frustrazione, non capivo come potesse amarmi ma evitarmi.
E quindi dall’alto della mia inaspettata sicumera illogica e irresponsabile, gli mandai una cartolina dell’unica settimana di ferie che feci in Sardegna.
La cartolina non era firmata: da una parte era raffigurata Piscinas, dall’altra parte avevo trascritto un pezzo di una canzone di Sting, che nelle mie intenzioni dichiarava la mia unilaterale e irrevocabile decisione di chiudere la nostra storia di non amore, durata tre mesi.
Al ritorno delle ferie, cambiai casa andando a vivere da sola, e non lo vidi praticamente più.

Con il tempo sono diventata forse più cinica e realista, più concreta meno sognatrice e più attenta a considerare la reciprocità delle mie infatuazioni, più consapevole dei sensi unici e dei divieti di accesso. E di quanto siano salate (ma anche dannatamente appassionate) le multe per le infrazioni del Codice Emotivo.
Per questo negli anni, nei lustri, nei decenni, sono disastrosamente inciampata in perversi errori di valutazione, in amore, nelle amicizie e in genere nelle relazioni con gli altri.
Che sono pur sempre umana, in quanto dotata di pollice opponibile, e perfettamente in grado di appellarmi al diritto a commettere errori. Anche se questo l’ho scoperto solo recentemente.

Questo per dire che ancora oggi, vivendo questa strana dinamica per cui più faccio di tutto per stare più lontano possibile dalle relazioni con le persone, più ne vorrei intorno, mi capita, come è logico che accada, spesso, spessissimo, di sbagliare valutazioni su persone, su uomini con visi perfettamente assimetrici, su donne con il mascara e le ballerine in borsa, di crearmi aspettative, infatuazioni leggere, ipotesi rivoluzionarie e frustrazioni che il mattino dopo poi non le ricordo quasi più.
E mi perdono, sorridendo, scuotendo la testa e canticchiando fra me e me un motivetto un po’ jazz, tenendo il ritmo con lo schioccare delle dita.

I’ve spent too many years at war with myself
The doctor has told me, it’s no good for my health
To search for perfection is all very well but to look for heaven is to live here in hell
After today, consider me gone.

all of it was made for you and me ’cause it just belongs to you and me

ho ricevuto una dozzina di mail e messaggi che mi chiedevano “dove diavolo sei finita?”.
no, scherzo, non me lo ha chiesto nessuno. ma del resto, so che le persone (io compresa) non pensano agli altri (voi e noi compresi) tanto quanto ci piacerebbe facessero. e quindi mo lo chiedo (e mi rispondo) da sola.

ho cambiato casa, ho fatto un campo di volontariato in Sicilia con Libera, ho passato un giorno da incubo a Marettimo (con attacchi di panico, varie ed eventuali), ho pedalato verso le saline contovento, ho conosciuto Stefania, con cui a inizio ottobre ho fatto il bagno al mare, ho fatto una crociera in caicco in Turchia, ho nuotato con le tartarughe, sono stata a Rimini un paio di volte.
ho frequentato una manciata di amici (e non) con risultati piuttosto (in alcuni casi, assai) deludenti, e un paio di piacioni da sbarco.
sono andata a una manciata di funerali, durante i quali mi sono ritrovata a cantare inni e a dirmi “beh però, come non capirli? è tanto consolatorio”.
ho smesso di parlare in modo fintamente ossessivo di cose che non mi ossessionano (il cibo, ad esempio): farlo non mi rende una persona più interessante di quanto io già non sia (tanto o poco che sia). e nemmeno una persona più pop, ammesso che lo voglia davvero essere.
sono tornata indietro di qualche anno e ho ricominciato a fare volontariato facendo corsi di italiano agli stranieri.
ho iniziato a fare contact dance, che diciamolo è una delle cose più improbabili che mi dica capitate davanti, ma non per questo meno interessante: assolutamente e fascinosamente fuori da qualsiasi mia comfort zone.
ho ripreso tango e sono molto felice di ballare.
ho iniziato a interessarmi di meditazione, ma su questo sto ancora lavorando. ho sperimentato lo yoga in volo.
ho i biglietti per 8 concerti entro Natale e già quattro date per il 2015.
prima la mente, poi il corpo: il mio primo mese del do/dont è stato dedicato alla non interazione sul socialino. il prossimo sarà dedicato al mio benessere fisico.
mi sono scontrata in cosa implica scegliere di diventare una madre single, in tutti i sensi. devo dire che mi sono piuttosto spaventata, in tutti i sensi.
ho letto una manciata di libri.
ho preso una cotta per saving grace e ho ricominciato a tricottare.

se vuoi, hai domande, dubbi, perplessità, ti offro un caffè o un thé, anche dei biscotti! sono tua disposizione.
oppure chiamami, o portami a cena, o presentami il tuo migliore amico. o il tuo peggior nemico.
oppure, niente di tutto questo.
fai un po’ come ti pare.
io lo sto facendo, cercando di sbagliare il meglio che posso, ed è fantastico, complicato, ma fantastico.