Archive for the 'avec la jupe' Category

agende

Monday, August 30th, 2010

ho un’agenda nuova di pacca, di carta. un’agenda che mi piace e che sta bene nelle mie borse confuse.
le pagine sono già piene di scritte e di note e – pur facendo fatica a leggere la mia calligrafia – questa nuova agenda mi piace molto. la sento piuttosto mia e non mi importa che la sua copertina non sia di vera pelle.

poi ho gcal su tutti i miei computer, con la mela o senza, anche sul cellulare. non mi serve spostarlo da una parte all’altra, stare attenta a non dimenticarla da qualche parte. il mio gcal ha tutti i colorini, lo legge anche il mio moroso, così può sapere quando vado a fare la ceretta, quando esco con le amiche o con mamma, quando è il nostro anniversario (così non ha scuse per non). e in più, io il verdana non ho problemi a decifrarlo.

però è un casino gestire tutte e due le agende.
le cose che scrivo da una parte non le scrivo dall’altra, le comodità di un media non è la comodità dell’altro.
che faccio? mi uccido? mi adeguo? voi che fate?

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ne abbiamo già parlato qui:
Liked by
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] Sara Maternini
    non compro più la carta, anche se la moleskine mi manca da morire
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] pm10
    Ho appena preso una moleskine luglio 2010 dicembre 2011
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] sapu
    prendi uno stagista per tenere aggiornata la carta con gcal
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    Bella idea sapu
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] prezzemolo
    Io faccio male, c'è sempre qualcosa che doveva essere su una ed è rimasta solo sull'altra e viceversa. Mi son messa nell'ottica che ho perso in partenza e non raggiungerò mai lo zen della sincronizzazione delle agende.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] Elena (Elesole)
    scrivere su carta mi aiuta sempre a fare chiarezza, non potrei rinunciare alla mia moleskina, il gcal lo uso come la bella copia di quello che confusamente ho scritto prima a matita :)
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] pm10
    ho l'agenda del cantiere, che è la mia ancora di salvezza, cartacea. e un quaderno per gli appunti. e poi l'agendina di carta mia. è la meno usata di tutte. ha solo le date dei weekend. pero' ho notato che se uso le pennine di muji colorate scrivo molto di piu'. diventa un gesto che mi da piacere e quindi ne abuso. quindi ho deciso che meglio spendere un po di piu e scrivere solo con penne belle.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] Sara Maternini
    w le penne di muji
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] Veru
    io uso solo la carta, la moleskine, per appunti e scribacchiature varie. Mi trovo meglio, mi fa sentire molto più padrona di mè stessa...

866/1826, il giorno dell’uno nessuno centomila.

Monday, August 30th, 2010

[postsecret] sono stanca di essere arrabbiata con te, perché è un dispendio di energie inutile. ho altro di meglio da fare.

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ne abbiamo già parlato qui:
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    [postsecret] sono stanca di essere arrabbiata con te, perché è un dispendio di energie inutile. ho altro di meglio da fare.

865/1826, il giorno del non vale dire 42.

Sunday, August 29th, 2010

io la mia risposta la so, ma al momento vorrei sapere la vostra: ma voi siete felici? argomentate. grazie.

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ne abbiamo già parlato qui:
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    io la mia risposta la so, ma al momento vorrei sapere la vostra: ma voi siete felici? argomentate. grazie.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] lamarghe
    (ot: ieri ho fatto una ricerca su google e il primo risultato eri tu :))
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    capita :-)

859/1826, il giorno del mondo (su cui eeeee-ohhhhh balliamo)

Monday, August 23rd, 2010

qualcuno mi può spiegare com’è che siamo finiti a demandare a ligabue il compito di raccontare la storia di italia?
(al secondo 48, una mia amica che si è convertita all’islamismo per amore)

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ne abbiamo già parlato qui:

852/1826, il giorno delle scelte errate

Sunday, August 15th, 2010

che poi sono due.
la prima è stare tre minuti in giardino, che poi son tre ore di training autogeno per non grattarsi le punture delle bestie che ivi risiedono. e non sono mai stata granché con il training autogeno, vi dirò.
la seconda è quella che ho fatto la sera prima di partire. stanca, snervata, lenta ho scelto i libri sbagliati da portare in vacanza. uno che ho finito di leggere in fretta, uno troppo veloce (meno di 4 ore, compreso un pranzo e mezza pennica), uno che avevo deciso di regalare (perché io detesto i libri di camilleri, ma non lo avevo già messo nella pila di quelli che mai mai mai, mai più?), uno che non sono certa di. e l’ultimo pure, anche se è di un amico e quindi ci conto un po’. e comincio da questo.
in qualche modo ovviamente farò, ma la riflessione è: quanto, ma quanto, ma quanto cribbio è terribile sbagliare letture nelle vacanze in cui il mare chissà?

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851/1826, il giorno del resoconto

Saturday, August 14th, 2010

ciao vita mia. e grazie. grazie soprattutto per i miei fianchi larghi, e per Luca (santo subito!).
chiudiamo questo capitolo brutto, ma che poteva essere peggio, e cominciamone un altro. piano piano. passo passo.
del resto le assicurazioni cosa esistono a fare, se non a occuparsi loro delle nostre disgrazie?

