giusto per essere un attimo controcorrente.

io sono contraria ai sensi unici al contrario per i ciclisti, così come sono contraria alla possibilità per i ciclisti di andare sui marciapiedi.
il problema non sono le leggi, sono le infrastrutture e le persone. se esistono dispositivi permissivi in altri paesi è perché in quei paesi esistono piste ciclabili e una cultura “della bicicletta” che permettono la convivenza serena dei due sistemi, cosa che – permettetemi – in Italia non c’è, e su cui si deve lavorare.

a Milano un ciclista su un marciapiede, per quanto largo, ad esempio? corso Buenos Aires? è pericoloso per sé e per le persone.
il ciclista ha diritto ad andare in modo sicuro sulle piste ciclabili, che devono essere realizzate, oppure sulle strade. ed è da lì che si deve partire.

oh, poi nessun problema, io Pisapia lo voto lo stesso, ci mancherebbe.

le piste ciclabili, queste sconosciute.

alcune cose sono davvero poco presenti in natura, molto rare, davvero preziose, seppure imperfette. non le conosciamo molto, le ignoriamo un po’, ci sorprendono imperfetti anche noi e spavaldi nell’affrontarle, quasi sempre nel modo sbagliato.
un po’ come le malattie di House, o gli amori (e le diete) di Bridget, o i fuochi della cucina professionale di quelli di Fuori Menu, o le scelte del nostro premier.

certo ci sono persone che per un motivo o per l’altro le conoscono meglio, e quindi ci sono modi per imparare, quindi, per voi, pedoni, automobilisti, centauri, ma anche per voi, ciclisti della domenica!, ecco una bella guida alle piste ciclabili.

partiamo dalle basi.
le piste ciclabili sono davvero rare, lo so, però quando ci sono sono piuttosto evidenti. vediamo come individuarle.
se c’è una corsia stretta distinta da un cordolo a lato della strada, fra corsia e marciapiede, quella è MOLTO PROBABILMENTE una pista ciclabile.
se non c’è una distinzione concreta, ma comunque c’è una bicicletta dipinta per terra (icona assai riconoscibile, perché la bici è quella cosa che ha due ruote, un manubrio, e no, non c’è disegnato un guidatore con il casco), in corrispondenza di una corsia a lato del marciapiede, soprattutto su fondo rosso, quella è SICURAMENTE una pista ciclabile.

se è una pista ciclabile ci puoi stare solo se sei in bicicletta.
a me pare chiaro. a te anche? bene, sapevo di contare sul fatto che tu avessi ben chiare quelle due o tre regole di buon senso che non richiedono un QI molto alto.
e quindi? quindi, ecco svelate le grandi verità sulle piste ciclabili sconosciute ai più, sembrerebbe.
non ci puoi camminare. per quello, wait for it! c’è il marciapiede che è a due passi da te. lì, più a destra (o a sinistra), oltre il cordolo, se c’è, ma comunque lì, proprio lì affianco a te.
non ci puoi passeggiare il cane, soprattutto se non ha il guinzaglio o sei tu sei incapace a tenerlo vicino a te o in ogni caso se è un alano, un bovaro o un pitbull.
se proprio ci tieni, e hai un chihuahua, passeggiaci il cane, poi raccogli la sua cacca, nel caso, grazie. ma questo fallo anche sul marciapiede.
non ci puoi parcheggiare la macchina o il motorino. il fatto che non ci siano le strisce, non fa della pista ciclabile un parcheggio. e non è che l’ho detto io, lo dice il codice della strada, eh.
non ci puoi transitare con il motorino. questa mi rendo conto che sia più sottile, come distinzione: fai sto sforzo, su. due ruote sì, ma senza motore. ok?
non ci puoi sostare mentre aspetti il verde. anche questa è difficilina, ma ce la possiamo fare. te la spiego passaggio per passaggio, ok? in alcuni incroci le bici hanno un semaforo preferenziale. se tu stai fermo come un palo della luce sulla pista ciclabile, le bici non passano. se non passano, non sfruttano la via principale, poi scampanellano, tu ti incazzi e ti sale la pressione.

