davanti a foto sparse da rimettere in ordine
March 17th, 2010forse mi sono prima negata poi cercata. e adesso non so quando mi sono trovata.
Tags: cazzi miei, fotografie, ricercane abbiamo già parlato qui:
e allora riflettete, ragionate con la vostra testa, e continuate la vostra lotta… (il comandante diavolo)
forse mi sono prima negata poi cercata. e adesso non so quando mi sono trovata.
Tags: cazzi miei, fotografie, ricercala bambina dice al papà, altro figlio più piccolo, alto, nessuna fede al dito, che sulla pianta della casa che tiene in mano c’è un errore: “il bagno è troppo distante dalla nostra camera. se mi scappa la pipì forte non so se ce la faccio in tempo”.
Tags: bagno, bambina, casa, friendfeed morto, pipìse friendfeed funzionasse scriverei, a perenne memoria (ce ne fosse mai bisogno di altre prove provate): “proprio vero che diventi madre e poi ti rincoglionisci”. update: che in metropolitana si fanno strani incontri.
Tags: erode, friendfeed, friendfeed morto, maternitàin edicola presto torneranno a esserci fumetti d’autore praticamente autoprodotti. forse ne stiamo venendo fuori da questo brutto periodo in cui le facce sono sempre le stesse (e hanno quasi sempre più di 40 anni), le parole d’ordine sempre le stesse (e sono sbagliate perché si riducono a keyword lette sulle SERP) e noi stessi, forse, ci siamo anche un po’ stancati del modello di busainess che stiamo vivendo (dove vivere un modello di business è il nuovo mal di vivere, appunto).
Tags: canemucco, fumetti, keyword, modello di business, serpmi sono tagliata i capelli, stavolta per davvero. magari torno a farmi foto. magari.
Tags: auroscatti, capelli, capelli corti, fare fotografieche li vendesse. nessuno gli ha chiesto altro.
Tags: biglietteria, biglietti, modena, trenitalia, treno, viaggioquello che sai è che fa freddo mentre aspetti il tram una sera di febbraio.
quello che non sai è che dopo un bel po’ il tram arriverà e il cocchiere dirà “si scende”. e nessuno invece scenderà perché la gente deciderà di opporsi, di fare, di dire, di smetterla di lamentarsi, ma di agire. e mentre stai leggendo un libro sui mali e i malanni di milano (che è un po’ come leggere le lettere d’amore di un amore perduto), scoprirai che milano è bella, ed è bella la gente, rumena, italiana, senegalese, marocchina, musulmaa, bresciana, impellicciata, con il piercing al labbro, che okkupa un tram direzione greco e nel cigolare del ferro arancione ti nanna e ti porta che pare quasi un sogno. fatto di freddo, di luci della strada, di fari e di saracinesche che si abbassano.
e poi, casa.
milano sei una stronza, adesso vivo in viale monza.
ilaria mi ha mandato un po’ in anteprima il libro che ha scritto, pubblicato con kowalski e che presenterà mercoledì prossimo in feltrinelli. dato che non potevo non presentarmi alla presentazione senza averlo già letto, il libro, intendo, mi sono data da fare.
premessa – e disclosure: ilaria io la conosco da relativamente poco (da quando più o meno sta con il Convivente, immagino) ed è la Convivente – appunto – di una persona che per svariatissimi motivi io conosco dal 1998, e con cui il primo incontro è stato decisamente litigioso. sono stata ospite di casa loro alcune volte e per qualche motivo – che come spesso succede non saprei spiegare – ilaria a me piace moltissimo.
il libro è carinissimo, divertente, in molti casi utile. anche per una come me che convive con uno che cucina con piacere e con gusto, e che è quindi da più di sei mesi che non mette mano ai fornelli. le ricette non sono – almeno a leggerle – impossibili e l’approccio è proprio quello giusto.
e soprattutto adesso ho voglia di cucinare tutto. ma tutto tutto. poi vi faccio sapere.
nel frattempo ci vediamo mercoledì, in feltrinelli, in corso buenos aires.
il palindromo di oggi non è la data ma è il nome del locale più sciocco per fare un aperitivo con una collega, raccontandosi cose e ritornando a una realtà a cui non sono più abituata.
Tags: aperitivo, collega, noonoggi pensavo che davvero mi rotta le palle di avere d’alema come attore politico. adesso, diciamocelo, sfioriamo e ravaniamo nel qualunquismo (che però paga, vi assicuro almeno un paio di buoni stipendi), se penso a cosa è cambiato dai tempi dell’università, dei successivi anni di impegno, di coinvolgimento, di analisi e di avventura politica, mi chiedo se davvero qualcosa è cambiato.
rispetto a quegli anni sono cambiati i miei amici, i miei interessi, ho sperimentato cose nuove (no, non droghe, anche se non si direbbe), sono cambiati i miei colleghi, i miei capi, il mio fidanzato, il mio estratto conto (anche se di poco). è cambiato il mio approccio alle cose e anche il mio modo di rapportaremi con lo spazio. non potendolo misurare con gli occhi, preferisco starne distante, prima di invadere spazi non miei.
mia madre mi chiede il permesso di venire a casa mia a prendere il cane per tenerlo con sé per un weekend. permesso accordato. nessuno crede – finché non lo vede – che isotta abbaia tutte le volte che qualcuno si avvicina a me per baciarmi, anche un vecchio amico che mi bacia sulla guancia viene redarguito. il prossimo weekend io e luca ci baceremo sino a consumarci le bocche. lontano dagli occhi, lontano dagli abbai(amenti).
io che cammino e non so dove andare. e quindi sto nell’incavo. e aspetto. prima o poi anche d’alema se ne andrà, no?