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840/1826, il giorno della traduzione

Tuesday, August 3rd, 2010

Mulinello di idee, girovaga di parole, scrivo ruscelli di montagna da 10 e lode e cazzeggio immobile in equilibrio metropolitano.
Che tradotto in lingua urbana significa che, senza appoggiarmi all’apposito sostegno, scrivo cose che rileggerò a ore improbabili come se fosse antani, come trazione per due anche se fosse supercazzola bitumata, ha lo scappellamento a destra.
State buoni che recuperare il numero dei giorni su 1826 è stata un’impresa.

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ne abbiamo già parlato qui:

su questa spiaggia ma seduto a fianco a te (del silenzio)

Monday, August 2nd, 2010

Federico scrive questa cosa ispirandosi a un post di Sergio.
Federico e Sergio sono due persone che io stimo moltissimo e che, per motivi diversi, apprezzo e talvolta invidio.
Io non credo alle cavallette, ma credo che talvolta raccontando e raccontadosi, soprattutto come facevo io tempo fa su questo blog, si fanno dei danni, o si ha paura di farli.
Ad esempio, due anni fa io e Luca abbiamo iniziato una nuova avventura insieme, che in una certa misura abbiamo condiviso in Rete, ma – per quanto riguarda me – con la paura costante di scrivere cose che non per il timore di ritorsioni, ma per un sano senso di protezione del nostro privato, ho preferito tenere per noi, e per le persone con cui desidero davvero parlarne (e vi assicuro, da una dozzina che erano, ultimamente le conto e alcune dita della mano avanzano).
L’anno scorso ho fatto un trasloco e viviamo in modo un po’ confuso e divertente insieme in una casa che ci piace molto. Pure Isotta è molto felice, nonostante gli anni che avanzano, e si è pure innamorata di Luca, lasciandomi scornata e gelosa.
Per inciso, questa (e le sue conseguenze) è stata l’unica cosa davvero bella che sia successa l’anno scorso, che è stato per me un anno difficile, a tratti noioso, molto violento, probabilmente pieno zeppo di errori e di picchi di miopia (altrui, e mia).
Le impunture di tutto questo sono state alcune sere con le amiche e amici, gli amici nuovi, le amiche nuove!!!!, i viaggi, le piccole scoperte che a 35 e passa anni non pensavi più di fare, le scelte, le brutture che però se le fai insieme a persone che stimi sono anche meglio, i sorrisi, le riunioni a cui non pensavi avresti mai potuto partecipare. Che il lavoro è una brutta bestia, porco cane. E la si fa semplice a dire, alle sei chiudi il portatile e vai a casa… io invidio chi lo fa, chi lo dice e poi lo fa, chi ci riesce. Perché chi lo dice e poi non lo fa, beh… ecco… ci siamo capiti.
E poi dietro al lavoro ci sono mille ingarbugli, mille cose che dici e mille altre che non sai dire. Ma anche mille insegnamenti, che valgono in quell’ambito, ma soprattutto fuori. Impari che adesso come allora la trasparenza ripaga, ma lo fa solo emotivamente, mai nel conto corrente. Impari anche che hai risorse interne che ti fanno paura per quanto ti sostengano e che probabilmente sono solo una piccolissima parte di quelle che ti dicono una donna sappia tirare fuori quando partorisce. Impari a guardare avanti e a guardarti indietro, e a filtrare il tutto. Impari che ci sono cose che ti si confanno e cose che invece no, e a ottenere forse non tutto, ma il più possibile. Impari a dire “Secondo me no, però…” e non è che lo fai perché ti vuoi parare il culo, ma lo fai perché sai quello che stai dicendo. Impari che ci sono altri punti di vista, che le alleanze sono importanti, ma anche che non te ne importa nulla di allearti con il diavolo. E quindi continui a fare il tuo, testa bassa, avanti tutta, il meglio che puoi. E poi si vedrà. Impari a disimparare e che molti errori che hai fatto li hai fatti perché ti fidavi, altri perché non avevi capito nulla, altri ancora perché hai dei limiti.
E tutto il resto? Il resto sono gli amici trovati, gli amici persi, le abitudini che non mi riconosco più, quelle che mi mancano e quelle che “per fortuna ho smesso”. Le nuove paure, anche quella di andare in bicicletta, quelle superate, quelle che arriveranno. Le foto che non faccio più, un arto in più a cui ho rinunciato, o che non so più utilizzare. Perché? Non lo so, ma se ve lo chiedete voi, figuratevi quanto me lo chiedo io. Del resto mi mancano i visi delle persone che ho incontrato, di quelle che mi sono scivolate via dalle mani, quelle che sono partite, quelle che sono tornate, dei sorrisi strinati, di quelli che non bastano mai, delle notti, delle serate, delle mattine, di pranzi veloci, di quelli infiniti. E poi ci sono mio padre e mia madre che invecchiano a vista d’occhio, ma che cercano di tenere tutto stretto, il più stretto possibile, il più possibile. E io, anche se non lo do troppo a vedere, cerco di tenermeli il più stretti possibile.
E adesso che questo post è finito, di tutto questo, se ne poteva fare a meno? Sì, probabilmente, ma era molto tempo che volevo scriverlo, non so se questo c’entra con quello che hanno scritto loro, ma visto che ci sono, ciao Fede, ciao Sergio.