passiamo al livello avanzato.
agli incroci, le piste ciclabili sono a tutti gli effetti spazi posti dopo la striscia bianca continua di stop che tu, con il motorino, non puoi superare altrimenti le biciclette non riesco ad attraversare. ti faccio uno schema?
nello stesso modo, le bici che attraversano l’incrocio sulle piste ciclabili mentre tu, automobilista, svolti a destra, hanno la precedenza, esattamente come i pedoni.

adesso, cari ciclisti della domenica, ne ho anche per voi: mettetevi il caschetto e ripetiamo insieme la lezione “sono un ciclista disciplinato”.
le piste ciclabili hanno – in alcuni casi – un senso di marcia (ad esempio, sui viali grandi come melchiorre gioia o via melzi d’eril). il senso di marcia è indicato da una grossa freccia, molto grossa.
se sei contromano, sei in contromano. se vieni insultato da un ciclista che procede in senso inverso al tuo, inutile che ti chiedi come mai: molto probabilmente sei in contromano.
le piste ciclabili non sono luoghi per insegnare ai bambini ad andare in bici (con o senza rotelle). per quello ci sono i parchi, i cortili, i giardini. ma non le piste ciclabili. soprattutto se tuo figlio, in tutta franchezza, proprio è all’ABC della cosa, non ha il senso della traiettoria e pedala due volte e poi si ferma (e magari piange)… e tu, papà premuroso, non scendi dalla tua bici ma lo guardi dall’alto e dici: “dai, filippo, ricomincia”. filippo ricomincia, un cazzo, levati!
le piste ciclabili non ti permettono di pedalare e nel frattempo parlare al telefono (con o senza auricolare). a meno che tu non sia impegnato nella parigi-roubaix il tratto di strada che farai in città sarà sì e no di una ventina di minuti (è poco più di quello che ci metto io a fare 5 chilometri). regalati un po’ di pace, e regala agli altri (e soprattutto a te stesso) una maggiore attenzione a dove stai andando. grazie.

In fila come idioti.

Nella via dove abitiamo, dall’altra parte del piccolo incrocio, abitano gli spettri del male da cui Myazaki ha preso spunto per la sua fuliggine. Sono autisti inscatolettati nelle loro auto che la mattina per fare cinquanta metri ci impiegano venti minuti e almeno sette bestemmie per ogni semaforo rosso.

poche certezze: il freno è il pedale centrale

dopo un anno e otto mesi, oggi ho guidato di nuovo (perchè blablablablablablablablablablablablablablabla).
la prima cosa che ho chiesto a federica è stata: il pedale del freno è quello in centro, no?
e poi, prima, seconda, freno, freccia, retro, rotonde e anche un po’ di traffico: dopo pochi minuti avevo ripreso perfettamente l’assetto da guida: mano sinistra sul volante, un po’ lasca al centro basso, mano destra sul cambio.
guidare è come andare in bici, non te lo scordi mai. e ancora meno scordi come mandare al diavolo quegli stronzi che guidano intorno a te.
oh. wow.

tutto in una notte, 2

attraverso milano a piedi. cantando ad alta voce. saltellando e scivolando con le suole lisce sui marmi della galleria. canto e non importa nulla.
passo davanti al negozio della westwood e mi innamoro di un tubino fucsia.
passo davanti a un fioraio ambulante, distratto dalla sistemazione dei fiori, ha lasciato lì il vaso dei girasoli. gliene rubo uno, penso. poi non importa. ma un po’ mi resta la voglia di tornare indietro e comprargliene uno.
abbiamo appuntamento a metà strada, dalla parte dei giardini.
mi fisso a guardare le luci di una casa, poi mi giro, abbasso lo sguardo e me lo trovo lì davanti. well, wow.

auro risponde alle domande dei suoi lettori, 5

donna di splendide fattezze, come pensi di sopravvivere a sto cilicio nazianale che è l’odierna partita italiareppuntoceca?
io conto di uscire dall’ufficio mezz’ora prima, di sfrecciare a tavoletta in una tangenziale libera e vuota da onanisti compulsivi, di fare ciao ciao al palacucco mentre mi avvicino a trenno, di correre nel silenzio completo del parco e poi di tornare a casa nella routine quotidiana del traffico.
oggi milano fra le quattro e le sei sarà bellissima.