the doctor has told me, it’s no good for my health

Ben più di 20 anni fa mi sono presa una cotta per un mio vicino di casa: ero appena arrivata nel quartiere, c’erano le elezioni per il sindaco. Dalla Chiesa Vs. Formentini. Milano avrebbe meritato, dopo tanta fatica per sopravvivere a Mani Pulite, un sindaco coi baffi (grande campagna, quella) e invece si ritrovò con un sindaco leghista.
Ero scrutatrice al seggio, lui anche, carino, simpatico, con il viso un po’ asimmetrico come piacciono a me. Me ne innamorai che avevamo appena iniziato a siglare le schede il sabato pomeriggio. Tempo dell’ultimo scrutinio ero miseramente caduta dal pero, sotto gli occhi di tutti. Come una vera quindicenne un po’ cresciuta.
In barba a qualsiasi sintomo di realismo avevo chiaramente visto degli evidenti sintomi di innamoramento anche da parte sua, non importa se non rispondeva alle mie telefonate o non mi aveva mai chiesto di uscire, per me era innamorato pazzo di me.
E così passammo l’estate, io fra bici, università, lavoro, a pedalare come una matta fra Porta Vittoria e il Naviglio Grande. Lui di certo non con me.
Il mio innamoramento diventò presto sconforto e frustrazione, non capivo come potesse amarmi ma evitarmi.
E quindi dall’alto della mia inaspettata sicumera illogica e irresponsabile, gli mandai una cartolina dell’unica settimana di ferie che feci in Sardegna.
La cartolina non era firmata: da una parte era raffigurata Piscinas, dall’altra parte avevo trascritto un pezzo di una canzone di Sting, che nelle mie intenzioni dichiarava la mia unilaterale e irrevocabile decisione di chiudere la nostra storia di non amore, durata tre mesi.
Al ritorno delle ferie, cambiai casa andando a vivere da sola, e non lo vidi praticamente più.

Con il tempo sono diventata forse più cinica e realista, più concreta meno sognatrice e più attenta a considerare la reciprocità delle mie infatuazioni, più consapevole dei sensi unici e dei divieti di accesso. E di quanto siano salate (ma anche dannatamente appassionate) le multe per le infrazioni del Codice Emotivo.
Per questo negli anni, nei lustri, nei decenni, sono disastrosamente inciampata in perversi errori di valutazione, in amore, nelle amicizie e in genere nelle relazioni con gli altri.
Che sono pur sempre umana, in quanto dotata di pollice opponibile, e perfettamente in grado di appellarmi al diritto a commettere errori. Anche se questo l’ho scoperto solo recentemente.

Questo per dire che ancora oggi, vivendo questa strana dinamica per cui più faccio di tutto per stare più lontano possibile dalle relazioni con le persone, più ne vorrei intorno, mi capita, come è logico che accada, spesso, spessissimo, di sbagliare valutazioni su persone, su uomini con visi perfettamente assimetrici, su donne con il mascara e le ballerine in borsa, di crearmi aspettative, infatuazioni leggere, ipotesi rivoluzionarie e frustrazioni che il mattino dopo poi non le ricordo quasi più.
E mi perdono, sorridendo, scuotendo la testa e canticchiando fra me e me un motivetto un po’ jazz, tenendo il ritmo con lo schioccare delle dita.

I’ve spent too many years at war with myself
The doctor has told me, it’s no good for my health
To search for perfection is all very well but to look for heaven is to live here in hell
After today, consider me gone.

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