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ne abbiamo già parlato qui:
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    [...] E adesso che questo post è finito, di tutto questo, se ne poteva fare a meno? Sì, probabilmente, ma era molto tempo che volevo scriverlo, non so se questo c’entra con quello che hanno scritto loro, ma visto che ci sono, ciao Fede, ciao Sergio.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] Elena (Elesole)
    hai fatto bene a scriverlo, in certe cose mi sono rivista. Forse il senso sta proprio in questo: parlare di sè parlando anche di altri. Grazie.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] [ ]
    Ecco, porcocazzo, non lo so se c'entra o meno, ma in fondo chissenefrega, che questa è la mia SistAuro e va bene così.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    non dica così, che se no si spaventa e non scrive più.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] La Rejna
    (grazie)
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] Federico Bolsoman
    Le cavallette sono una mia specialità... ma il suo post era da applausi (e baci).
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] marcella
    molto bello. Grazie.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    "non si dimentica niente. assolutamente niente."
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    "ero nella sala d'aspetto di seconda classe il 2 agosto del 1980. da trent'anni nessuno è ancora riuscito a darmi una risposta".
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    "questa sera, alle 21.10, rai tre"

fuori il gatto

Sunday, August 1st, 2010

tempo di salutare luca, ed eccomi a sbavare letteralmente davanti alle saltatrici in alto che zompettano sexy e gnoccose a barcellona per i campionati europei. la friedrich ha un tatuaggio con un gatto grasso sulla schiena, peccato, che è la mia preferita. molto più della vlasic.

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  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    fuori il gatto, il cane sente la nostalgia.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    fuori il gatto, la lavatrice perde.
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    fuori il gatto, fanculo torna!
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] claudia
    per un attimo ho temuto fosse un nuovo "togli le birre dalla ghiacciaia" ;)
  • Thursday, 01 January 1970 at 01:33 [AM] auro
    fuori il gatto, il cane vomita, ma tanto l,ha fatto anche quando c'era il gatto (oggi chiamo il vet)

non si può più dormire

Monday, July 19th, 2010

questo è il testo coi refusi del caso che ho mandato al Sir (sempre sia lodato!). lo riporto in modo che anche voi ve lo possiate godere nella sua versione grunge, oltre che in quella rivista e corretta.

rileggilo, se fa schifo non pubblicarlo. se siamo a rischio
diffamazione, non pubblicarlo. se ci sono dei refusi perdonami, ma un
parte l’ho scritta sul cellulare stanotte mentre luca dormiva.

il lungagnone pedala dientro di me divertito, incuriosito, con il suo
intercalare toscano a sottolineare tutto il pavé. la mia vecchia bici
arrugginita sotto il suo peso un po’ cigola e un po’ tentenna. i
io sfilo lungo il fianco della mia città accarezzandole la pancia con
le mie più leggere ruote sottili, le facciamo il solletico stanotte.
di qua, lungagnone, di qua. drin, svoltiamo a destra, inciampando un
marciapiedi irriiverenti e in macchine parcheggiate come pustole sul
viso.
guardala qui, lungagnone, guarda la mia città. bella e puttana,
masochista e bulimica. guarda questa piazza, immaginati l’interno di
quel palazzo sventrato, immaginati l’urlo di impotnza di chi credeva
in un mondo diverso e possibile. e poi, poi qui, lungagnone sono
iniziati i primi passi di quei funerali.
dio, lungagnone, questa città é sangue e lacrime, lo sai, vero? è come
un vestito bellissimo su una donna che fino al giorno prima vendeva
sigarette nei bar luridi di porta romana, sono gli occhi di una donna
convinta di ptersi prendere delle libertà, e non sa che 30 anni le
pagherà tutte, quelle libertà, al festino di un vecchio porco
qualsiasi, che regala fiori e appalti. sono gli occhi di ragazza, sono
le mani sotto la gonna, sono le gonne sempre più corte, i culi sempre
più sodi. e dietro l’angolo solo invidiosa indignazione.
guarda questa piazza, guarda l’orologio: sono la quattro di notte e
non hai ancora visto niente: non ti ho ancora portato ai vicoli delle
lavandaie, a vedere la casa dov’è nata mia nonna, non conosci ancora i
vicoli scuri di via fiori chiari. ci sono fenicotteri rosa fra queste
colate di cemento, lo sai?
rimettiti in sella, ragazzino, che tutto comincia da qui, il suo punto
d’origine é questo, è quata piazza, è questa città.
fallo per me: se proprio non riesci a innamorarti di me stanotte,
almeno innamorati di lei. per sempre.

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