postbedsecrets
Saturday, July 25th, 2009è buffo pensare che ci sarà una linea di continuità fra l’ultima notte nel vecchio letto e la prima nel prossimo.
Tags: casa, dormire, letto, nottene abbiamo già parlato qui:
e allora riflettete, ragionate con la vostra testa, e continuate la vostra lotta… (il comandante diavolo)
è buffo pensare che ci sarà una linea di continuità fra l’ultima notte nel vecchio letto e la prima nel prossimo.
Tags: casa, dormire, letto, notteio la maggior parte delle notti che passo da sola dormo poco. e nel mentre leggo, mi annoio su internet, ricamo, penso, digrigno i denti.
quando dormo, ultimamente faccio dei sogni così vividi realistici che mi pare di essere sveglia.
se a qualcuno viene la bella idea di dire “sei stressata” oppure “dormi un po’ di più”, gli saccagno un polpaccio.
non che io abbia molta esperienza, ma oggi sono arrivata in ritardo di un quarto d’ora a un funerale e la cassa era già stata messa sul carro (ed è tutto il giorno che canticchio in testa “pietà l’è morta”).
nel frattempo a roma festeggiano la morte di qualsiasi forma di opposizione: è prevista acclamazione di silvio come capo d’italia. pare che sul balcone di piazza venezia abbiano installato uno schermo di 100 metri quadri (ed è tutto il giorno che canticchio in testa “pietà l’è morta”).
e poi, e poi niente. voglio solo dormire. e sì, pietà l’è morta.
partiamo, domani via del camp. olé. stasera ho prenotato da ugo e uga, domenica andiamo in salita san paolo.
domani sera grolla allargata.
ho le chiavi del paradiso che si trova in un posto delizioso della città più caotica del mondo, ma anche più affettivamente affine alla sottoscritta.
ho una valigia pesante e il cuore leggero. ho dormito 6 ore che in questo periodo è una manna.
partiamo, olé.
mi si chiudono gli occhi. ti si chiudono gli occhi.
talvolta non mi ricordo nemmeno cosa ci siamo detti.
mi si chiudono gli occhi. ma mi alzo.
mi si chiudono gli occhi, ma cerco di non pensarci.
ti si chiudono gli occhi, e cerco di non pensarci.
non mi si chiudono gli occhi. guardo il soffitto e non ci penso, poi mi accorgo che l’unico modo per chiudere gli occhi è pensarci. spengo la luce, mi riprometto che ci penserò solo per cinque minuti, e poi diventano sempre venti.
e il naufragar m’è dolce. e mi sorrido.
e, mi si chiudono gli occhi. e ti sorrido.
nel mio letto vive un tarlo, che non sta consumendo il legno del soppalco, ma il mio cervello.
Tags: cervello, convivere, dormire, legno, letto, soppalcoho smesso di pensare che una cosa sia pericolosa quando una cosa davvero pericolosa l’ho vista in faccia e mi ha fatto paura. così paura che non ho mai saputo lallarci sopra, nemmeno quando istigata e minacciata di. ho un sistema di ansie che a spiegarlo ci vorrebbe un mago, ma lo controllo abbastanza bene, o meglio faccio finta di, ma ho anche smesso di dire che non ne ho di ansie. ne ho, cavolo se ne ho. posso dormire così tanto da starci male e da svegliarmi con il mal di stomaco. so di avere fatto errori e di farne ogni giorno a bizzeffe, forse un giorno dovrò davvero renderne conto e chiederne scusa, ma se mi sono perdonata io, se ogni errore fatto cerco di rimediarlo, di non rifarlo, di dimenticarlo, di ridimensionarlo, anche quando impossibile, perché non dovreste farlo voi? ogni notte di queste notti mi sono svegliata perché faccio sogni troppo vividi e stanotte non so se riuscirò ad arrendermi a morfeo, perché se stanotte mi sveglio non ci sarà nessuno affianco. però, però il mio materasso, mioddio, il mio materasso fa miracoli: hai visto mai. per quanto io faccia errori e impari da essi (cfr. sopra), talvolta il learning by doing saltella e rimbalza e così mi trovo a dire cose di cui mi pento dopo due minuti. stark è altissimo. non comprerei un vestito blu notte manco se lui mi dicesse “ti sta da dio”. tanto mi faceva sacco e non mi stava bene. di notte si dicono cose che altre notti non diresti mai.
Tags: ansia, controllo, dormire, errori, lallazione, materasso, notte, perdonare, pericolo, rimini, sogni, stark, vestito blu notte(in ordine sprso) leggere almeno (e dico almeno) 40 libri degni di questo nome (che non significa sicuramente bei libri, ma almeno non delle cagate pazzesche che lo sai ancora prima di aprirli), sistemare casa, godersi gli amici, tornare in palestra, scegliere una nuova casa, risparmiare un po’ (non pretendo molto, un po’), ritrovare ritmi lavorativi più umani, dormire meglio, perdere per sempre sti tre chili (e poi accontentarmi), cambiare conto corrente, andare a parigi.
Tags: amici, casa, cercare casa, conto corrente, dimagrire, dormire, leggere, libri, palestra, parigi, risparmiare, ritmi di lavoroorganizzare pranzi e cene con le amiche e gli amici per poter raccontare tutto fa sentire a casa più di dormire nel proprio letto.
Tags: amiche, amici, dormire, letto, sentire a casa, tornareho bisogno di scrivere. scrivere per me, trovare il tempo, la testa vuota, la penna con la punta giusta e l’inchiostro fluido. mettere giù le idee, scrivere il nome delle mie paure per poi poterle cancellare una a una quando le ho affrontate. dare un giusto peso alle priorità, premiarmi per i successi, interrogarmi sui tentenni e sui limiti che non riesco ad affrontare, e su quelli che invece so ammettere.
ho bisogno di scrivere qualcosa che non siano numeri in colonna, i dare e gli avere, i negativi e i pagherò. ho bisogno di scrivere per avere dei punti di riferimento per il futuro, per ricordarmi le date, i colori, i nomi, le cose, i motivi per cui sono felice, confusa, spaventata, entusiasta, i motivi che mi fanno sbuffare e girare la testa dall’altra parte. ho bisogno di scrivere di me.
voglio sedermi in un angolo di strada, in un bar, in una stanza vuota, voglio addormentarmi per terra, dimenticandomi di mettere le federe ai cuscini, voglio dormire con isotta ai miei piedi. voglio chiudere gli occhi e lasciarmi andare, concedermi 10 ore di sonno, senza sveglie improvvise, senza ansie, dolori, caldo, freddo, mal di schiena, cani che stanno male, gatti che mi saltano sulla pancia o mi spaccano vetri e specchi. voglio desiderare che accada quando deve accadere e che possa essere per sempre.
vorrei andare a parigi e sentire il parquet respirare a pieni polmoni, ammaestrandomi le vertebre, specchiarmi in camera, giocare con le cappelliere, camminare a piedi nudi e inciampare nei giochi dei nipoti, ascoltare i cd di nic e canticchiare “amazing grace” mentre sale il caffé. mi cullo in un malinconica consapevolezza che quest’anno non sarà così.
ci daremo probabilmente appuntamento allo starbucks di fronte. tu avrai gli occhi pieni di cose da raccontarmi, io starò dormendo, oppure ricamando, oppure sprecando inchiosto sulla moleskine, alla ricerca delle parole che descrivano me, parlino di me, risolvino le sciarade che mi sono disegnata sui palmi della mani. e (ti) sorriderò.