Archive for the 'eat till you can' Category

sotto quella certa cifra

Sunday, September 7th, 2008

avevo detto che avrei dormito fino a mezzogiorno e invece no. i vicini di sopra hanno deciso di spostare i mobili della camera, e così sono sveglia dalle 10.
non so ancora bene se ho voglia di girare a piedi in una città con il cielo bianco o di restare a casa a non far nulla per tutto il giorno inebetita sul divano o di chiamare un’amica che mi offra un caffè e si sorbisca un po’ dei miei piagnistei o di prendere la bici e fare un giro o di schiantarmi volontariamente contro il primo palo della luce che incontro che si fa molto prima. o di dire “who cares” (cit.) alternativamente a “so what?” (cit.), fino ad acquisire una conformazione da rainman.
però sono salita sulla bilancia e continuo a dimagrire, oggi sono finita pure sotto quella certa cifra là. saranno le preoccupazioni. o i sorrisi zen. o non lo so. qualcosa sarà pure. da domani sarà la dieta.

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enoch ai funghi porcini

Saturday, July 5th, 2008

ieri ho visto dopo moltissimi anni un enoch originale, una splendida liz.
il tutto a degna chiusura di una cena straordinaria, quell’attimo fuori porta, ma assolutamente consigliatissima.
(superba la zuppa di scalogno e pepe nero, ottimi i tagliolini con farina di castagna, la sbrisolona è di casa e il mascarpone è un po’ troppo nella mousse chantilly, de gustibus. i secondi di carne - manzo e maialino - da urlo. grazie, eh!)

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75/1826, il giorno del roastbeef crudo

Tuesday, July 1st, 2008

la differenza fra il carpaccio a fatte e il roastbeef crudo è sottile.
molto sottile.

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io mangio, tu mangi, noi mangiamo

Thursday, June 26th, 2008

seguite la mia dieta (anche tramite feed), che peraltro, per la prima volta da un annetto funziona davvero.

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60/1826, il giorno dell’apoteosi del finger food

Sunday, June 15th, 2008

ieri sera tripudio di cibo e amici da sadler: dove ho potuto dimostrare la mia invidiatissima abilità di “agguanto cibo” in fatto di finger food.
ovviamente non ho pagato io.

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55/1826, il giorno del chicken tikka

Tuesday, June 10th, 2008

io e lei abbiamo passato due ore a guardare le mie scarpe.
io in adorazione, lei con una punta ribrezzo. e forse di invidia.
per mezz’ora ho cercato di ricordarmi il nome della burrona, ma mi venuto in mente solo ora.
il riso pulao era buonissimo.

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fatemi inchiatta’ (last minute)

Friday, June 6th, 2008

ho scoperto che la pasta per le lasagne che alberga in frigo da un po’ scade fra poco (e io credevo che avesse già superato qualsiasi guiness di riproduzione della muffa).
avanti, chi si autoinvita a casa Auro per due lasagne alle zucchine (non preoccupatevi, ricetta già sperimentata con gran successo)? o pure per dei vacchissimi vincisgrassi?

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45/1826, il giorno dell’accozzaglia di cozze, o del cannibalismo

Saturday, May 31st, 2008

ieri sera cena a base di cozze, gelato al limone e cambio di guardaroba.
guardo i miei vestiti e mi chiedo come potessi indossare vestiti trasparenti e minimi nei termini e nella stoffa.
guardo dento alle custodie delle tintorie e mi chiedo com’è che non ho più messo la gonna in seta color bronzo, o quella lunga nera a palloncino , o il vestito con l’incrocio dietro. e com’è che ho un cappotto da 500 euro nell’armadio che non metto mai?
guardo il mio armadio e mi chiedo come potrò comprare un solo altro vestito senza preoccuparmi di non avere spazio.
guardo i tre sacchi di abiti che porterò alla campana gialla e mi chiedo in quale anno, in quale situazione mi rammaricherò di aver rinunciato alla maglietta batik con gli specchietti.
la cozze erano molto buone, certo averle dovute salutare una a una prima di ammazzarle in pentola è stato un po’ lungo.

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8/1826, il giorno della texture

Tuesday, April 22nd, 2008

come ormai mezza rete sa, sabato sono andata dall’oreal a sentir dire cose (per me) nuove e cose interessanti da un punto di vista marketing (ma sicuramente ci sarà qualcuno che saprà spiegarle meglio).
visto che il costume c’è già chi l’ha raccontato, e il marketing c’è chi lo racconterà, lasciatemi parlare di tutto il resto, cioé la fuffa.
primo: i croissant salati con il prosciutto crudo erano buonissimi.
secondo: le fragole e l’ananas avvoltolate dentro ai salumi ancora di più.
terzo: ma mai come l’uva con il formaggio.
quarto: esistono donne che davvero mangiano del loro mangio, bevono del loro bevono.
quinto: esistono altre donne che fanno parte della schiera (che va via via infoltendosi) delle mie donne perfette. comunicatrici, oneste, trasparenti, decise e pragmatiche. le adoro, forse semplicemente perché non sono mie madri (ma amiche o conoscenti e/o persone con cui lavoro e/o divido passioni) se no le seccherei tutte al volo.
sesto: su consiglio delle padrone di casa ho fatto il test della mia pelle, e sinceramente sarà che io son rincoglionita, davanti ad alcune domande mi continuavo a dire: ma che cazzo significa? sono senza speranze. sarà per questo che mi vengono segnalate come aree a rischio i piedi.
settimo: pare che chiunque si incazzi con il suo dermatologo, sarà che io ne ho conosciute solo due (una era presente sabato, con l’altra ci lavoro), ma a me paiono persone più che oneste e simpatiche, persone con cui andrei a cena.
ottavo: il futuro della bellezza è nel succo di pomodoro che contiene un sacco di licopene che per la cellulite con la vitamina è la morte sua.
nono: mi sono portata a casa una sportina color dell’arancia con dentro un sacco di prodotti e ho fatto partire un piano quinquennale di sfruttamento della (generosissima) fornitura di creme, pastiglioni, tisane e sieri. spero solo che tutte ste creme facciano schifo e non funzionino perché se poi funzionano e devo compramele, devo accendere un mutuo.

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all’ultimo

Sunday, March 16th, 2008

ci deve essere un motivo per cui un pomeriggio diventa una cena, una cena diventa una cena fatta solo da certi ingredienti, e - mentre scrivi con l’aiuto del t9 una proposta onesta - la cena diventa un “rimandiamo a quando lo dico io”. e non dice nemmeno “scusa, sono una merda” ma solo “tipregotipregotiprego”.
e non è che io sia delusa perché lui è il mio moroso, il mio fidanzato, l’uomo che mi piace. non lo è: è un amico. infatti è un atteggiamento proprio fastidioso, fastidiosissimo, da chiunque arrivi sta cosa. sono elementi di protagonismo che mi urtano e mi generano reazioni stomachevoli.
che se poi gli dici “sei una merda” ti senti dire “hai delle aspettative su di me”, che se poi ti vendichi la merda diventi tu, che se accetti in silenzio poi alla fine si pensa che ti vada bene così.
e invece è una cosa inaccettabile: noiosa, odiosa e inaccettabile. soprattutto se non hai nulla in casa da mangiare. a parte gallette di riso, formaggio muffo e il solito minestrone surgelato.

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